You are currently browsing the tag archive for the 'sesso' tag.

marlene

Il dibattito sul “sesso ludico” aperto qualche settimana fa non accenna a smorzarsi: del resto si sa, in tutte le salse è sempre un argomento che tira. Dopo aver collezionato commenti ai miei post, post di risposta o d’eco, ieri ha lasciato in calce su questo blog il suo parere anche Paolo Barnard, dal cui articolo tutto il carrozzone della polemica era partito.

Scrive, Paolo Barnard:

Bel dibattito. Mancano due cose. La risposta alla domanda “Donne, allora che si fa con il mostro planetario della gnocca commercial-mediatica?”, che è un vostro problema tragico, ma non rispondete. E manca la realizzazione del vostro deleterio doppio binario di civilizzazione, dove da una parte giustamente pretendete la modernità, ma dall’altra conservate il medioevo. Ovvero: volete parità di diritti e trattamenti in ogni settore della vita, mentre pretendete ancora il perdurare di un sistema medievale nella sfera contatti/sesso con gli uomini, dove innescate modalità appunto obsolete fino allo sfinimento (nostro). Purtroppo, quest’ultima parte causa in noi un tale risentimento, che poi ve la facciamo pagare carissima nella parte della modernità. Volete la botte piena… e il marito ubriaco. Troppo comodo. Il resto l’ho già scritto. Paolo Barnard

Dunque, caro Paolo, tanto per cominciare io vorrei che mi spiegassi meglio qualche punto del ragionamento, perché davvero non ti seguo più. La risposta alla domanda “Che si fa con il mostro della gnocca commercial-mediatica” nel mio post mancava perché non mi risultava che tu l’avessi mai fatta. Ma, se la fai ora, io ti replico: scusa, ma perché “mostro”? E perché poi sarebbe un problema “tragico” ed esclusivamente femminile?

Le donne, tutte, sono esseri umani pensanti e responsabili, come tali, delle decisioni che prendono per quanto riguarda la loro vita. Il “mostro planetario della gnocca cultural-mediatica” nasce dal fatto che alcune decidono, per campare, di andare a fare le vallette in tv mediamente desnude e sculettando in maniera provocante (o vanno in giro sculettando mezze nude anche quando lavorano in ufficio)? Embe’, chiedo io?

Posso trovare magari talvolta alcuni programmi e alcuni atteggiamenti di cattivo gusto o anche semplicemente ridicoli, ma non è che, sinceramente, trovi le Veline in minigonna necessariamente più volgari, spesso, di un Paolo Bonolis completamente vestito. Mi dà fastidio, da donna, quando pare che le donne, in Italia, possano essere solo ridotte a quelle funzioni lì, cioè veline o madri, o magari entrambe in rapida successione; ma sinceramente a me le belle ragazze che ballano nei programmi tv, vanno ai concorsi di bellezza, decidono di far le letterine, le letteronze, le letterazze, fanno servizi di moda, calendari, posano per Playboy non danno alcun fastidio, come non mi dà alcun fastidio, perché lo faccio quasi sempre, indossare io stessa abitini scollati, tacchi alti, minigonne ed essere sexy ed ammiccante quando mi gira e con chi mi sconfiffera: sul proprio corpo, ognuno è sovrano, e delle proprie azioni ciascuna risponde solo a se stessa: anzi, se un domani mi prende l’uzzolo, posso decidere pur io di fare il calendario di Galatea, perché no? Il concetto di “ludico”, se non sbaglio, dovrebbe poter comprendere anche questo: esser liberi, da parte di uomini e donne, di dare sfogo al proprio intrinseco narcisismo e divertirsi a farlo, senza che nessuno abbia nulla da ridire in proposito.

Il passo del tuo ragionamento che non posso proprio condividere è quello sotteso subito dopo, e che forse tu fai in maniera inconscia. E cioè: donne, se volete andare in giro scosciate e provocanti, velineggiare e bamboleggiare, allora però poi dovete starci con chiunque ve lo chieda e praticare il “sesso ludico”, perché non si può mica essere così sexy e poi dire di no o pretendere che il maschietto, per portarvi a letto, prometta anelli di fidanzamento, matrimoni o comunque corteggi e perda tempo in salamelecchi vari come un cicisbeo. Sennò, se fate così, ve la facciamo pagare: andiamo a puttane oppure ci vendichiamo non riconoscendovi, nella società, altro ruolo che quello di pittoresco decoro.

Vabbe’, caro Paolo, correremo il rischio, che vuoi che ti dica? L’alternativa che tu proponi, infatti, darebbe secondo me i brividi anche peggio: o una società grigia, dove il circo della “gnocca commercial-mediatica” è abolito sì, ma in cui le donne sarebbero ridotte a mortificarsi, in società, in abiti “seri” ed atteggiamenti “virtuosi” per evitare di essere prese per sgualdrine, o peggio ancora una società solo apparentemente liberissima, in cui le donne potrebbero andare vestite come a loro pare, e meglio ancora scoperte, ma pagherebbero questa libertà loro concessa dovendo dire sempre sì ad ogni richiesta sessuale, da parte di chiunque. Insomma, ragionaci un attimo, Paolo: metti in pratica quello che vuoi tu e ci ritroviamo ancora una volta con lo stereotipo santa/puttana, anche se lievemente modernizzato: da un lato delle rompicoglioni seriose che non mettono il rossetto e considerano ogni piccolo cedimento alla vanità femminile come un asservimento al maschio, o quelle che accettano di andare a letto con un uomo solo previa firma di contratto legalmente valido che li trasformi in famiglia rigorosamente monogamica e certificata, e dall’altro le sgallettate bambolotte che dicon sempre di sì perché si deve fare sesso ludico per essere considerate libere e moderne, o magari perché vogliono assomigliare a Carrie di Sex and the City.

Ecco Paolo, estremizzo, ma lo hai fatto anche tu, del resto. E la vita, invece, non ama le estremizzazioni né le semplificazioni eccessive. Rassegnati, la libertà dell’individuo presuppone sempre un certo grado di disorientamento e confusione. Andando in un bar alla sera, o per strada, o in ufficio troverai donne vestite come veline che però ti diranno di no, perché non sei abbastanza ricco, o sufficientemente potente per far far loro carriera, o perché in realtà non sono mangiauomini, ma ragazze che stanno cercando una relazione più seria di una botta e via, o semplicemente ti rifiuteranno perché non sei il loro tipo, anche se sono entrate nel bar con il preciso intento di trovare qualcuno con cui fare sesso; e altre che ti diranno magari di sì per la storia di una notte, perché hanno voglia di fare sesso ludico, o perché piaci loro, per curiosità o per semplice noia. Dal momento che tutte sono libere di regolarsi come meglio credono, esattamente come fate vuoi uomini, per capire quali fanno parte di una categoria, e quale dell’altra, dovrai provare ad abbordarle, perder tempo, e non incazzarti se qualcuna ti risponde no grazie. Sennò, per evitare il rischio di metterti in gioco senza approdare a niente, puoi uscire e andare a puttane, come hai detto tu. Ma, per piacere, non farlo con quell’aria moralistica da buon samaritano, che si lamenta di non poter trovare di meglio, e poi racconta che quasi quasi la povera ragazza perduta vorrebbe salvarla, perché lui è buono dentro e se il mondo non fosse cattivo e le donne normali più aperte con una prostituta non ci andrebbe mai. La signorina è una professionista, risponde ad una precisa domanda di mercato, fornisce un servizio che le hai richiesto e ne riceve il giusto compenso: non c’è nulla di vergognoso per lei, e io per prima, da donna, mi guardo bene dal condannarla.

Non capisco, a questo punto, perché la fai tanto lunga tu.

Marlene Dietrich, Lili Marleen

Degasprostitute

Dedicato a Lector, perché la verità ha sempre diverse facce

A rispondere per le rime, secondo me, ci ha già pensato Lameduck. Ma siccome sono feminuccia anche io, e qui vien chiamato in causa l’intero genere, accusandoci non solo di intrinseca stronzaggine ma di pavidità, non mi so trattenere dall’entrare anch’io in argomento, e cercare di replicare alla polemica innescata da Paolo Barnard sul suo blog, sul “sesso ludico”.

Qualche giorno fa egli aveva cortesemente illuminato noi donzelle, notoriamente dure di comprendonio, che il motivo per cui gli uomini vanno a prostitute è semplice: perché le donne, tutte, sono, direbbe Moltalbano, grannissime strunze: cioè, in pratica, se la tirano da matti, e prima di accettare di andare a letto con un mister X appena conosciuto, in un bar o altrove, pretendono che costui faccia persino lo sforzo di corteggiarle, parlare loro, esercitare, insomma, qualche minimo atto di seduzione; se il tizio non supera questo esame alquanto superficiale, sono capacissime, queste streghe, di dirgli di no, pur dopo che il meschinello, magari, ha investito la bellezza di venti minuti del suo prezioso tempo, il costo di un drink o, nei casi peggiori, di una cena. Molto più facile quindi, per Paolo Barnard, andare a prostitute: con l’equivalente del costo della medesima cena, paghi e fai sesso a botta sicura, senza doverti nemmeno preoccupare, il giorno dopo, che la ragazza si offenda perché non l’hai richiamata.

Il dilagare della prostituzione, dunque, sentenzia senza ombra di dubbio Paolo Barnard, sta nella incapacità femminile di contemplare il “sesso ludico” fine a sé stesso. Il corollario del ragionamento è: donne, non siamo noi che siamo mostri, siete voi, brutte perfide, che non ci state, quindi non lamentatevi se noi poveri ometti lo cerchiamo per strada da signorine prezzolate: chi è causa del suo mal, pianga se stessa.

Confesso che, al di là del tono avvelenato della replica di Barnard, in questo ragionamento ci sono alcuni punti che non mi tornano. Faccio parte di una generazione di ragazze che con il sesso ha sempre avuto un rapporto diverso da quello delle madri e delle nonne (meglio: di alcune madri e alcune nonne, perché anche ai tempi delle nonne, vivaddio, mi risulta che se ne facesse parecchio di “ludico” e senza tanti problemi). Si può fare, spesso si fa, con gli stessi criteri con cui una volta lo facevano gli uomini. Conosco molte ragazze che non hanno alcun problema, ma proprio nessuno nessuno, ad andare a letto con qualcuno conosciuto venti minuti prima, e persino se non gli ha offerto nemmeno un cocktail; altre che fanno vita sociale per conoscere uomini sì, ma cercano una relazione più seria o persino il grande amore. Le donne, così come gli uomini, sono di tutte le specie: ci sono le mangiauomini, le santerelline che poi si rivelano tutt’altro, quelle che nascono con in testa l’idea di conquistarsi un anello, quelle che l’anello se lo ritrovano felicemente al dito senza averlo neppure troppo cercato, quelle che sono incapaci di star sole e quelle che da sole ci stanno benissimo; ci sono quelle che contemplano la possibilità del “sesso ludico” e quelle che vedono sempre ed esclusivamente il sesso come una appendice dell’amore, tanto che qualche volta, quando capita loro di farlo “ludicamente”, sentono poi il bisogno di fingersi innamorate, e quelle che usano il sesso come grimaldello per la scalata sociale, e come arma di ricatto.

Paolo Barnard ci accusa, tutte ed indiscriminatamente, di non saper fare sesso ludico. Io gli chiedo, di rimando: ma perché, è un obbligo sociale? Dove sta scritto? É la clausola di quale contratto? E se a me non andasse di farlo, per una sera o per tutta la vita, che dovrei fare, chiudermi in convento o mettermi un cartello al collo per avvertire i meschini eventualmente interessati?

Da come pone le cose Paolo Barnard sembra che per una donna rispondere alla avance, o meglio alla semplice richiesta di un uomo di fare sesso, sia una specie di obbligo: se gli si dice di no, infatti, il poverino ha un trauma da rifiuto. Eccheè, un sei politico? Non la vogliamo introdurre un po’ di legittima meritocrazia? Di selezione naturale? Darwin lo mandiamo al diavolo proprio nel suo bicentenario? Su cento approcci al bar (o in ufficio, le fotocopiatrici sono notoriamente galeotte), una decina, statisticamente, in condizioni normali, vanno a buon fine; gli altri li si deve archiviare come cose che fan parte del gioco: se a poker venissero sempre in mano a tutti le scale reali le partite sarebbero noiosette.

Paolo Barnard s’incazza, uh se s’incazza, però, perché noi donne ce l’abbiamo con chi va con le prostitute, li trattiamo come dei malati. Be’, caro Paolo, chiariamo: per me tu sei liberissimo di andarci, quando vuoi e quanto vuoi. Dal punto di vista morale, non è la prostituzione a infastidirmi, ma lo sfruttamento: mi fa fastidio la prostituzione come mi dan fastidio i minorenni costretti a cucir palloni: per cui, per evitare di dar soldi a chi sfrutta, evito di comprar certi palloni ed eviterei di andare a mignotte.

Ma dal tono del tuo articolo, chi lo avverte come un problema e si sente “sporco” a farlo mi sembri tu. Tu non ti lagni di dover andare a prostitute, ti lagni perché non ci vorresti andare e sei “costretto”; ma la “costrizione” nasce dal fatto che una donna disposta a venire a letto con te senza esser pagata dici di non riuscire a trovarla, e tu questa cosa la vivi male, si sente: il primo ad essere conscio che la prostituta è solo un rimpiazzo di qualcosa d’altro che si vorrebbe ma non si riesce ad avere sei tu. Il problema tuo, e di tutti gli uomini nelle tue identiche condizioni (quindi non di tutti i clienti delle prostitute, solo di una fetta), direi, è questo: voi non state cercando “sesso ludico” con chiunque capiti e basta, sennò in ogni bar potreste raccattare conquiste a iosa: state cercando una donna che vi piaccia e che sia disposta a fare “sesso ludico” con voi; ma se quella che vi piace e avreste scelto vi rifila un legittimo due di picche (perché magari non piacete a lei, o non ha voglia di “sesso ludico” e basta, la signora) vi sentite frustrati e la considerate perfida, quindi ne scegliete per strada una che vi piace, e che, dal momento che la pagate, non vi può dire di no.

Se non trovi proprio mai una donna che ti dica di sì senza esborso di tariffa, chi deve lavorare su se stesso per capirne le cause sei tu. Da qualche parte forse commetti degli errori, anche se dove non saprei. Forse non sai gestire bene l’approccio, forse sei irrimediabilmente attratto dal tipo di donne sbagliato (per esempio, invece di provarci, in una sala, con le donne che evidentemente hanno una gran voglia di fare “sesso ludico” con chiunque, quelle le scarti perché le consideri automaticamente “poco serie” e ti incaponisci magari a fare il filo a quelle che al “sesso ludico” non ci pensano proprio, ma cercano amore o una sistemazione acconcia per la vita.). Forse, più semplicemente, non stai cercando “sesso ludico” e basta neppure tu, ma una donna che, fosse solo per il tempo di una scopata, ti confermi che sei un uomo meraviglioso.

Le streghe esistono, siamo d’accordo: ma neanche nelle fiabe i protagonisti incontrano sempre e solo quelle, dai.

obama come silvio

Quel raffinato gentiluomo di Vittorio Feltri oggi, su Libero, ha titolato: Obama è come Silvio, corredando il titolo con la foto qui sopra.

Essendo donna, posso aiutare Feltri a capire la piccola differenza che intercorre invece fra i due: se un tizio bello ed affascinante come Obama dà una simile occhiata al fondo schiena di una ragazza, la ragazza ci sta, subito e gratis.

Persino se come lavoro il tizio fa il posteggiatore precario, e non il Presidente di qualcosa.

gelato cioccolato

Uhmmmm, per prima cosa la panna. Montata, dolce. Soffice come una nuvola, s’apre, docile, appena la tocca il cucchiaino, che affonda, e affonda. Quando arriva in bocca è un attimo di paradiso.

Poi il cioccolato. Fondente. Purissimo. Corposo. Si scioglie sul palato in un brivido e si trasforma in una calda, lenta onda di morbido cacao amaro.

Infine le fragole. Succose, da mordere, a pezzettoni.

Parlano tanto di sesso. È perché non hanno mai provato un gelato dalla Clara.

uomo sexy

Quando, per un periodo, siamo stati assieme, la considerazione che le amiche avevano di me era salita ai massimi storici: “Ma daiiiii! Esci con Massimiliano! Non ci posso credereeee!” squittivano in sincrono con le mani sotto al mento e l’occhio a palla per l’ammirazione, manco Aldo nelle réclame dei telefonini.

Perché girala come la vuoi girare, Massimiliano Rossetto è uno di quegli uomini che fanno voltare per strada. Mica succede solo a voi signori uomini, che quando incrociate una bella sventola, più o meno discretamente perdete le bave: i più naif proprio in senso letterale, aprono la bocca con tanto di rigagnolo che scende a lato, perdono la favella e sanno solo emettere suoni inarticolati, modello Homer Simpson davanti all’immagine di un hamburger; quelli più scaltri con un po’ di furbizia, voltandosi col finto pretesto di dover cercare le chiavi della macchina, il cellulare, insomma, qualcosa che s’è perso proprio esattamente nel momento in cui la leggiadra fanciulla passava, ma è un caso, eh. No, la stessa cosa capita anche a noi femminucce, anche se, ammaestrate da secoli di furbizie, lo facciam meno notare. Però ci sono uomini che quando li incroci non puoi fare a meno di voltarti, e Massimiliano è proprio l’apice della categoria, anzi manco l’apice, qualcosa di un pochino più su, diciamo che gli hanno dovuto costruire una nicchietta a parte, così se ne può star solo a vedersi scorrere ai piedi le legioni delle adepte.

Tanto per cominciare, è bello. Ma non quel bello volgare, tipo bicipite, tatuaggio, sgrugno da spogliarellista macho incrociato con uno Schwarzenegger o con un Rottweiler, che, quanto ad espressività, poi, è lo stesso. No, proprio bello bello bello. Un viso d’angelo sopra al corpo scattante e snello di un dio greco: capelli castani e soffici, né troppo lunghi, né troppo corti, né troppo chiari; carnagione brunita, perché è uno di quei biondi che al sole diventano neri, mica color gamberetto lessato troppo; occhi, e caspita, che dire degli occhi? Di un blu così profondo, e così blu, che s’è visto solo nei mari che si guadagnano la bandieretta ecologista. E li sa usare pure bene, quei begli occhioni, perché quando entri nel suo campo visivo, e ti ammolla una occhiata delle sue, dentro a quello sguardo ci mette già tutto: se gli piaci, ti fa capire che apprezza, e anche esattamente quanto: diciamo che ti spoglia, valuta il pacchetto, e poi ti riveste, tutto in uno, mentre tu, imbambolata come un’allocca, non riesci ad emettere un fiato e lasci fare.

Nel suo studio dentistico ci sta poco, anzi quasi mai: lo studio è attività di famiglia, ma lui, da quando l’ha preso in mano, si limita ad apparirvi saltuariamente, giusto per seguire un paio di clienti fissi dai tempi di papà, perché di mestiere cura il patrimonio immobiliare, immenso, che gli hanno lasciato i genitori ed una pletora di zii morti opportunamente senza eredi; ma basta che ci faccia una capatina, in studio, soprattutto se, per arrivarci, di ritorno da un’ora di scherma, o da una settimana in barca a vela o a fare immersioni, smonta dalla moto, toglie il casco, scuote i capelli e ammolla un paio di occhiate in giro, alla ‘ndo cojo cojo, perché tutta la popolazione femminile di età compresa fra i quindici ed i novantanove anni si ricordi improvvisamente di dover controllare una carie e s’assiepi a chiedere un appuntamento.

Di politica Massimiliano non s’è mai interessato, perché è roba noiosa e a lui la noia l’ammazza; si limita ad essere, per motivi di censo e di amicizie familiari, vagamente di destra, ed ospitare accanto alla poltrona del suo studio solo i santini dei candidati di quella parte lì, che vengono distribuiti alle pazienti corredati da un sorriso del dottore, il che contribuisce a far guadagnare all’effigiato, chiunque egli sia, un buon settanta per cento in più di voti femminili. Stavolta però, nell’imminenza delle elezioni, che ormai a Spinola si fanno vicine, il Trio ha deciso che bisogna proporre facce nuove, e già che sono nuove, debbono essere necessariamente carucce, quindi s’è presentato da Massimiliano per chiedergli disponibilità.

Massimiliano prima ha nicchiato, mettendo a far barriere una cortina di “Ma no, ma dai, ma io non sono il tipo…” però con un tono, stavolta, così poco convinto, che il Trio ha capito subito c’era agio di accordarsi. La politica, han detto all’unisono i tre, non è più quella di una volta, è molto più divertente e più scapricciata: han fatto balenare davanti ai suoi occhi scenari in cui i Consigli Comunali sono pochi, e molti di più le occasioni mondane, e i party stile Villa Certosa; e anche nelle occasioni ufficiali, han lasciato intendere, il contorno non è più di grigi burocrati di partito come un tempo, ma di gran belle figliole. Forse è stata questa promessa, o forse la considerazione che anche lui i quarantacinque li ha passati, oramai, e per non molto tempo ancora, nonostante la bellezza ed il fascino, potrà ottenere appuntamenti da ventenni solo in virtù dei suoi begli occhioni. Quindi ha accettato la candidatura, fissando il suo sguardo blu su un indefinito avvenire di potere politico e soddisfazioni comunali.

Di tutto questo non sapevo nulla, naturalmente, perché non ci sentiamo più di frequente, pur essendo restati si può dire amici; l’ho scoperto per caso in anteprima, ieri mattina. Camminavo per strada sovrappensiero, come mi capita spesso, e d’improvviso sento sul collo un alito caldo e nelle orecchie un soffio: “Ehi, ciao, Bomba Sexy, dove vai?”

Max! Ma che fai in giro a quest’ora? Niente studio?”

No, no – fa lui, schernendosi – è che sono andato a ritirare i manifesti in tipografia… sai mi candido, questa volta. Dimmi, dimmi, lo sai che ci tengo al tuo parere: che te ne pare?”

E mi mostra un manifestone con un suo bel primo piano a tutto campo, in cui gli occhi blu risaltano e sembrano persino più blu di quanto la Natura possa mai riuscire a fare, il viso è di un bello sfolgorante, l’aria clamorosamente figa che più figa non si può. C’è uno stemma piccino picciò sotto, dove non lo vede nessuno, e lo slogan si legge appena e si dimentica subito; sul santino che mi fa anche vedere non ci sono nemmeno due parole su cosa voglia fare, o cosa lo spinga in politica, solo il suo gran sorriso e il suo sguardo malandrino, che non dice “Votami!” quanto piuttosto un più esplicito: “Andiamo a letto?”

Sorrido: “Sarà sicuramente un successo.” pronostico senza difficoltà.

In maggioranza o all’opposizione, con lui in Consiglio alle sedute si potranno vendere i biglietti, e il pubblico femminile starà lì a seguire il dibattito senza fare un fiato, dovessero pure scassarsi i microfoni e non si sentisse un cippa di quello che vien detto. In pratica, come al cinema, quando c’è un film di Brad Pitt.

Francesco Guccini, Il Bello.

È una storia di fantasia, e non si fa riferimento a personaggi o fatti reali. Però Max è un figo da paura, ve lo assicuro.

cupido morto

Quello che non ti chiama da una vita, e poi trilla, all’improvviso, per dirti: “Avevo bisogno di sentire la tua voce.

Quello che è un amico, amico amico, solo proprio amico, da anni, e poi una sera ti confida che sei da sempre la protagonista dei suoi sogni erotici.

Quello che s’imbambola sulla tua scollatura, ma talmente tanto che al ristorante si sbavacchia di birra come un pupo con il biberon, e poi ti guarda e bofonchia: “Ecco, lo vedi che effetto mi fai?

Quello che va dicendo che usciva un tempo con te, e non è vero, o almeno tu proprio non te lo ricordi.

Quello che vuole un appuntamento, e ti assilla, e ma così tanto che non gli rispondi al cellulare, gli hai bloccato msn e skype e hai dato ordine, ma ordine tassativo, alla tua amica di non fornirgli la tua mail neppure fosse un caso di vita o di morte.

Quello che ti guarda e sta zitto, con l’aria di un cane bastonato, sperando che t’intenerisci.

Quello che gli hai detto “No, grazie”, ma lui non prende botta e replica: “Vabbe’, ma se cambi idea, fammi una telefonata, da qualsiasi parte d’Italia mi trovo, corro.”

Quello che si offre anche solo come spalla per piangere, anche alle due di notte, anche fossi sulla luna, e quasi quasi hai il sospetto che ti gufi qualche disgrazia, così lo chiami.

Quello che se fosse l’ultimo uomo sulla terra, lasceresti estinguere la specie senza un ripensamento.

E poi c’è Quell’altro, Quello che piacerebbe invece a te. E sei tu che gli mandi messaggini, e lo chiami, e cerchi pretesti, e flirti, e occhieggi, e ocheggi, e le metti in atto tutte le tattiche conosciute, o per lo meno quelle che ti vengono in mente, ma lui niente, eh, una roccia, un bastione che non ha cedimenti, e nemmeno crepe, tanto che non sai se proprio non la capisce, non la vuole capire, oppure è una tecnica educata per lasciarti intendere che non è cosa, nisba, niet.

Ce lo dipingono sempre come un puttino dallo sguardo furbetto, ’sto benedetto Cupido.

Invece, prendiamone atto: è semplicemente strabico.

Articolo 31, Aria.

Rodolfo_Valentino

Lui ha sempre qualcosa da fare. Qualcosa di importante, intendo. Imprescindibile, per essere proprio precisi precisi. Il lavoro, certo. Ma mica solo il lavoro. Perché è uno di quei tipi, che, per dire, sono tampinati dal successo: lo pedina come un’ombra, il successo, come gli altri la sfiga. Persino quando va al bagno, il successo è lì che gli tende agguati. Di conseguenza, è impegnatissimo dalla mattina alla sera, perché non lo deve inseguire, il successo, semmai schivarlo. Passa ore a spiegarmi quanto è pieno di cose da controllare e a cui badare.

Le donne, poi, sono il suo cruccio. Perché ne ha troppe, beninteso. E pazienza la quantità, che già è un impegno. Ma poi, soprattutto, il problema è il carattere. Perché le donne, tutte le donne, almeno tutte quelle che incrocia lui, quindi, dato il numero, praticamente tutto l’universo femminile, sono immancabilmente fissate su una cosa: vogliono accasarsi. Con Lui, è ovvio. E Lui, Madonnasanta, macché, siamo matti? Come l’ape, vuole andare di fiore in fiore. Una cena, vabbe’, posto che non sia troppo preso da altro. Una scopata, al limite, e se il giorno dopo non ha qualche riunione fatale, vitale, come sono sempre quelle a cui deve partecipare Lui.

Abituato a questa pletora di concupiscenti donzelle che lo assedia, si dilunga a chiarirmi che non vuole legami, non crede nel matrimonio, nella convivenza men che meno, e veramente neanche nella coppia in qualsiasi sua possibile declinazione; che non vuole nulla che limiti la sua libertà, gli tarpi le ali, cerchi di addomesticarlo; che aborre tutte quelle robe lì’, quelle che le donne amano alla follia perché sono donne, cioè le tendine alle finestre, e le cene fra coppie di amici, il tran tran quotidiano, la routine. Soprattutto la routine: la pizza e il cinema il sabato sera, il pranzo a casa dei genitori la domenica e il calcetto al mercoledì. Ecco, no, a dire il vero il calcetto al mercoledì va bene, ma quello si fa tra maschi, e quindi non conta.

Smanettando il cellulare, ribadisce che non sopporta i riti borghesi, anzi i riti e basta, soprattutto quelli che comportino uno scambio d’anelli davanti ad un altare, perché gli anelli, al solo nominarglieli, a Lui fanno venire in mente le catene, e poi sono convenzioni, vuote convenzioni, e a Lui le convenzioni non gli fanno venire l’orticaria, ma proprio uno sfogo che si deve prendere l’antistamina, ed è una roba brutta, neh. No, Lui, per carità, mica è cinico di nascita, poi; ma ha tanto sofferto in passato: uh, come ha sofferto Lui per amore non ha sofferto mai nessuno dall’inizio del mondo, roba che Giulietta e Romeo, Abelardo ed Eloisa, Paolo e Francesca ecco, non erano proprio dei dilettanti, ma insomma neanche la gran cosa che s’immaginano tutti, dai.

Me le dice e me le ribadisce, ’ste cose, perché io sono pur sempre una donna, e anche bella, e anzi, se Lui non fosse fatto così, sarei quasi quasi la sua donna ideale, quella da cui gli piacerebbe tornare a casa, la sera, ogni sera, per baciarla davanti al forno mentre l’arrosto si rosola sfrigolando. E anzi, se non fosse fatto come è fatto, è proprio quello il ruolo che mi offrirebbe nella sua vita, perché lo sa che è quello che tutte le donne bramano e cercano, e quindi anche io. È proprio proprio desolato di non potermelo offrire, quel ruolo lì, quello che sa che io voglio: se mai lo offrisse a qualcuna, ecco, quella qualcuna sarei io, e se non lo fa è perché non può, non perché non vorrebbe. E giacché non me lo offre, per questa sua forma di spietata correttezza che gli rende la vita un inferno, ecco, allora mi promette tutto il resto, cioè non ho ben capito cosa: immagino una scopata ogni tanto, nei buchi fra i suoi numerosi impegni, ammesso che quei buchi possano mai collimare, per caso, con i buchi negli impegni miei.

Peccato che prima di iniziare questa tirata, non si sia premurato di chiedere se almeno Lui mi interessa o anche lontanamente mi piace.

Per dire, gli avrei subito risposto di no, e si sarebbe risparmiato un bel po’ di fiato, porello.

occhiali-a-specchio

Certi uomini, quando li incroci, cerchi anche di capirli, giustificarli, per lo meno comprendere, in linea di massima, il perché del loro agire.

Questo, per esempio, che è il nuovo moroso di *****, come lo vedo mi sta subito sulle balle, perché arriva con gli occhiali da sole firmati, la giacca fighetta, l’aria di quello che non deve chiedere mai, un Suv che occupa da solo il posto di tre auto e, probabilmente, beve più benzina di un tir col serbatoio bucato. Ma ***** è un’amica, e a lei piace tanto, il tipo, ci tiene proprio a farmelo conoscere, e allora, per una forma di educazione, sto zitta e paro giù la cafonaggine gratuita e quarantacinque minuti di conversazione da brivido, in cui non solo frulla assieme tutti i luoghi comuni più irritanti, ma lo fa anche in maniera rozza, volgare, apertamente odiosa.

Mi domando che cazzo ci trovi ,*****, in un tizio del genere, e solo quando la conversazione si inerpica in imbarazzanti citazioni di film porno e battute a doppio senso, cui io mi sforzo di non dare troppa corda, ma che ****** giudica spiritosissime, mi dico che forse la spiegazione sta lì, sarà almeno bravo a letto, non so darmi altra giustificazione.

Se non che, dopo l’ultima spiritosaggine che ho finto di non capire e un’ora in cui mi arrampico a rispondere con nuove forme di monosillabo, ***** si allontana un momento per prendere non so che, e il tipo, con fare da supermacho, si china verso di me, e dice, con aria suadente, soffiandomi nell’orecchio: “Certo che tu, da come parli, fai impazzire. Scommetto che a letto sei una pantera!” e mi guarda ammiccante, a sottintendere un: “Se ti va…”.

Certi uomini, quando li incroci, non serve capirli né giustificarli, né comprendere il perché del loro agire.

Sono stronzi e basta, prendiamone atto.

pussycat-dolls1

Giulietta è in una di quelle serate in cui non le va bene niente. Mi ha invitato a cena perché Carlo farà tardi, e ha da lavorare, e a Giulia stare sola alla sera non piace; cioè non le piace stare sola mai, né di sera di mattina, per questo è andata a convivere con Carlo, che, da bravo fidanzato ansiogeno e iperprotettivo, non la lascia mai; salvo quando il suo capo gli fa presente che ha bisogno delle relazioni trimestrali di bilancio, e allora anche Carlo, per quanto obtorto collo, deve mettere via ansia e iperprotettività e lasciare sola la sua Giulia, se vuole continuare a pagare il mutuo del bell’appartamento in cui fanno i fidanzati ansiogeni, iperprotettivi e più sbaciucchiosi dei coniugi Hart di Cuore&Batticuore.

Ma a Giulia, anche se capisce il vil ragionamento contabile, l’abbandono seppur temporaneo e motivato non va giù. Sbuffa, brontola, sgranocchia imbronciata una carota mentre le affetta per l’insalata (Giulia in cucina giusto l’insalata sa preparare, e anche quella con una accorta supervisione da parte di qualcuno che controlli come afferra un coltello).

Quando ad un certo punto, dalla tv, fa capolino un video delle Pussycat Dolls, in cui la moracciona solista bonona si dimena fasciata in una guepierre che non lascia alla fantasia maschile nulla, perché è più chiara di una tavola anatomica, sbotta:
“Ecco, io queste non le reggo proprio! È una vergogna, dovrebbero vietarli dei video così sconci! Ma insomma! Sono fatti apposta solo per far perdere ai maschi decerebrati le bave!”

La guardo, trasognata.

Scusa, scusa…non eri tu quella che alla festa di laurea ha ballato sul cubo in discoteca in reggiseno e mutandine e ti sei pure scocciata perché non c’era il palo per fare la lap dance?”

Eccheccentra!”

Che si era trovata un bustino come quello Jean Paul Gautiere di Madonna?”

Uffa…”

E che, se non ricordo male – prima di conoscere Carlo, beninteso – una certa sera è saltata praticamente addosso a Ludovico, e me l’hai talmente sconvolto, povero caro, che, persino ad anni di distanza, ha paura a salire in ascensore solo con te?”

La Pussycat Doll moracciona e bonazza, dal video, fa l’occhiolino di conferma.

Uh quanto la fai lunga! Mi stupisce che non ti scandalizzi tu! Sei sempre stata una moralista, che se uno ti invita a ballare diventi rosso fuoco…possibile che tu non le trovi offensive? Scusa, non ti dà fastidio come si dimenano mezze nude?”

No. Casomai le invidio. Vorrei saperlo fare io, accidenti!”

Sono volgarissime!”

E vabbe’, Giule’, fanno colpo…”

Sono troppo esplicite!”

Ma magari riuscissi ad esserlo io, così…”

Sono immorali!”

Giulie’, nun te la pijà con loro, a me puoi dirlo…quanti chili hai scoperto di essere ingrassata, pesandoti stamattina?”

profumo

Per essere una che non fa nulla, Veronica (l’omonimia è puramente casuale) ha una vita incredibilmente piena. È tutto un giro fra il parrucchiere, la massaggiatrice, l’estetista, la beauty farm, lo shopping, lo spinning. Del resto, quando ci si sposa con un ragazzo che non ha mai saputo di preciso l’entità del suo conto in banca perché tanto l’importo è sempre al di sopra di quanto potrebbe spendere in ogni caso, trovare qualcosa per far passare il tempo non è difficile. Oddio, non che Veronica non abbia mai provato a lavorare. Quando aveva vent’anni, per esempio, ha avuto un impiego per un mese, forse anche due. Ma, come dire, lei ed il lavoro avevano delle diverse priorità. Poi, ammettiamolo: lavorare quando sei una sventola di ragazza che pare uscita da una copertina di Vogue è difficile, a meno che non ti assumano per la copertina del Vougue medesimo. Entrava in ufficio e l’ufficio si fermava, perché tutti i maschi presenti si sentivano in dovere di provarci, con gran detrimento per la produttività dell’azienda. Quando, dopo una ventina di giorni, ha deciso di uscire solo ed esclusivamente con il figlio del titolare, quello che poi l’ha portata all’altare, si può dire che l’abbia fatto per salvargli l’impresa: con lei off limits, tutti sono tornati ad impegnarsi senza distrazioni e l’azienda ha ripreso a macinare utili.

La maggior parte delle donne odia Veronica. Quando si organizza una serata o un tè tra amiche è un disastro, perché mi ritrovo a fare i conti con ripicche da sedicenni in fregola: “No, se viene lei non vengo io!” oppure: “Ma perché devi invitare anche quella non lo capirò mai!”. Sono ruggini vecchie, che si trascinano da quando, al liceo il moroso di A, ad una festa, si è imbambolato davanti al suo decolleté, o il ragazzo che piaceva al tempo a B, incrociata Veronica, s’è dimenticato di B medesima, di sé stesso, del mondo intero e, a dire il vero, da allora non se ne sono più avute notizie, se non qualche voce che lo dava per disperso fra i monasteri del Nepal, forse, chissà. Tutte che sono lì a dire: “è stupida” e “è superficiale!” a scandalizzarsi perché la sua ignoranza in qualsiasi branca dello scibile umano non conosce falle. Veronica non ha idee politiche, o religiose; non legge libri, non guarda i giornali; ascolta musica solo perché apre la radio a caso, come sottofondo, ma se le chiedi a bruciapelo chi stia cantando o quali siano le parole ti guarda con due occhioni più sgranati della Carfagna, come a dire “Dai, non fare così, mi chiedi troppo!”; viene al cinema se ce la trascini, a teatro, quando proprio non riesce ad evitare di entrarci, passa il tempo in silenziosi ed educati sbadigli, in tv guarda il Grande Fratello, forse, ma anche lì ha spesso l’aria di chi non ce la fa a seguire la trama. É umano farsi prendere da una crisi di rabbia quando ti accorgi che una simile ragazza riesce, con un solo sguardo, a folgorare senza possibilità di appello l’uomo che tu, che sei colta, intelligente, spiritosa, simpatica, stai provando ad interessare da mesi, ottenendo solo dei due di picche clamorosi. È che Veronica non è stupida, in realtà, è solo di una semplicità spaventosa; e mentre noi donne presunte intelligenti ci arrabattiamo a voler sembrare tanto superiori, e complicate, e dimostrare quanto siamo sottili e complesse, lei no. Lei guarda l’uomo di turno e gli fa capire, con un’occhiata: “Guarda, sono proprio come te. Quindi non serve che ti impegni a far finta di essere colto, sensibile, intelligente, che mi trascini a serate colte o ti inventi astrusi dilemmi per far finta di avere una tua vita interiore.” E quello, giustamente, si sente felice come un Aronne che ha trovato la sua Terra Promessa. Una strategia sopraffina di conquista, che consiste nel non avere strategia alcuna e nel fregarsene, semplicemente, di ogni altra inutile sovrastruttura e calcolo. Una strategia che Veronica cerca di insegnarmi ogni volta, perché, oltre tutto, è di una bontà disarmante.

L’altra sera, ad esempio, quando mi ha vista giù, ha subito cercato di intervenire, con un consiglio da amica.

Perché sei triste?”

Perché non mi chiama più!”

Ma neanche messaggia?”

Solo se messaggio io per prima…”

E allora tu messaggia per prima, no?”

Vabbe’, ma che figura ci faccio? Sembra che gli muoia dietro…”

Ma tu gli muori dietro, quindi tanto vale che lo sappia…”

Già, non ci avevo pensato.

Sono passati di qua dal 26 aprile 2008

  • 522,856 lettori

iltwitdiGalatea

  • Propongo un Forse Day. E mettiamo d'accordo tutti. 6 hours ago

 

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Disclaimer

Questo è un blog, non una testata giornalistica, lo aggiorno quando mi va, sennò ciccia. I commenti sono liberi, e possono non rispecchiare assolutamente le opinioni dell'autrice del sito. I commenti offensivi o anonimi saranno comunque eliminati a mio insindacabile giudizio: è casa mia, dopo tutto. Le immagini sono tratte da internet, se per caso fossero coperte da copyright, segnalatemelo e saranno rimosse. Tutti i racconti sono opere di fantasia, i nomi e gli avvenimenti narrati non corrispondono a fatti reali e qualsiasi somiglianza è puramente casuale: è letteratura, bellezze! Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Se volete pertanto citare articoli o passi dei miei post, fate pure, ma riportate o il nome dell'autrice o l'indirizzo e il link del blog: sono liberale ma vanitosa.

Scrivi a Galatea

Se mi volete contattare: galatea.vaglio@gmail.com Risparmiatevi le mail di insulti, tanto me ne frego.

Share this blog