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Bossi: “Fini? Ognuno è libero di suicidarsi come vuole.”

Fa piacere sapere che anche la Lega apre all’eutanasia.

sondino-nasogastricoLe famiglie sono complicate. Ha passato la vita a difenderle dagli attacchi dei laicisti, Francesco Rutelli, ma non è mica uno che vive con gli occhi e le orecchie foderati di prosciutto. Quindi, sulla questione del testamento biologico, ha una sua posizione, ben distinta e chiara. Lasciar decidere per iscritto a ogni singolo individuo a quali trattamenti voglia o non voglia essere sottoposto nella malaugurata ipotesi entrasse in coma, gli pare francamente troppo. Eccheddiamine, è come dire che uno può fare di testa sua per quanto riguarda la sua vita e soprattutto il suo corpo: via, dai, siamo ai limiti dell’eversione.

Ma anche l’ipotesi che la decisione, in caso l’individuo non sia più cosciente, venga presa dai familiari gli sembra una strada pericolosa. Le famiglie, come giustamente sottolinea Rutelli, sono complicate, talvolta addirittura imprevedibili. Poniamo, per esempio, che la signora X provenga da famiglia beghina, ma sventuratamente si sia maritata con un inveterato laicista dalle pericolose tendenze liberali, il quale si ricordi che la moglie gli ha più volte detto, nel segreto dell’alcova e fuori: “Tesoro, per favore, se mi riduco ad un vegetale, lasciami morire in santa pace senza che nessuna suorina zelante mi tenga in vita tramite sondino cacciato in gola.” Il marito, per rispetto al diritto all’autodeterminazione della moglie, avrebbe la facoltà di chiedere al medico di staccare il sondino, e i parenti baciapile, per quanto spalleggiati da parroci, cardinali e alti togati vaticani in gran spolvero se la dovrebbero mettere via; oppure, peggio ancora, sempre spalleggiati da avvocati ed azzeccagarbugli curiali, potrebbero impiantare una serie di cause legali infinite al marito per cercare di dimostrare che sono loro e non lui ad avere il diritto di decidere sulla vicenda. Alla fine delle quali, peraltro, il marito l’avrebbe sicuramente vinta, in quanto parente più prossimo (sempre che fosse marito, quindi unito alla donna da regolare matrimonio; se invece fosse, per esempio, solo un semplice convivente, o il compagno di una persona omosessuale, ahilui, la spunterebbero i parenti, e ciao core se il paziente aveva altre idee su quello che avrebbe tollerato gli fosse fatto!).

Tremando al pensiero di questa possibilità, Rutelli ha tirato fuori dal cappello una terza via: non decide, per carità, l’individuo; non decidono neppure i parenti (mica ci si può di fidare!), ma decide, udite udite, il medico.

Ora, mettiamo che io sia una inveterata laicista, atea, materialista e pure un po’ stronza, e non desideri assolutamente, nel caso entri in uno stato vegetativo permanente, essere tenuta in vita all’infinito con l’alimentazione forzata. Non posso lasciarlo scritto nel mio testamento biologico. Non posso far giurare i miei parenti fino al novantesimo grado – attualmente non ho né marito, né compagno, quindi oltre ai miei genitori forse è bene che informi anche zii e cugini, non si sa mai…- perché rispettino questa mia volontà. Non mi resta che sperare, dovessi mai trovarmi in questa situazione, che il reparto di rianimazione sia gestito da un medico laico quanto lo sono io. Perché, metti caso capitassi in un reparto con primario beghino o magari in un ospedale religioso, col cappero che ho una sola vaga speranza che il mio desiderio sia rispettato: il mio destino sarà quello di continuare a vegetare con un tubo in gola, peggio di una zucchina sfigata, insomma.

Ma facciamo anche l’esempio inverso, perché la genialità rutelliana va apprezzata in tutto il suo fulgore. Mettiamo che io, invece, desideri con tutto il mio cuore venire mantenuta in vita in saecula seculorum. E invece – la jella colpisce indiscriminatamente e nessuno è al sicuro! – capito in un reparto in cui il primario, vuoi perché ateo cattivo fino alle midolla, vuoi perché semplicemente gli serve il posto letto ed è convinto che continuare a sprecare soldi per tenermi in vita sia sciupare il denaro dei contribuenti, visto che la decisione spetta a lui, dà una distratta occhiata alla cartella clinica e ordina: “Stacchiamo tutto!”. Anche in questo caso, la mia volontà viene disattesa, e i parenti non possono fare una cippa. La sorte del malato, inoltre, rischia di venire delegata al totale arbitrio non solo del medico, ma del Caso, che fa finire il paziente in un reparto piuttosto che in un’altro, lasciandolo alla mercé del dottore che il Fato gli assegna.

Ammettiamolo, la proposta di Rutelli è veramente una sintesi di pura genialità come non se ne vedevano da tempo, ed è davvero una soluzione convincente, alternativa ed inedita: fra chi pretende di decidere del suo corpo anche quando è incosciente, e chi invece pretende di decidere sul corpo altrui al posto del legittimo proprietario, Francesco Rutelli propone una terza via: tiriamo a sorte.

Adesso non massacrate i Piddini. Comprendete il loro dramma.

Lo sanno che il povero Pd non si riprenderà mai più.

Ma, coerentemente con la sua posizione sul testamento biologico, non possono staccargli la spina.

bartleby2

Quando Bartleby lo scrivano viene allontanato dal suo studio perché, piano piano, ha rifiutato ogni compito ed ogni azione con un semplice “Preferirei di no”, finisce in carcere per vagabondaggio. Qui, nonostante l’avvocato suo ex datore di lavoro preghi il secondino di fargli avere del cibo migliore di quello fornito dalla prigione, Bartleby risponde di nuovo: “Preferirei di no.” E muore di inedia.

Perché erano a New York.

Qui, l’avvocato gli avrebbe potuto far ficcare in gola un sondino.

fammiscegliere

Bossi: “Napolitano figura di garanzia.”

In effetti, nell’eventualità che gli venga un altro ictus e non voglia essere costretto a rimanere in vita come vegetale, gli conviene che resti al suo posto.

scuolafascismo

Ieri pomeriggio sono tornata tardi, perché, contrariamente a quanto continuano ostinatamente a credere molti, compresi alcuni ministri, noi insegnanti non lavoriamo mezza giornata. Ho letto quindi solo di sera l’illuminante articolo di Stefano Zecchi sul Giornale (E col caspita che che ve lo linko, andate a trovarvelo da soli, neh!).

Già il titolo è tutto un programma: Se pure la scuola fa il tifo per l’eutanasia. Si parla di Eluana Englaro? Certo, ieri non se ne poteva fare a meno. Ma va dato atto che il professor Zecchi affronta il problema da un punto di vista del tutto inedito e sfuggito ai più. Zecchi infatti si rende conto che la diffusione capillare di un messaggio pro-eutanasia, in Italia, non è stata affidato dalla sporca mafia laicista solo alle tv, ai giornali, ai mass media, dove è evidente che il Vaticano ed i gruppi cattolici non hanno avuto alcuna possibilità di far sentire la propria voce, ma anche alla scuola, in cui i professori comunisti e laicisti hanno messo in atto una sorta di martellante propaganda su piccoli ed indifesi allievi per convincerli che Eluana Englaro doveva essere lasciata morire.

Che la scuola fosse infiltrata da sovversivi privi di qualsiasi etica è noto a tutti, ma il professor Zecchi ci tiene a ribadirlo per aprire gli occhi a tutti quei milioni di genitori che non si rendono conto di dove mandano ogni giorno i propri figlioli. Un posto pericolosissimo, dove i ragazzi sono abbandonati senza difesa ad individui spregiudicati, capaci di qualsiasi scorrettezza quando si tratta di manipolare le coscienze.

Dice Zecchi, infatti: Un articolo di giornale, un dibattito televisivo sul caso Englaro rendono pubbliche delle opinioni che possono, volendo, essere conosciute e giudicate da tutti. Se, insomma, qualcuno dice o scrive una castroneria, si diletta a provocare, le sue parole in televisione e le sue frasi sui giornali sono sottoposte a un controllo pubblico che chiunque potrebbe riprendere, criticare, censurare. Quello che l’insegnante dice a scuola, no. E il suo potere di orientare e disorientare i giovani, che notoriamente non leggono i giornali e non seguono gli approfondimenti dei notiziari televisivi, è enorme. C’è una parte fondamentale della società, quella formata dagli adolescenti, che riceve su un problema cruciale della nostra civiltà una informazione di cui non sappiamo assolutamente nulla per ciò che riguarda la competenza e l’onestà.

Azz, non ci avevo pensato, ma se uno fa mente locale, è gravissimo: io, per esempio, per andare in cattedra, ho fatto un regolare concorso pubblico in cui gli esaminatori mi hanno chiesto di parlare loro di grammatica, letteratura italiana, storia e geografia. Non uno, per dire, che mi abbia chiesto, prima di spedirmi a insegnare, se ero pro o contro l’eutanasia, se andassi a messa tutte le domeniche, e quando mi fossi confessata l’ultima volta: non so come si possa essere certi che, dovendo parlare del caso Englaro, io possa avere la necessaria onestà per trattare con i miei alunni il caso in questione. E sono pensieri, questi, che al povero Zecchi fan tremare le vene dei polsi: Naturalmente la questione non si porrebbe se noi avessimo fiducia nella scuola (pubblica) e fossimo certi che i nostri ragazzi sono nelle mani di veri professionisti. Ma qui casca l’asino….Il dramma è che gli insegnanti nella stragrande maggioranza dei casi non sono all’altezza del loro compito e, in particolare, di un compito tanto delicato come quello di spiegare il valore della vita di Eluana.

Non ho capito bene cosa dovrebbe certificare che un insegnante è in grado di spiegare nella maniera più corretta il valore della vita di Eluana. Deve aver letto qualche libro del prof. Zecchi? Deve entrare in classe citando Ratzinger e Betori?

I genitori che si interessano dell’educazione dei figli di fronte a piatti, banali indottrinamenti come quelli occasionati dalle discussioni a scuola sul caso Englaro sono totalmente disarmati….Chi segue l’istruzione dei propri figli è al corrente di quanta ideologia vetero comunista siano impregnati i libri di scuola, scelti da insegnanti che fanno fatica ad abbandonare quelle nostalgie ideologiche. E quindi questi genitori sono anche abituati a raddrizzare la barra del timone: poi, comunque, sarà il ragazzo che dovrà pensare con la propria testa.

Il prof. Zecchi non deve avere gran fiducia nei ragazzi, visto che li pensa totalmente incapaci di ascoltare punti di vista differenti e farsi una idea per conto loro, fregandosene, magari, di quanto gli han detto i professori e i genitori (crescere, in effetti, vorrebbe dire questo: sapersi formare delle opinioni proprie, senza che qualcuno ti prepari sempre la pappa pronta!). Ma non si sa bene come se le potrebbero fare, queste idee autonome se, par di capire, il prof Zecchi contesta la possibilità per i docenti di parlare del caso in questione: Il problema della vita o della morte di Eluana è diventato nelle scuole nuova materia di scontro ideologico e non occasione di attenta riflessione etica, afferma infatti. Però, se lui considera ideologica ogni posizione, come ha detto poco sopra, che non spieghi il valore della vita di Eluana, è difficile che si possa arrivare ad una riflessione etica in merito, dato che il confronto fra due opinioni è escluso a priori. Infatti una posizione che ammettesse la liceità di aver interrotto l’alimentazione forzata a Eluana non terrebbe in debito conto, secondo Zecchi, del valore della vita di Eluana, e quindi non sarebbe ammissibile! Anzi, lascia capire poco dopo, chi sostiene la liceità della libera scelta è socialmente pericoloso e non andrebbe neppure messo in cattedra: Il problema è cosa si insegna a scuola a quella stragrande maggioranza di studenti che la frequenta più o meno disciplinatamente. Il problema è chi sono i professori, come viene controllata la loro preparazione, come vengono reclutati…si vada a fare un’inchiesta nelle classi per sapere com’è affrontato il caso Englaro, e allora si capirà in quale situazione è l’istruzione pubblica e quale disastro sta producendo nella coscienza dei giovani.

Insomma, oltre ai militari per le strade, mandiamo anche un secondino in ogni classe, per essere certi che questi laicisti senza Dio che minano le menti della nostra sana italica gioventù siano allontanati o, per lo meno, messi a tacere.

Volevo concludere questo pezzo con una battuta. Ma, sinceramente, sto rabbrividendo, e non mi viene.

Una delle cose che ho più apprezzato, nel comportamento di Peppino Englaro, è il fatto che di Eluana non esista una foto recente. Le uniche che si trovano in rete, e si vedono in tv e sui giornali sono quelle scattate prima dell’incidente, in cui Eluana è una bella ragazza mora e sorridente, dagli occhi pieni di vita e di speranza per un futuro che ahimè, come sappiamo, non ha potuto avere.

Dopo diciassette anni di stato vegetativo, chiunque abbia un briciolo di buon senso sa che quella immagine è appunto solo la foto di un passato lontano: se bastano pochi giorni di malattia anche non grave per ridurre un essere umano al pallido fantasma di se stesso, diciassette anni di incoscienza totale riducono qualunque corpo, pur se idratato e alimentato artificialmente, ad una larva.

In questi anni sul signor Englaro si sono riversate accuse di ogni sorta. Insinuazioni così basse, volgari, schifose che già da sole bastano a qualificare e far riconoscere che razza di persone orrende possano essere quelle in grado di partorire simili oscenità. Ma quel povero padre, oltre a non rispondere a parole alle offese più triviali, ha avuto il grande merito di non far trapelare una sola immagine della figlia come è oggi. Sarebbe stato molto facile, e mediaticamente vincente, rispondere agli attacchi più belluini con la sola evidenza di una foto, mostrare a quanti si ostinano a pensare che Eluana stia nel suo letto come una bella addormentata in attesa di un principe pronto a risvegliarla con un bacio e farle concepire un figlio, che invece le cose non stanno così, non stanno proprio così, che Eluana, ahimè non è più una principessa, ma un povero corpo svuotato di vita ed attaccato a dei tubi capaci di protrarre solo all’infinito alcune funzioni basilari, senza un senso e senza una ragione.

Se non ha scelto questa strada, è stato per amore e per pudore: amore verso la figlia, che aveva chiesto solo di poter mantenere la sua dignità di essere umano, e pudore di genitore e di cittadino che combatte una battaglia civile per tutti i suoi simili, non chiede favori e non aspira a trasformare il tutto in un macabro reality show. Da tutto il circo Barnum che gli si è scatenato attorno, Beppino Englaro ha cercato di proteggere sua figlia fino all’ultimo, combattendo con i mezzi della legge, non giocando in maniera furbetta sul pietismo facile o sul sensazionalismo d’accatto. Non chiede di essere compatito, non chiede che venga compatita Eluana: chiede che ad Eluana venga riconosciuto un suo diritto, come cittadina di uno stato laico e democratico, che consente a ciascuno di poter scegliere, controllare d interrompere i trattamenti sanitari cui viene sottoposto.

Non cerca pietà, pretende dignità e rispetto.

Forse è per questo motivo che ’sto paese non riesce a capire la sua battaglia.

Ho cercato le parole per due giorni, e non mi venivano. Neppure, cosa che può parere strana, gli insulti. Leggevo, rileggevo, e il cervello rimaneva vuoto, ciò che era stato detto ci rimbombava dentro, come in una caverna: il suono sbatteva contro le pareti, si moltiplicava, faceva eco, ma non otteneva risposta.

Ho spesso sottolineato dalle pagine di questo blog (e nella vita reale, quando parlo con amici, conoscenti, praticamente con chiunque incrocio quando mi incazzo per una delle continue sparate del nostro Premier) che ciò che più è offensivo nelle parole di Berlusconi non sono le parole in sé, quasi sempre infelici e gratuitamente offensive, ma la mentalità che traspare dietro a quelle che lui crede innocenti sparate, rilievi su fatti che ritiene acclarati, persino spiritosaggini. Berlusconi non è agghiacciante come politico, è agghiacciante come essere umano: è la banalità del Male. Dice, convinto di ribadire ovvi luoghi comuni risaputi ed accettati da chiunque, cose non solamente offensive, ma pericolose, letali.

Eluana potrebbe concepire un figlio, dice. Al di là dell’orrore che la dichiarazione di per sé suscita – Eluana non potrebbe mai dare l’assenso ad un rapporto sessuale, ne consegue che, se concepisse, il concepimento potrebbe solo avvenire per mezzo di una violenza sessuale, quindi un ennesimo abuso sul suo corpo!- fa ribrezzo la mentalità che ispira una frase del genere. Come se l’unica funzione del corpo di una donna, come se l’unica cosa che qualifica una donna come essere umano fosse, appunto, la sua capacità di essere una incubatrice: il forno è un forno se ci puoi fare l’arrosto. Finché ce la fai ad essere quello, sei viva e devi restarlo. Sei una macchina da procreazione, e, come macchina, puoi anche non avere più coscienza, più capacità di autodeterminarti, più riflessi, più pensiero, più niente, ma devi restare a disposizione. Tu, come donna, non sei mai tua. Il tuo corpo non ti appartiene: appartiene alla società che deve riprodursi per tuo tramite. Quello che vuoi, quello che eventualmente sei, non conta: se anche perdi la coscienza, se sei ridotta ad uno stato vegetale, che importa? S’è mai sentito di una scatola che possieda l’autodeterminazione?

Il corpo delle donne può essere frugato, dissezionato come su un tavolo di autopsia, senza pudore. Berlusconi ci informa, infatti: Eluana ha il ciclo. Se ha il ciclo è ancora una donna a tutti gli effetti, perché il cervello può anche non avere più le sue funzioni, ma le ovaie, grazie a Dio, sono intatte! Questo siamo noi donne, per uomini di tal fatta: un apparato riproduttivo. Finché quello regge, la nostra esistenza ha un senso, uno scopo.
Mi scusi, Signor Berlusconi: se Eluana entrasse in menopausa, potremmo staccarlo, finalmente, quel maledetto sondino?

spinaAi cortesi signori che da mesi ed anni si affannano attorno al caso di Eluana Englaro ricordando al suo povero padre, che già ne ha dovuto sopportare tante dalla vita, che il loro è vero amore per Eluana e il suo invece no; a tutti i preti, i vescovi, le pie suorine che hanno spiegato a Beppino Englaro che deve credere nel miracolo, che il miracolo è lì lì, e insomma, un attimo di tempo, Dio lavora sull’eternità, diciassette anni sono un soffio; a tutti i tromboni che si sono sentiti in dovere di scrivere articoli ed articolesse spiegando che loro una cosa del genere non la farebbero mai, per niente al mondo, perché sono genitori santi, loro, e quindi a vedere una figlia ridotta ad un vegetale per anni e anni e anni godrebbero, per Giove, perché saprebbero che comunque è viva; a tutti quelli che hanno ripetuto alla nausea che la vita è un dono di Dio, ma non hanno spiegato perché, se ce l’ha regalata, non possiamo allora farne quello che vogliamo, ché, altrimenti, non è un dono, ma al massimo un comodato d’uso, e scriverlo così su un testo sacro non farebbe una gran figura, via; a tutti quelli che si sono precipitati a portare pane e acqua sui sagrati delle Chiese e poi, quando vedono un disgraziato sul sagrato della Chiesa medesima che chiede la carità chiamano i vigili per farlo sloggiare; a tutti quelli che davanti all’ambulanza, per Eluana, si sono addirittura sdraiati, perché pronti a morire per evitare un delitto, ma quando sentono che dalla villa dei vicini han rubato quattro carabattole bofonchiano: “La pena di morte, ci vorrebbe, altro che!”; a tutti i politici che, reduci da un ictus, hanno confessato che avrebbero desiderato la moglie trovasse un modo per non farli rimanere dei vegetali, magari operando di nascosto, ma poi oggi dicono che la legge sul testamento biologico no; a tutti questi signori, insomma, vorrei dire: “Per piacere, adesso è ora di staccare la spina.”

Ma non quella di Eluana. La vostra.

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  • Napolitano: l'Europa parli con una sola voce. Quella di Topo Gigio, ad esempio. 18 hours ago

 

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