Una modesta proposta: per rimotivare i docenti della scuola, facciamogli timbrare il cartellino.

banco

Ci sono periodi dell’anno in cui uno sguardo alla mia scrivania equivale ad una botta di depressione: le pile di libri che normalmente già occupano tutto lo spazio disponibile sono a loro volta sommerse dai pacchi dei compiti in classe da correggere, e questi, a loro volta, dalle valanghe e valanghette di fogli d’appunti, immagini, pezzi di articoli ritagliati dai giornali o scaricati da internet che metto da parte per poi portarli in classe e discuterne con i miei studenti.

C’è sempre un che di stupita meraviglia quando gli amici che vengono a casa notano tutto questo materiale abbandonato qui e là; lo stesso incredulo stupore che accompagna i miei dinieghi ad andare a cena o al cinema con loro, qualche sera o nel fine settimana. Quando dico: «Non posso, ho i compiti da correggere.» oppure: «Mi spiace, ma devo ancora preparare la lezione per domani, se esco non ce la faccio.» scuotono la testa, fra il meravigliato e il comprensivo, pensando che questo superlavoro dipenda dalla mia ben nota pignoleria, o da una mia forma del tutto laica di vocazione al martirio. Non riescono a capire che gli insegnanti non lavorano solo nelle ore in cui sono materialmente in classe, ma soprattutto durante quelle in cui in classe non sono.

Che non ci arrivino loro è fastidioso, ma comprensibile: sono abituati a fare lavori in cui, finito l’orario d’ufficio o di studio, si chiude bottega, e chi non la chiude può comunque rifarsi del tempo dedicato in più tramite parcella consegnata al cliente. Che non lo capiscano, o non ne tengano conto, i ministri, invece, è cosa fastidiosa e, a lungo andare, irritante.

La nuova ministra della scuola (ma quelli dei governi precedenti erano uguali: nel mettere a capo del settore istruzione gente che non vede aule scolastiche da quando era studente sono stati tutti pari) rilascia infatti stamattina una intervista sul Corriere, in cui risponde, facendo sue, molte delle critiche e delle proposte sulla scuola avanzate ieri da Giavazzi.

Vi stupirà, ma su alcune di quelle idee sono d’accordo io pure. Non sono per nulla contraria, ad esempio, alla proposta che si dia ai presidi più libertà nell’assumere i docenti, e che questi possano essere scelti in base alle esigenze particolari di questa e quella scuola. Conosco l’Italia, e so che ciò sicuramente si trasformerà, in alcuni luoghi, in una forma di clientelismo bieco; ma è anche vero che così docenti giovani e preparati, in base ai titoli ed i meriti effettivi, potrebbero proporsi alle scuole che più interessano loro, a discapito dell’anzianità che magari manca. Oggi il sistema è ingabbiato e sclerotico perché chi ha anni di servizio alle spalle, anche se non ha nessuna particolare capacità didattica, ha sempre e comunque la possibilità di scegliere il posto dove andare e rimanerci finché il becchino non lo porta via, e lo stipendio aumenta solo ed esclusivamente in base agli anni di anzianità, non in virtù dei titoli e delle competenze dimostrate. Il risultato è che i vecchi dinosauri fanno da tappo, non solo dal punto di vista pratico, ma soprattutto da quello “mentale”: tu proponi qualcosa di nuovo, ma “l’autorità morale” sta nelle loro mani: di conseguenza non se ne fa un cappero e tanti saluti.

Mi sbellico dalle risate, invece, quando la ministra tesse l’elogio delle scuole private che non sarebbero assolutamente “dispensatrici di facili promozioni più di quanto lo siano le scuole pubbliche”. Anche lì, come dappertutto, ci sono istituti più o meni seri, ma, in base a quello che ho visto per esperienza personale, nelle scuole private non succede mai nulla che una visita dei genitori dal direttore non possa sanare, specialmente se accompagnata dalla minaccia di ritirare il figlio o dalla promessa di una donazione, se babbo e mamma ne hanno i mezzi: del resto, campano sulle rette, ed ogni alunno che si perde, sono soldi in meno in cassa.

Non mi sbellico, invece, ma proprio per nulla, quando la ministra entra nello specifico sulle cifre della scuola. E mica solo quando parla di soldi (i miei, che prendo ogni mese), ma perché il modo in cui usa le cifre dimostra – a mio personale avviso, per carità, ma io sono una che nella scuola ci sta da cinque anni, e la ministra invece è arrivata da poco più di due settimane e sta chiusa nel suo bell’ufficio al ministero – che la ministra avrà letto anche i dati, ma non ha del tutto chiaro a cosa corrispondano nella realtà. E allora proviamo a spiegarglielo.

Dice la ministra: «Nella scuola italiana abbiamo una media di dieci studenti per docente, contro i 13 della Spagna, i 14 della Francia, i 16 della Germania e i 20 della Gran Bretagna. Nazioni che nella preparazione scolastica ottengono risultati migliori dei nostri. A stipendi europei devono corrispondere parametri europei. E produttività europee.»

Il dato del ministro sugli studenti per professore si ottiene facendo la media, e la media è quella cosa che se io mangio due polli e tu nessuno eccetera eccetera. Infatti, se ci si limita a ripartire il numero totale dei docenti per il numero degli studenti, può darsi che davvero ne vengano fuori 13 a testa. Ma nella realtà non è così: il numero dei docenti teoricamente in servizio, tanto per dire, non conta granché, conta quello degli insegnanti che poi effettivamente stanno in classe. Per quanto mi riguarda, io non ho mai avuto classi inferiori ai 22 alunni (quest’anno sono, ad esempio 27 in terza e 22 in prima), che mi spupazzo io, da sola, per tutte le ore in cui ci sono. E in uguali condizioni stanno i colleghi.

Inoltre anche il rapporto docente/classe è ben differente in Italia che in altri stati con diversi sistemi di istruzione. In Inghilterra, ad esempio, i docenti tengono il loro corso e gli alunni si spostano per seguirli, il che vuol dire che il gruppo classe è variabile di ora in ora; in Italia la classe è stabile, e il docente si sposta. Insegnare ad un gruppo di persone, per quanto adolescenti, che ha scelto di fare il tuo corso è già diverso che insegnare ad una classe composta a priori, che ti deve subire punto e basta.

Pur con tutte queste non trascurabili differenze, scorporando i dati ufficiali relativi all’Italia, si scopre che la nostra istruzione pubblica non è per nulla fallimentare: i nostri studenti del Nord sono perfettamente allineati con le medie europee, quelli del sud no; i licei funzionano bene e gli istituti tecnici, invece, sono più problematici. Sarà il caso di pensare, allora, ad un intervento di riqualificazione mirato, invece che sparare a zero su tutto il sistema?

Terzo punto: la produttività. Il discorso della ministra pare chiaro: se i prof vogliono più soldi dovranno lavorare di più. E qui mi vengono in mente le pile di compiti che fino all’altro giorno ingorgavano la mia scrivania. Io lavoro, lavoro come una bestia, ci rimetto i pomeriggi e le nottate. Solo che tutto il resto del mondo si ostina a pensare che le uniche ore in cui fatico siano quelle in cui sono a scuola. E allora, io avrei una modesta proposta: datemi un cartellino da timbrare, come un impiegato qualsiasi. Io entro la mattina a scuola, timbro, mi fermo dentro tutto il tempo necessario a correggere i 27 temi di italiano che faccio fare una volta ogni due settimane, i miei 27 compiti di grammatica, le mie 27 verifiche di storia, le 27 verifiche di geografia (moltiplicato per due, ho due classi e sempre ogni due settimane); conteggio tutte le ore che passo a parlare con i genitori, con il preside e gli assistenti sociali per i casi difficili, e in più i pomeriggi che devo studiare per preparare le lezioni per il giorno dopo, quelle che perdo a cercare in internet aggiornamenti, articoli, materiali e, naturalmente, il tempo per scrivere le relazioni per i consigli di classe, le bozze dei giudizi parziali, la compilazione dei registri, le medie di inizio e fine quadrimestre, la ricopiatura dei verbali di riunione. Quando ho finito tutto questo, ritimbro il cartellino, e tutte le ore che ho fatto in più oltre le 18 previste me le pagate come straordinario, detassandole, come fate per i dipendenti privati. Mi sa che finirei per prendere lo stesso stipendio di un dirigente di alto livello di qualsiasi multinazionale. Il che, devo ammettere, mi motiverebbe tantissimo. Ma mai quanto la soddisfazione di poter finalmente sbattere sul muso il cartellino con tutto il tempo che ho effettivamente lavorato a quei soliti scemi che mi considerano una fannullona privilegiata perché, da insegnante, lavoro solo 18 ore alla settimana e ho un sacco di vacanze.

Annunci

25 pensieri su “Una modesta proposta: per rimotivare i docenti della scuola, facciamogli timbrare il cartellino.

  1. 1. personalmente tovo l’intervento della ministra migliore di quello dell’economista (da me trovi il perchè)

    2. sul “cartellino” concordo (se ne ho capito il senso). diciamo l’insegnante dovrebbe essere messo in condizione di poter lavorare a scuola, obbligato ad aggiornarsi ecc. ma ci costerebbe di più che pagare a te gli straordinari detassati 🙂

    3. un problema di “troppi” insegnanti comunque esiste. Però prima che ridurli comincerei con il redistribuirli sul territorio nazionale (i dati sulle differenze nord/sud e grandi/medi centri -non parlo delle montagne- sono impressionanti)

    4. ciao

    Mi piace

  2. Condivido pienamente.
    Aggiungerei solo che certe proposte (affatto disinteressate) sulla ristrutturazione di scuola e sanità, in realtà mirino proprio a destrutturare questi due sistemi pubblici, in favore di quelli privati.
    Inoltre, caso mai non lo sapesse, ricordo che la Ministra Gelmini, venne sfiduciata quale presidente del consiglio comunale di Desenzano, anche dalla sua stessa maggioranza per inoperosità…
    Per cui certe prediche da lei non sarei proprio disposto ad accettarle.
    Saluti

    Mi piace

  3. @->marcocampione: iniziassero a pagarmi tutte le ore che effettivamente lavoro, già saremmo sulla buona strada. Non so condannare colleghi che, dopo anni in cui hanno continuato a dare, dare dare senza ottenere alcun riconscimento in cambio, decidono di tirare i remi in barca e vivacchiare facendo il meno possibile: non sarà giusto, ma è umano. Iniziano a non fare più di due temi per quadrimestre, somministrare test preconfezionati che tanto si fa prima, non aggiornarsi più perchè nessuno li paga per farlo,e dare sufficiente a tutti perchè sono stufi, per ogni brutto voto giustamente affibiato, di dove poi questionare con genitori che minacciano ricorsi, presidi che ti abbandonano perchè non vogliono grane etc. Gli insegnanti sono troppi e alcune regioni e/o province sono sguarnite? è vero, ma allora non si può poi concedere il trasferimento solo sulla base dell’anzianità o dei motivi di famiglia, come invece avviene oggi. Altrimenti non ci si può lamentare se tutto si ingrippa, e neppure accusare semplicemente gli insegnanti in toto di non fare un caspita tout court. Giavazzi, la ministra e persino Brunetta si trovassero per tre ore immersi in una classe con 30 ragazzini da tenere d’occhio incessantemente (anche i più tranquilli possono combinartene di tutti i colori appena ti distrai), dopo mezz’ora uscirebbero con l’esaurimento nervoso.

    Mi piace

  4. ehehehehe, che darei per vederti ministro… ma soprattutto per fortuna che non ti ho avuto come insegnante…(non è vero, anzi magari…)!
    Ma gli insegnanti nullafacenti come fanno a “sorvolare” su tutte queste incombenze?

    Mi piace

  5. “Non so condannare colleghi che, dopo anni in cui hanno continuato a dare, dare dare senza ottenere alcun riconscimento in cambio, decidono di tirare i remi in barca e vivacchiare facendo il meno possibile: non sarà giusto, ma è umano”

    Ti ribalto il ragionamento: sarà umano, ma non è giusto. siccome però insegnare non è come fare il postino perchè ci va di mezzo il futuro dei nostri figli, credo che ciò che non è giusto debba finire.
    A quei professori non lo ha ordinato il medico di insegnare: sono stufi? cambiassero mestiere.

    Io sono per pagarli tutti il doppio, ma se non vogliono più insegnare che vadano a lavorare altrove. E non parlo di licenziamento, ma di mobilità interna al comparto pubblico

    Mi piace

  6. se sei masochista il problema è tuo…in 8 anni di scuole medie e superiori mie e in 70 di insegnamento dei miei genitori non abbiamo mai visto gente che fa un compito in classe ogni 2 settimane…
    quando si fa una verifica ogni 2 mesi basta e avanza, non puoi caricarti di lavoro inutile e poi lamentarti..

    Mi piace

  7. visto dal di fuori, secondo me, il problema è lo stesso che affligge tutto il settore pubblico, dove i nullafacenti sono in maggioranza rispetto a quelli che effettivamente credono nel loro lavoro o almeno cercano di svolgerlo al meglio. in merito alle tue proposte non ho le competenze necessarie per commentarle, ma bisognerebbe oltre al cartellino, avere un sistema di valutazione dei professori stessi, magari con l’aiuto dei genitori e delle rappresentanze studentesche. I dinosauri come li chiami tu, stanno bloccando tutto il sistema per i propri interessi e ne risente tutta la nostra cultura ferma ormai a cinquanta anni fa… oltretutto ci si mettono anche i presidi che chiedono sempre di più ai professori di essere più morbidi nelle valutazioni per non subire lamentele da parte dei genitori e questo va a discapito degli studenti, sia quelli che studiano sia quelli che non lo fanno, sempre più rassegnati all’inutilità dell’impegno e delle competenze e sempre più pronti a guardare altri aspetti per andare avanti. agganci, raccomandazioni ecc. così si innesca un circolo vizioso, che è alla base delle nostre inefficienze…
    avercene di professori come te… immagino le battaglie con i colleghi di religione…

    Max

    Mi piace

  8. Nel leggere la pagine regionali dei quotidiani noto che anche quest’anno c’è stata un’ecatombe di bocciati e rimandati. Negli anni scorsi provavo preoccupazione perché non comprendevo l’aumento della severità dei docenti. Oggi, che conosco l’ignoranza dei ragazzi, provo soddisfazione nel vedere coraggio e correttezza nelle valutazioni di fine anno.

    L’aumento dei bocciati significa 2 cose: i ragazzi non riescono più ad apprendere, i professori non riescono più a insegnare. Scartando la possibilità di segrete modificazioni genetiche intervenute nel cambiare la morfologia cerebrale di tutti gli adolescenti italiani, dovute forse all’intenso uso dei telefoni cellulari, io credo che la colpa sia dei professori. Ai giovani rinfaccio solo i nuovi miti: i “Briatore” per i maschi e le “velina” per le femmine.

    Galatea, se volevi un posto di lavoro nine-to-five la scelta doveva ricadere altrove. Ti dichiari martire laica e di martirio dovrai lasciare questa valle di lacrime. Ti dedicheranno una piazza. Amen.

    Nella Sanità i corsi di aggiornamento sono quasi obbligatori, perché questo non avviene anche nell’Istruzione? E soprattutto: dove sono finiti i giudizi che gli alunni davano agli insegnati per poter rinnovare il loro contratto di lavoro?

    E poi come si fa a dire che non si ha tempo libero se si mantiene un blog come questo? 😛

    Mi piace

  9. Osteriadeidesideri
    Temo che il problema non sia proprio così semplice ne che la percentuale sia esatta. Certo certe semplificazioni fanno gioco a chi “non ha mai voluto farlo funzionare” e permettono l’adozione di strumenti di controllo. Alla fine i fannulloni saranno, come s’è sempre visto, quelli che rompono, quelli sindacalizzati, quelli che vorrebbero che il loro impegno si trasformasse in servizio.
    😦

    Mi piace

  10. @->Giovanni: avendo tre materie (italiano, storia e geografia) una verifica ogni due settimane è d’obbligo, visto che dobbiamo avere almeno quattro unità di apprendimento per storia e geografia per quadrimestre e dobbiamo fare almeno quattro verifiche scritte di italiano a quadrimestre. Fai i conti, mettendoci le vacanze e i ponti, e ti accorgerai che una verifica ogni due settimane è la media normale.
    @->Goodidea: i ragionamenti come il tuo sono quelli che alle volte fanno incazzare. Con la scusa che l’insegnamento è una missione, non è un lavoro come gli altri e blablabla blablabla non si tiene conto che per lavorare i professori, per quanto motivati, hanno bisogno di appoggio ed infrastrutture, e anche di stipendi decenti.
    Le “ecatombi” di bocciati sono una sconfitta, ma non perchè i ragazzi sono improvvisamente diventati scemi o i docenti tutti incapaci: è che la scuola deve essere riformata strutturalmente. Oggi o si promuove tutti, senza distinzioni, oppure si boccia, ma senza che i docenti che bocciano abbiano però durante l’anno offerto, molto spesso, corsi di recupero agli studenti rimasti indietro, per esempio. Perchè non si fanno? perchè non ci sono soldi, tanto per cominciare. io, per esempio, quest’anno ho fatto i corsi di grammatica al pomeriggio per i miei alunni che non raggiungevano la sufficienza. Ma non so se mi verranno pagate le ore in più, perchè pare che non ci siano soldi. Sinceramente non me ne frega niente che mi dedichino una piazza.

    Mi piace

  11. @ mario
    lo so che il problema non è cosi semplice, infatti io ho espresso il mio punto di vista dal di fuori del contesto.
    penso che abbia ragione galatea quando dice che bisogna avere appoggio e infrastrutture e soprattutto uno stipendio decente. la motivazione sta alla base di tutto questo. se ti spingo a fare di meglio con soddisfazioni economiche e non allora tu sarai più propenso ad impegnarti.
    i controlli fatti nella giusta maniera non giovano ai fannulloni, dovrebbe essere cosi…

    Max

    Mi piace

  12. mah.. Mi attirerò le ire di Galatea e degli insegnanti, ma avendo lavorato per anni in un’attività privata e avendo invece messo ora un piede nella scuola in qualità di insegnante, da osservatrice esterna posso dire che, a parità di stipendio, gli insegnanti davvero di solito non si rendono conto della quantità di tempo libero di cui dispongono e di cosa significhi lavorare dalla mattina fino alle sette/otto di sera tutti i giorni, tutto l’anno con dieci/quindici giorni di ferie all’anno a farla grande, e per chi è di ruolo con la maternità, la malattia, le ferie pagate, la pensione e la disoccupazione per chi resta senza lavoro.
    Per il resto, credo che la scuola si basi sull’abnegazione e la bravura di certi insegnanti e sulla totale incapacità di altri che sopravvivono aspettando la pensione.
    Conoscendo degli insegnanti, e vedendo come funziona la scuola, mi sono fatta l’idea che si diventa insegnanti un po’ come si diventa politici: chiunque può diventarlo, soprattutto chi non trova di meglio da fare, e i risultati si vedono.
    D’accordo poi sul fatto che la scuola andrebbe riformata da capo a piedi perché il livello di preparazione di un ragazzo delle superiori è pari, o forse più basso, a quello di un ragazzo delle scuole medie di venti (forse trenta) anni fa.

    Mi piace

  13. @Galatea
    Ok se mi parli di idraulici o muratori, ma la Sanità e l’Istruzione sono settori dove dovrebbe contare solo la qualità. Se un chirurgo viene punito perché si dimentica una pinza in una panza, allo stesso modo voglio che un insegnante incapace venga messo a zappare la terra. La “riforma” di cui tu parli deve riconoscere uno stipendio alla vostra categoria superiore all’attuale, ma deve anche tutelare i ragazzi da coloro che non sono più in grado di rendere. Questo significa che un buon insegnante dovrebbe guadagnare il doppio, ma essere anche costretto a periodici corsi di aggiornamento, non solo nella sua materia, ma anche sul metodo d’insegnamento, pronto in qualsiasi momento a dare ripetizioni a gruppi di sventurati o singoli sbarbini. E piantiamola di assumere i precari “a peso”, gli anni d’esperienza nel tuo settore non contano molto, solo un tornitore con 20 primavere alle spalle vale oro, lo sapete bene voi del nord est.

    Sì, mancano i soldi (o meglio vengono male indirizzati). E qui il discorso dovrebbe terminare perché non c’è neppure da creare un modello funzionante: basta solo guardare all’estero e sceglierne uno a caso.

    Se vuoi scendere in piazza (non quella che ti dedicheranno) a me va anche bene, ma non capisco che senso abbia riformare l’Istruzione in un paese dove va prima riformata la politica stessa. Senza pensare che 1) esistono problemi più gravi e prioritari e 2) se eri una giornalista questa settimana saresti stata moooooolto più incazzata.

    Lavori nella PA e arrivi a fine mese? Guardati bene intorno e spiegami dove trovi il coraggio per lamentarti. Sono sicuro che non faresti a cambio con le condizioni lavorative della maggior parte dei lettori di questo blog.

    Mi piace

  14. Io invece non credo che timbrare il cartellino risolvi qualcosa. Ho insegnato per un anno in una scuola superiore e l’impressione che ho avuto è che molti insegnanti sprecano un sacco di tempo: riunioni tanto lunghe quanto inconcludenti, un sacco di scartoffie da compilare (che usando un po’ di più gli strumenti informatici si ridurrebbero enormemente), corsi di aggiornamento su argomenti strampalati di cui è impossibile capire l’utilità e così via.
    E poi quello che si deve misurare non è l’impegno di un insegnante, ma il suo rendimento. Le due cose dovrebbero essere collegate, ma non sempre è così. In un’azienda privata un dipendente sgobbone che lavora per 10 ore al giorno (straordinari non pagati), ma alla fine produce meno di uno che lavora 4 ore al giorno viene licenziato.
    Quindi l’unico criterio valido per “misurare” il valore di un insegnate dovrebbe essere il livello di preparazione che i suoi studenti raggiungono. Peccato che ci siano talmente tanti fattori coinvolti che probailmente si tratta di un’operazione impossibile.

    Mi piace

  15. Mi attirerò le ire di Galatea e degli insegnanti, ma questo è il mio pensiero: Ho lavorato per anni e anni in un’attività privata e ora ho messo un piede in veste di insegnante nella scuola, quindi, da esterna, ho avuto modo di notare delle differenze che balzano agli occhi.
    Una parola sulle segreterie: finora ho avuto a che fare con le segreterie di tre scuole diverse, e devo dire che se un’impiegato in un ufficio privato facesse la confusione e lavorasse con la mancanza di coordinamento e con i tempi eterni degli impiegati che ho visto all’opera in questi uffici, sarebbe cacciato nel giro di un mese. Forse sono stata sfortunata, posso ammetterlo, magari ho beccato le scuole peggiori. Certo, le condizioni non giovano, circolari su circolari dal ministero, professori che cambiano in continuazione, nuove leggi, ma anch’io nel mio vecchio lavoro ogni giorno dovevo spolparmi una ventina di mail di aggiornamento sulle cose più disparate e nello stesso tempo seguire tutto il resto.
    Per quanto riguarda gli orari degli insegnanti, io credo che non si rendano ben conto di quanto tempo libero abbiano, a parità di stipendio, rispetto ad un qualsiasi lavoratore/impiegato sfigato di un qualsiasi ufficio o negozio o impresa. Normalmente, dopo la rivoluzione industriale, le ore di lavoro sono (dovrebbero) essere otto al giorno moltiplicate per cinque o sei giorni alla settimana. Normalmente un qualsiasi dipendente ha una decina, quindicina di giorni di ferie all’anno perché è raro che possa prendersi tutti i giorni che magari da contratto gli spetterebbero. Nel privato le cose di solito si complicano perché chiunque abbia un’attività privata, sa che non lavorerà mai solo otto ore al giorno e che, tornato a casa già oltre l’orario di lavoro, le rogne lo seguiranno in forma di preoccupazioni, fatture da fare, bollette da pagare, banche da frequentare, clienti da ascoltare, e altre amenità che nessuno ti paga. Un accenno alla possibilità poi, per un insegnante di ruolo, di avere accesso alla maternità, alla malattia, alle ferie retribuite: tutte cose sacrosante, diritti che ci stanno soffiando via sotto il naso, ma che purtroppo, (purtroppo per chi non ne gode) in altri settori sono miraggi.
    Volevo parlare solo di orari, poi, che la scuola faccia acqua da tante parti e che necessiterebbe di mille interventi, è un altro, lungo, discorso.

    Mi piace

  16. soprattutto a:
    Goodidea ed Elena
    Credo di interpretare correttamente il post asserendo che Galatea voleva sottolineare un problema ma non certo dare la soluzione. Che il cartellino era solo una chiusura ironica; vorrei dire un paradosso.
    Ho abbastanza anni per aver lavorato abbastanza di qua (pubblico) e di là (privato) e ho avuto abbastanza guai per essere diventato un grande conoscitore dei problemi del pubblico e non certo per scarso impegno.
    Il pubblico non si vuol far lavorare e scaricare le colpe sugli addetti è facile e fuorviante e rischia di nascondere epurazioni per allontanamenti per nulla legati all’impegno lavorativo (vedi personali o politico-sindacali, compreso verso personale femminile recalcitrante a certe attenzioni).
    Credo sia altrettanto un paradosso che sia proprio la politica a criticare e proporre soluzioni (e un politico che ha sempre mangiato da mamma pubblica, ma lautamente) quando la maggiore responsabile di questo sfascio è proprio la politica; nomine politiche, assunzioni politiche, interferenze politiche.
    Non sono ideologicamente contro le privattizzazioni ma attenzione perché vediamo cosa succede nei trasporti privatizzati, nella sanità privata, etc. e mentono sapendo di mentire spudoratamente sulle scuole private -nella maggior parte religiose (nido e materne)- per la qualità della preparazione negli istituti superiori.
    E poi ancora attenzione che se facciamo funzionare il lavoro pubblico, non ci vorrebbe poi molto per iniziare, potremmo trovarci davanti a delle sorprese; potremmo scoprire che la lotta all’evasione si può fare così come l’equità impositiva, che la sanità potrebbe tornare tra le migliori possibili liberandoci di chi usa il tempo e i mezzi pubblici per interesse privato, che tutto funzionerebbe meglio ma che non mangerebbero più i parenti e i “servitori” di partito e di corrente.
    Mi chiedo se in un paese dove la funzione pubblica funziona (almeno al nord non sono certo i dipendenti ad impedirlo) il micro-ministro sarebbe ancora considerato un “grande economista” che si occupa di “innovazione” o anche questo sarebbe un paradosso?

    Mi piace

  17. è normale che galatea, essendo un’insegnante che si impegna, sia frustrata da un meccanismo non meritocratico, un meccanismo che ragiona in termini di dati medi. ed è ovvio che aneli al “cartellino”, cioè almeno ad una valutazione quantitativa del lavoro svolto coi ragazzi (n. di verifiche etc); riconoscendo che la valutazione qualitativa, nel caso dell’insegnamento, è un’utopia – l’insegnante semina su campi a volte aridi.
    E’ strano però che g. sia lassista coi colleghi che si grattano, quando è proprio la loro nullafacenza ad abbassare le medie ministeriali, a tenere basso il suo stipendio, e a perpetrare la triste l’immagine del prof. scalzacane che ha 3 dico 3 fottuti mesi di ferie l’anno.

    x il cartellino vero, galatea, lascia perdere.
    il cartellino rappresenta la perdita del libero arbitrio, della gestione del proprio tempo. non si tratta solo di misurare le ore di lavoro, ma gli si impone un ritmo sempre uguale. sei sicura di volerlo?
    gradirei proporti un esercizio.
    per 2 settimane, 10 giorni lavorativi, applicati il seguente orario:
    timbratura in ingresso alle 9.00
    timbratura in uscita alle 13.00
    timbratura in ingresso alle 14.00 (essì, solo 1 ora di pausa pranzo! quanto può valere passare il pranzo ogni giorno coi propri figli?)
    timbratura in uscita ore 18.00
    dopo le 18 butta pure via i registri di classe e i compiti.
    fallo per 5 giorni in una settimana, x 2 settimane.

    però attenta cenerentola!
    se timbri con un ritardo da 1 a 15 minuti, perdi 15 minuti che dovrai recuperare a fine giornata. con un ritardo da 16 min a 30 min, perdi 30 minuti, e così via. (ritardi arrotondati per eccesso a 15 min)
    dai dai, prova anche tu le quaranta ore.

    Mi piace

  18. @->miche: tanto per precisare: i recuperi si fanno anche a scuola: se arrivo in ritardo perchè il mio treno non parte, oltre la mezz’ora (e solo perchè fino ad oggi ho avuto presidi comprensivi), c’è chi ti conta anche i dieci minuti! recupero lo stesso; durante l’anno scolastico ho la possiiblità di avere solo tre permessi: se, per esempio, devo accompagnare mio padre in ospedale durante l’anno scolastico e non posso prendere uno dei tre giorni di ferie, devo fare scambio d’ora con i colleghi, ammesso che ve ne siano di disponibili, e comunque devo recuparare le ore. Entro alle 8 di mattina (il che vuole dire sveglia alle 6, perchè sto lontana) e finisco alle 12.00 o alle 13.00, due giorni alla settimana ho anche assistenza alla ricreazione, e, tecnicamente, non ho nemmeno il tempo per prendere un caffè o andare in bagno, in quei giorni; negli altri, in ogni caso, sono ora di lezione secche, in cui una non può distrarsi un attimo, nè uscire dalla classe nemmeno per chiamare un bidello. Per correggere i compiti ci metto almeno due orette, e solo perchè sono veloce e mi sono creata in excell un programma che compita automaticamente i giudizi e fa la media dei voti; comunque un tre orette (diciamo 15.00-17.30, va’) ogni pomeriggio le devi calcolare, quando, benitenso, non ci sono riunioni varie a scuola. Quanto alle preoccupazioni, alle grane che ti seguono a casa…vuoi fare cambio? io ho avuto genitori che mi telefonavano il sabato pomeriggio sul cellulare, presidi che al 29 luglio, quando ero in ferie, mi chiedevano se per favore potevo tornare a scuola e non conto più i sabati e le domeniche pomeriggio passati a casa a scrivere relazioni e scartoffie. Questa settimana di esami, per esempio: venerdì orario filato dalle 8.00 di mattina (compito di italiano) alle 18.30 (con mezz’ora di pausa pranzo); ieri dalle 8.00 di mattina alle 18.30; oggi dalle 15.00 a orario da destinarsi (teoricamente le 19.00, perchè dopo ci sbattono fuori dalla scuola); domani idem e la settimana prossima mattina e pomeriggio. Benvenuto nel mondo della scuola, dove le 40 ore ci sono, ma nessuno lo sa.

    Mi piace

  19. Allora facciamo un confronto. Io sono passata da fare l’insegnante a lavorare in un’azinda privata.
    Come insegnate:
    18 ore da 50 minuti settimanli di lezione (in realtà solo 15, perchè 3 erano “a disposizione”)=15 ore settimanali
    circa 1 ora al giorno per prepapare le lezioni = 7,5 ore settimanali
    circa 1 ora al giorno per correggere i compiti = 7,5 ore settimanali
    consigli di classe e altre riunioni = in media 2 ore settimanali
    Totale = 32 ore settimanali

    Nell’azienda privata:
    di solito dalle 8.30 alle 18.00 con 30 minuti di pausa pranzo = 45 ore più qualche sabato di tanto in tanto
    Totale = almeno 45 ore settimanali

    Questo solo considerando il numero di ore, poi ci sarebbero da contare le ferie ed il livello di stress, perchè un conto è lavorare autonomamnete dove di fatto nessuno può criticare o anche solo valutare il tuo lavoro, tutt’altro è lavorare con un capo a 2 metri di distanza e dove il tuo rendimento è costantemente sotto valutazione.

    Nonostante tutto questo però, io preferisco lavorare nel privato dove magari si sgobba di più, ma alla fine il merito viene premiato.

    Mi piace

  20. Con tipica filosofia italiana protesto perché c’è gente che lavora meno (?) di me (gli insegnanti).
    Con tipica filosofia italiana ammetto che tutti (gli stessi insegnanti e tutti i dipendenti pubblici) non fanno un cazzo tranne Galatea, perché è una amica.
    Con tipica filosofia italiana pretendo che la smettano di rompere le balle che mia figlia ha bisogno del pezzo di carta, non che le riempieno la testa di tante troiate.
    Questa protesta è tanto più sentita giacchè sono anch’io un dipendente pubblico, un fannullone pagato con i soldi di tutti, anche miei, a fine cariera con mille (mille) EURI tondi tondi.
    Anche il professor Brunetta è pagato con i soldi di tutti, anche miei.
    Sinceramente
    P.S. essere giudicato da chi ha sempre fatto un beneamato meno di me, è questo che mi fa girare. PARLIAMONE

    Mi piace

  21. Bè non è del tutto vero che nessuno critica il tuo lavoro… in effetti ci sono contesti in cui uno può fare il pigro e sfangarla lo stesso, pero’ quando uno lavora con coscienza è come un vortice, ci tieni e lo fai bene ed è un massacro e i tuoi stessi colleghi ti guardano senza capire come mai te la prendi tanto a cuore e come mai ci butti tante energie, quando sarebbe tanto facile chiudere la porta e prendertela comoda… chi ha questa mentalità pero’ non è adatto a fare l’insegnante, nel senso che poi da un pessimo esempio… oh, che poi buona parte degli insegnanti siano cosi’ non vuol dire niente, non sono adatti, punto! Il lavoro è lavoro e va fatto bene, senno’ è una presa in giro e un furto. Io sarei più che disponibile a farmi valutare e a conteggiare le ore effettive e a entrare in un meccanismo in cui si è premiati se meritevoli, pero’ dovrebbe essere una cosa oggettiva, purtroppo la scuola non è una realtà oggettiva, è un po’ un magna magna generale, se stai antipatico al preside o a questo o quel genitore certe volte è come se fossi carne morta… e il mobbing esiste pure a scuola, mica solo nelle aziende. Insomma, c’e’ gente che va in esaurimento, mica sono scherzi.

    Mi piace

  22. Ti vorrei solo ricordare i molti precari oggi detti “storici” che sono invecchiati a scuola e con il sistema della chiamata diretta rimarrebbero magari a casa per favorire “il figlio di…”, “la figlia di….”. Non può essere un sistema equo nei confronti di tanti che hanno sacrificato anni e anni, cambiando sedi scomode, scuole difficili, licenziati e poi ripresi come per il privato non è possibile. Invecchiare e pretendere un lavoro fisso è forse una colpa????

    Mi piace

I commenti sono chiusi.