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galaturchina

Ho messo gli slip turchesi. E adesso una troupe di Studio aperto mi seguirà?

Ma faccio atto di contrizione da Anskij&Ghino.

Occhio, sta diventando un blog quasi erotico… ;-)

Ho aperto iltwitdiGalatea.

Così non dite che non vi dico le cose, eh.

Lo sapevo che c’era qualcosa che non andava.

Lo sentivo.

Non capivo cosa.

Eppure, quando mi ero guardata bene bene allo specchio, nel salone, m’ero sembrata carina.

E anche David, il mio parrucchiere, confermava.

Era proprio contento contento.

Ha guardato lo specchio, poi il taglio, e ha sentenziato: “Pare fatto apposta per te.”

E anche le sue assistenti.

Hanno annuito:

Stai benissimo!”

E anche Alberto, il panettiere, quando mi ha visto, ha detto:
“Eh, ma è proprio carina, la nuova pettinatura!”

E Mariella, la giornalaia:
“Sì, ti dona!”

Ci voleva la signora Wanda, la mia vicina di casa.

Una ottantenne che vive davanti alla tv, perennemente sintonizzata su Retequattro. Nonostante sia un berlusconiana di ferro, mi vuole bene.

Mi ha visto arrivare sul pianerottolo, mi ha guardato, ha allargato la bocca in un gran sorriso e, sprizzando felicità da tutti i pori, ha gioito:
“Tesoro, come che ti sta be co’ quel cascheto! Ti ghe somegi a la Carfagna!”

Azz, ecco cos’era.

cittadinanza digitale

Com’è cominciata nemmeno me lo ricordo. Fatto sta che mi ha chiamato Mad da Ibridamenti: “Il 3 Luglio aprono il wifi sul Canal Grande e ci hanno invitato dal Comune, vieni?”

Cioè, ti pare che io, che di mio son curiosa come scimmia, non vado? E infatti, il 3 Luglio, cioè ieri, sfidando un caldo africano che pareva essere arrivato fregandosene delle nuove leggi antimmigrazione solo per far dispetto a Bossi, alle 10.30 spaccate mi trovo all’imbarcadero dell’1.

Dà soddisfazione essere una blogger, soprattutto quando ti trattano come un quasi vip. Sull’imbarcadero, infatti, c’è già una piccola folla di gente subbugliante che aspetta, e si vede che è la gente da grande occasione, cioè quel misto di invitati in tenuta da semimatrimonio, giornalisti della carta stampata in sahariana però chic, giornaliste in vestito voile con capello tirato su, cameraman al seguito e varia umanità in jeans, però fighetto. Per fortuna che ho messo la gonna caruccia, penso, mentre cerco di capire da che parte devo andare, o per lo meno a chi devo chiederlo. L’imbarcadero è gestito come l’entrata al privè di una discoteca di lusso: cortesi e sorridenti signorine rivestite dal logo di cittadinanzadigitale (grondano con addosso le magliette accollate, povere cocche, ma con professionalità estrema fingono di non accorgersene minimamente) hanno in mano una lista da cui spuntano i nomi di chi può entrare e chi no, dirottando i giornalisti su un battello e i blogger sull’altro, e ci vuole la santa pazienza di una tata d’altri tempi, perché, al solito, i giornalisti vogliono andare sul battello dei blogger, e i blogger, oddio, i blogger vorrebbero andare sul battello loro, a dire il vero, ma sono blogger, quindi vanno accompagnati quasi per manina, sennò chissà dove finiscono.

Dentro, il battello ha una temperatura da bocca d’inferno, e, in effetti, pure l’ordine di un girone infernale: è un gran groviglio di fili di batteria per computerini portatili, netbook, blackberry, cellulari satellitari: Tutti digitano su qualche tastiera, dando l’impressione che per quello Iddio abbia creato le mani: per scrivere al computer. Da una capo all’altro del vaporetto si odono conversazioni del tipo: “Oh, ma mi presti la tua password?” “Be’, e perché non mi fa accedere?” “Devi passare per la Home!” “Porca Miseria, non mi riconosce l’account!” “Ehehe, guarda, mi hanno taggato!”. Qualcuno è seriamente preoccupato per la location: “Soffro il mal di mare.. e qui se vomito vado pure in diretta in mezzo mondo…” Sono gli inconvenienti dell’interconnessione globale.

Mad sta baruffando con il suo Mac, che fa le bizze, mentre per fortuna il netbook di Mario funzionerebbe, ma per entrare in wifi ci vuole la password, e l’hanno dimenticata a casa. Per fortuna io ce l’ho, e, non avendo portato il computer, gliela cedo volentieri: quando il vaporetto si stacca dalla riva, siamo connessi, e navighiamo in rete, oltre che sul canale: vittoria! Mad comincia a postare su facebook in tempo reale, mentre gli altri blogger commentano e rispondono, sempre su facebook; la cosa divertente è che alcuni, sospetto, sono seduti un paio di file più indietro di noi, e farebbero prima a farci toc toc sulla spalla e dirlo a voce, ma dài, è il brivido della novità, siamo internettiani ed interattivi, quindi gioco anche io, e ingorgo la pagina di ibridamenti di commentini in diretta. Mad vorrebbe uplodare un filmato, ma prima deve capire come si fa a girarlo, e con il netbook nuovo non le è chiaro; quando finalmente ha una illuminazione, e inizia a riprendere, il problema diventa sapere come si carica. Chiediamo in giro, e scatta la solidarietà fra blogger, che non porta a granché, a dire il vero, perché il filmato non si carica manco pei tacchi: gli unici che girano e mettono in rete in tempo reale sono gli studenti del MIT. C’è poco da fare, gli Ammerigani lo fanno meglio.

Il vaporetto, intanto, è arrivato a S. Marco. Le signorine distribuiscono magliette promozionali omaggio e i blogger fanno ressa virtuale, cioè tramite facebook o blackberry si scambiano informazioni su chi è riuscito a beccare una media e chi necessita di una extralarge; probabilmente qualcuno medita se sia il caso o meno di creare un negozio su e-Bay. Intanto si sente un trambusto enorme: monta infatti, come una calata d’Unni, una nuova orda di giornalisti. Entrano in retromarcia, perché stanno riprendendo l’arrivo di qualcuno di importante. La Madonna, come minimo, si direbbe dal casino: invece no, è Massimo Cacciari. Il Sindaco appare, fighissimo come suo solito, non dico circonfuso di luce, ma quasi: sarà il riverbero delle webcam. Cosa dica non si sente, perché è attorniato da un nugolo di Bernerdette che fa muro.

Gli stanno mostrando la connessione wifi – spiega Mad- e Cacciari fa ‘ohhhh!’”

Ok, abbiamo il titolo per la colonna sonora: I Cacciari fanno “ohhhh”; se ci accordiamo con Povia sarà il successo dell’estate. Più del Sindaco, lo confesso, è il Vicesindaco, Michele Vianello, che mi fa simpatia: è montato in vaporetto con il passeggino del figlio treenne, che ha addosso anche lui una magliettina di cittadinanzadigitale e si sta sbrodolando di the con il biberon, piccino, mentre attorno tutti lo riprendono e lui se li guarda pensando che gli adulti devono essere ben stranetti, eh. “E’ un giovane cittadino digitale” assicura il padre. A riprova mostra un computerino di quelli per bimbi, nel bauletto del passeggino.

Finalmente, sbarcato Cacciari, navighiamo, oltre che nella rete, anche verso il Lido, dove ci attende il rinfresco. Qui Michele Vianello molla il pupo, che spero portino a casa data la temperatura ormai da altoforno, e improvvisa uno striptease, indossando anche lui la maglietta di cittadinanzadigitale. “Meno male – sbuffa – m’era toccato vestirmi elegante…” Confermo, fa proprio simpatia a pelle questo omone alto con i capelli bianchi, dritti, che paiono tagliati con l’accetta, e degli occhioni azzurri dietro occhialetti da miope allegro. Cacciari, lo confesso, a me mette addosso ansia anche se lo incrocio per strada: ho paura che se svolto male la calle, lui mi assegni per casa una parafrasi di Platone, con commento in tedesco. Vianello invece sembra uno di quei paciosi maestri elementari del buon tempo andato, che quando imbrocchi la risposta giusta ti offrono una caramella, e quando no te la allungano lo stesso, di nascosto, per tirarti su il morale. E poi mi piacciono proprio le cose che dice: “Da oggi il Comune offre a tutti i suoi cittadini, gratis, la rete internet, nelle zone coperte… e meno male che funziona, perché se non funzionava qualcosa, oggi, il sedere allo scoperto ce l’avevo io – spiega ridendo – ma per me è una cosa importante. É un investimento enorme, certo, passare le fibre ottiche nel territorio del Comune, ma quando mi chiedono come si rientra dei costi io rispondo che non si rientra, come non si rientra quando si costruisce un asilo. Però ormai avere accesso libero alla rete digitale è un diritto per i cittadini, come l’istruzione e l’accesso ai servizi, non importa quanto costa, ed è anche un investimento, perché poter offrire alle aziende connessioni rapide se portano la loro sede nel territorio nostro può fare la differenza nel prossimo futuro.”

Io me lo guardo contenta, perché fa piacere vedere un politico che dà l’impressione, una volta tanto, di sapere di che parla, e poi mi piace questa idea della rete che è un po’ come la scuola gratuita nell’Ottocento, un diritto di tutti, non solo un vezzo per qualche signore annoiato e ricco, che si può permettere un nuovo giocattolino. Non parla neanche tanto, Vianello, poi, perché tutti reclamano il rinfresco, approntato su una terrazza fronte mare. “Per chi vuole – aggiunge prima di dare il rompete le righe, che poi sarà un ricomporre le fila davanti al buffet – ci sono a disposizione degli ombrelloni, e la connessione wifi è attiva su tutta la spiaggia, per cui, volendo, potere anche andare a fare il bagno e rimanere comunque connessi…”

Oh, alcuni nelle retrovie fanno una faccia così contenta che penso ci stiano pensando davvero, di fare un tuffo con il netbook in mano (i netbook che hanno devono essere anche subacquei, secondo me!), per postare subito su Facebook, in tempo reale, la foto della prima alga che incrociano, fra le onde del Lido.

Stavolta il racconto è proprio tutto vero. Se volete le prove, cliccate i link.

Su Giornalettismo, Malvino esamina le nuove tendenze della morale cattolica, che dopo aver normato il normabile, ora si lancia a definire anche le “buone regole” per l’igiene personale.

Malvino la prende male, come fosse l’ennesimo esempio di ingerenza intollerabile.

Ma no, Malvi’, non fare così, dài: stavolta, bisogna riconoscerlo, hanno titolo per esprimere una qualche riserva sull’eccesso di docce, bagni e l’ossessione della pulizia. Si sa che per loro sono rogne, se la gente prende la brutta abitudine di lavarsi troppo le mani.

Dimenticavo: su Giornalettismo, c’è anche il mio articolo di critica tv: la dura vita dei Supereroi Teenager.

 

 

Per tenere una rubrica di cucina in tv pare che uno ed uno solo sia il requisito fondamentale: la conduttrice – nei programmi di cucina è sempre una donna – deve dimostrare di non sapere assolutamente nulla di cucina. Non fraintendiamo: non deve essere ignara, come la maggior parte delle casalinghe, delle sopraffine qualità organolettiche del pomodoro della piana di Guazzabuddo, di molto superiore rispetto a quello di Val Fico Secco, o non essere in grado di riconoscere a prima occhiata il cotechino dop di Randellino, da non confondere con il suo quasi omonimo, ma molto meno pregiato, di Randellaccio. No, la conduttrice perfetta di programmi di cucina è una signora che, messa davanti ai fornelli, non sa da che parte si prende una pentola, non ha mai osservato che l’acqua bolle solo se messa per un congruo numero di minuti sul fuoco e se qualcuno le ordina: “Gira la minestra!” guarda con aria terrorizzata il cucchiaio di legno che le hanno cacciato in mano chiedendosi: “Ma che, devo muoverlo?”

Volete leggere il resto? Be’, andate su Giornalettismo.

sanremo2009l

Sanremo, si sa, è Sanremo. Eppure quest’anno, forse sarà la crisi economica, forse saranno i programmi in concorrenza, il Festivalone c’è, ma pare di no. Ve li ricordate i bei Sanremo di qualche anno fa, quando, già da dopo Natale, appena si sbaraccava l’albero, la tv si addobbava di fiori rivieraschi? Quando la gente diramava per le tre serate del Festival gli inviti agli amici, per ritrovarsi tutti davanti alla tv a massacrare assieme gli artisti, in un afflato che aveva il suo pari solo nelle partite dell’Italia? Se qualcosa di sopra le righe doveva succedere, si dava per scontato sarebbe successo a Sanremo: scandali, inciuci, intrallazzi, suicidi veri o tentati ad arte, polemiche politiche, abbandoni di scuderia dei conduttori, dichiarazioni choc, ricongiungimenti familiari di coppie famose o clamorose rotture di matrimoni vip, eventuali morti eccellenti o dichiarazioni di inizio e fine guerra. Praticamente Sanremo non era un evento, ma una stagione della tv: non avevano neanche digerito il panettone, che il caravanserraglio dei critici musicali, televisivi, dei cantanti in gara ed esclusi, dei conduttori in auge o un declino, delle aspiranti vallette more o bionde, italiane o straniere, poppute o piatte iniziavano a muoversi e a calare. Non c’era aspetto della kermesse che non venisse indagato con almeno un mese di anticipo. Per dire, c’erano reporter scalmanati che cercavano di carpire chi sarebbe stata la seconda valletta muta al Dopofestival. Quest’anno no. Neppure la Vita in Diretta – che vabbe’, dacché è orfana di Cucuzza non è più la stessa cosa, ma insomma! – Neppure la Vita in Diretta, dicevamo, si è mossa con il consueto can can. Giusto giusto qualche serviziolo di sfuggita, con il solito sventurato inviato che intervistava fuori dal teatro dell’Ariston, l’altra sera, gli orchestrali uscenti dopo la prova. Ha scoperto, dopo averne tampinato un paio, che sul palco ci sarà la scala e l’orchestra. E poi dicono che il giornalismo d’indagine è morto.

(Volete leggere il seguito? E allora cliccate su Giornalettismo!)

 

Scartabellando i dati di Shinystat ho scoperto che ho un lettore a Palo Alto.

Spero che sia il professor Fontecedro, ovviamente.

Ieri era la Befana.

E nessuno mi ha fatto gli auguri.

Grazie.

Una serata decisamente no. Pioggia, freddo e solo la tv per farti compagnia. Meno male che trasmettevano Bocelli incensato da Fazio. L’ideale per farsi due risate… il resto della critica su Giornalettismo, che diamine!

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iltwitdiGalatea

  • Propongo un Forse Day. E mettiamo d'accordo tutti. 6 hours ago

 

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