La legge e il buon senso

immigrato

Scena: un commissariato.

Il signor Ardesio Spalletti, cittadino modello, entra trascinando un povero disgraziato di etnia incerta, presumibilmente extracomunitario. Il Commissiario, seduto dietro la scrivania, li guarda perplessi.

«Commissario, commissario, venga presto, qui!»

«Oh, caro signor Spalletti! Come sta? È dai tempi del poligono di tiro che non la vedevo da queste parti! Eh, che bei ricordi, quando eravamo giovani e sparavamo in libertà… mi dica, come le va la vita? La sua macelleria? E sua moglie?»

«Bene, bene, ma, caro commissario, non sono qui per questo… sono qui per compiere il mio Dovere di cittadino! Io, Lei mi conosce, sono uno che ha dei Valori, che tiene alla Patria, che si immola per difendere la Famiglia e la Tradizione…»

«Eh certo che lo so, Spalletti, ce ne fossero tanti, come lei! Mi dica, mi dica, in che posso aiutarla?»

«Sono qui perché stamane, da Cittadino che fa il suo Dovere ligio alle Istituzioni Democratiche ho sorpreso un clandestino sul fatto e l’ho immantinente arrestato!»

«Ah, è quello che sta trascinando per un braccio? e cos’aveva fatto quel povero cristo? Rapina? Stupro? Omicidio?»

«Veramente niente, è solo un clandestino e senza documenti in regola.»

«Ah, ecco.»

«Commissario, non per dire, ma Lei mi pare poco entusiasta nel compiere il suo Imprescindibile Dovere! La legge è ormai chiara, l’azione d’obbligo! Per la nuova normativa del Nostro Illuminato Governo, essere clandestini è un reato.»

«Sì, già, certo. E lei me l’ha portato qui, quindi…»

«Certo, perché venga immantinente espulso, com’è d’uopo in simili frangenti e come la nuova legge permette di fare senza por tempo in mezzo, senza lungaggini burocratiche care a quei caca dubbi della Sinistra, che, come sappiamo bene, han sempre rovinato il nostro bel Paese!»

«Eh, caro Spalletti, capisco…»

«Allora, posso assistere alla sua cacciata dal suolo della Patria con un bel posto in prima fila?»

«Beh, veramente la cosa è un po’ più complicata…»

«Come sarebbe a dire?»

«Tanto per cominciare, vede, dal momento che essere clandestini è un reato, prima gli dobbiamo fare un processo.»

«Un processo? Per direttissima!»

«Sì, beh, però vede, oggi è il seicento ventinovesimo clandestino che becchiamo… c’è un giudice solo di reperibilità, poi gli avvocati difensori, anche quelli di ufficio, sono tutti impegnati in udienza… dovremo aspettare di smaltire la coda.»

«Ah.»

«E poi bisogna fare il dibattimento, sentire i testimoni a discolpa, verificare tutto.»

«Ah.»

«E poi aspettare la sentenza.»

«Ah.»

«E poi vedere se fa appello, magari.»

«Ah.»

«E poi, se lo condannano, lo si manda in carcere qui in Italia.»

«Ah.»

«Che poi gli viene sospesa la pena, magari.»

«Ah.»

«Però intanto, ad occhio e croce, magari passa un annetto, io e lei ci ingolfiamo di carte, giudici ed avvocati si ingolfano a loro volta, le aule dei processi traboccano già…»

«Commissario, ma questa sarebbe la proceduta semplificata per l’espulsione?»

«Eh, mi sa di sì, Spalletti.»

«Senta, e se facessimo finta che io non l’ho mai visto, questo clandestino?»

«Eh, guardi, Spalletti, mi sa che è meglio, va’.»

«Già. Allora io torno in macelleria e facciamo finta che non sono mai venuto, e il clandestino che ho scoperto lo lascio andare libero via di qui?»

«Sì, Spalletti, facciamo che quel poveretto la lascia stare dove stava prima. Mi saluti la signora, eh?»

«Certo, tanti saluti anche alla sua, commissario.»

Spalletti si allontana. Il Commissario guarda il clandestino.

«Vabbè, Abdul, su, dai esci, l’hai sfangata di nuovo. Però anche tu, benedetto figliolo, stai alla larga dalla macelleria Spalletti. È pieno di leghisti, ‘sto quartiere. Mica posso salvarti così tutte le volte, eccheccazzo!»

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