Lezioni di italiano

Il bimbo avrà sei anni e una facciotta da mangiarsela a baci. È fermo, in piedi, davanti al castello di plastica del parco giochi pubblico. Tutto concentrato, indica ad una ad una con il ditino le lettere scribacchiate col pennarello rosso, aggrotta le sopracciglia, aguzza gli occhi neri per meglio distinguerle e identificarle, le compita con attenzione per capirle bene bene e riunirle in parole: deve aver appena imparato a leggere, il piccino, e ha tutta la serietà imperterrita dei bambini piccoli che vogliono mettersi alla prova la prima volta che fanno una cosa tutta da soli.

È cingalese, il piccino. E forse si chiederà per sempre, d’ora in poi, perché le prime parole che ha letto in Italiano sono state: “Bangladesh torna a casa tua”.

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10 pensieri su “Lezioni di italiano

  1. Piangere. Emigrare. Gridare. Rivoltare tutto.
    ecco cosa ho pensato, nell’ordine, leggendo il tuo post.

  2. @->Vocidipopolo: che cosa vuol dire “vero”? La scritta c’è. Qualche bambino l’avrà pur letta.
    @-> Assata: Io sto ancora nella fase in cui mi si rivolta lo stomaco.

  3. Grazie alla consueta grazia :-) narrativa dei tuoi bellissimi articoli, ritrovata puntualmente in questo, mi sono soffermato a riflettere su cose delle quali in fondo sono sempre stato convinto…su come nei deboli risiedano le più nobili sfumature della dignità umana….su quanto sarà importante il giorno in cui ci convinceremo che l’altro, il diverso, sono una risorsa ed un’occasione di arricchimento, di reciproco “contagio virtuoso” di valori…
    …è deciso: lascio questo prosaico mondo reale e mi trasferisco armi e bagagli nel mondo di Galatea :-)

  4. Due giorni alla settimana, dove lavoro io, al piano di sopra c’è l’Ufficio Stranieri che si occupa di tutte quelle pratiche necessarie alla regolarizzazione dell’immigrato. Ne sento e ne vedo di tutti i tipi, una volta però sono stato piacevolmente sorpreso. Una signora italiana era stata in Sri Lanka, dove aveva conosciuto questo giovane obiettore politico (più volte minacciato di morte) che tuttavia non era riuscito a trovare rifugio in nessun paese. Sentitasi coinvolta, al rientro in Italia ha fatto le carte per assumere lui e la moglie come maggiordomo e governante, unico modo per garantire l’immigrazione con un impiego. Poi non l’ho più vista, perciò non so se la domanda fatta all’epoca per il Decreto Flussi venne accolta, tuttavia mi ha provato che non tutti gli italiani sono come quelli che scrivono certe mostruosità.
    Quei discorsi li sento tutti i giorni, detti con rabbia da maturi padri di famiglia o con negligente noncuranza da anziani pensionati, tutti convinti che il loro mondo vada a rotoli per colpa degli stranieri, perché loro, italiani purissimi più di Romolo e Remo, tutta questa degradazione non l’avevano vista mai. Perché, è evidente, si stava meglio quando si stava peggio.

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