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Scena: il tinello di casa Pattaro, all’ora di pranzo.

Personaggi: la Signora Pina, che sta mettendo in tavola la pasta, e il marito Gino, in mutande, alla finestra, che parla al cellulare.

Gino!”

..

Ginooo!”

..

Ginoooo! E molla quel telefonino, che è pronto in tavola!”

..

Gino, ma insomma! Con chi credi di stare al telefono, con Erdogan???”

Scena: il tinello di casa Pattaro

Personaggi: la signora Pina e il marito Gino

Gino: “Esco stasera..”

Pina: “E dove vai, al bar?”

Gino: “Ma no, cosa dici, mi sono iscritto alla associazione Volontari per la Sicurezza del Quartiere!”

Pina:” O mamma, ma cosa sono, le ronde?”

Gina: “Ma quali ronde e ronde! Pina, sei la solita scema che si fa fuorviare dalla propaganda di sinistra! Tu, tutto il giorno, davanti alla tv che è tutta un ricettacolo di comunisti! Ecco, vi mettono in testa ’ste cose, a lasciarti guardare Mentana e Santoro! Noi non siamo ronde, siamo Volontari per la Sicurezza ed il Bene comune! Noi garantiamo il benessere di Cittadini! Noi combattiamo per la Democrazia! Noi siamo un presidio al dilagare del Caos e della criminalità…”

Pina. “Cioè, in pratica?”

Gino: “Be’, facciamo le ronde…”

Pina: “Ah, ecco.”

Scena: il tinello di casa Pattato

Personaggi: la signora Pina, il marito Gino.

Pina, Walter se ne va!”

Vabbe’, però Mina torna…”

Scena: il tinello di casa Pàttaro

Personaggi: la signora Pina Pàttaro; la cognata Ginetta.

Ginetta: “Pina, ma hai sentito di recente la Ninni?”

Pina: “Eh, come no, l’altra settimana.”

Ginetta: “Uh povera cara, e come sta?”

Pina: “Eh come vuoi che stia, povera donna? Come al solito. Il marito, Carlo, lo sai, beve come una spugna e a furia di imbriacarsi lo hanno cacciato dal lavoro.”

Ginetta: “Oh mamma, che brutta roba. E il figlio, il Rino?”

Pina: “Ah, quello, il solito disgraziato. Non studia, si droga, è sempre in giro per discoteche a cercar donnine…”

Ginetta: “Peggio che peggio. E la figlia, la Susanna?”

Pina: “Ehh, quella poi, non si è fatta mettere incinta da un tizio che manco sanno di preciso come si chiama, e comunque è sposato, senza un soldo, e non vuole nemmeno riconoscere il bambino una volta nato?”

Ginetta. “oh mamma mia, che disastro…”

Pina: “Magari fosse finita… sai, non riescono a pagare il mutuo perché lei non ha un lavoro fisso, si sono fatti debiti con usurai, non hanno neanche di che mangiare, praticamente.”

Ginetta: “E ma Cristoforo Colombo! Non ne va dritta una in quella famiglia… e lei, porella, come pensa di uscire da questo disastro? Chiede aiuto a qualcuno?”

Pina: “No, lei è tutta sorridente, e l’altro giorno ha detto che per risolvere tutto basta non dirlo in giro.”

Ginetta: “Ma è scema?”

Pina: “No. Però potrebbe essere una statista…”

Scena: il salotto di casa Pattaro. Personaggi: la signora Pina, casalinga; il nipote Francesco, giovane politicamente impegnato.

«Zia, allora, vedi la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, oggi pomeriggio?»

«Francesco, guarda, sinceramente, penso proprio di no…»

«Zia, ma come, questa da te non me l’aspettavo! Non dirmi che aderisci anche tu a quella buffonata di Gasparri, che ha chiesto di non guardarla per testimoniare il dissenso verso la Cina comunista…»

«No, veramente non è per quello…»

«Ah, ecco, mi pareva! Allora perché? Vuoi testimoniare la tua protesta perché le Olimpiadi sono diventate una vetrina del capitalismo, un mercimonio globalizzato in cui lo sport è solo un pretesto per fare affari?»

«No, veramente…»

«Ah, capisco, è un sistema per sottolineare che lo sport ormai ha stancato, è solo una truffa, lo scandalo del doping non si sopporta più, c’è bisogno di una vera svolta da parte degli organismi internazionali…»

«No, vedi…»

«Ma allora, perché? É per il Tibet? Per la libertà di culto? Per l’abolizione della censura in internet? L’effetto serra?»

«Ma no!»

«E allora, cazzo, perché diavolo non la guardi, oggi pomeriggio, ’sta stramaledetta cerimonia di inaugurazione olimpica? Perché ti sta sulle balle lo sport?»

«Ma no, tesoro. È che a quell’ora sono in palestra con Ada, a far ginnastica…»

«Ah ecco. Salutamela, neh?»

 

Scena: Salotto di casa Pattaro; protagonisti: la signora Pina, suo marito Gino.

«Ginooo! Ginooo! Dai mo’, mettiti bene la cravatta e la giacca, che dobbiamo andare da tua madre a cena!»

«Eh sono pronto, un attimo! Ehi, ma tu che fai tutta elegante?»

«Gino, ma ti sei rincoglionito del tutto? Come cosa faccio? Dobbiamo andare a cena da tua madre, per il suo compleanno, ti sei dimenticato? Sono sei mesi che mi rompi l’anima, mi hai fatto rimandare la pizza con mia cugina Luisella, il corso di Yoga, mi hai fatto girare tre giorni per negozi a cercare il regalo, mandato ogni giorno otto messaggini sul cellulare per ricordarmi l’evento, fatto mobilitare i nostri figli perché si tenessero liberi per andare dalla nonna…»

«Beh, sì, ma tu lo sai che mia madre è una rompiglioni unica. Me lo hai sempre detto.»

«Sì, d’accordo, amore, ma tu ci tieni tanto, per una sera vuol dire che farò finta di niente per farti contento, tu ci tieni…»

«Ma no, ma no, guarda che è proprio una rompicoglioni. Io l’ho sempre detto e fatto notare, in tutte le occasioni. Poi vuol sempre fare come le pare, non rispetta le opinioni altrui, se dici qualcosa che non le va ti sbatte fuori di casa, è egoista, maleducata, fa pesare il fatto che ha i soldi, ti ha sempre trattato da schifo, ti dà torto su tutto, ti voleva persino mettere contro i nostri figli, ha cercato di far naufragare il nostro matrimonio, è una megera, un’arpia, e io non la sopporto, detto per inciso: fosse per me la strozzerei ogni volta che apre bocca! Sinceramente, per me ’sta festa di compleanno è una pagliacciata, ci ha invitato solo perchè vuol fare bella figura con i vicini mostrando una bella famiglia unita, è tutta propaganda, la sua solita ipocrisia, una operazione di facciata per poi, da domani, continuare a comportarsi come caspita le pare, fregandosene di tutti noi e senza rispettare le regole base della buona educazione! Sinceramente, mi stupisco che tu voglia andare ad una festa simile.»

«Ma tesoro, io mica voglio andarci…cioè io mi adattavo perché lo avevi deciso tu, ma se hai cambiato idea, sono contentissima, io per me figurati, queste cose te lo sempre dette…»

«Ecco, appunto, adesso è il momento di passare dalla parole ai fatti, Pina. Basta mugugnare di nascosto, quando non ti sente nessuno. Ci vuole una presa di posizione forte, un atto chiaro da parte tua, troppo comodo stare zitta per non urtare la sua sensibilità!»

«Un atto forte?»

«Ma sì, non so, non presentarti proprio, dicendo che lo fai perché mamma ti sta sulle balle, non, come al solito, accampando la scusa del mal di testa; oppure andarci ma sputare sulla torta mentre lei soffia sulle candeline. Insomma, un gesto, una dichiarazione pubblica e inequivocabile, Pina, mica si può lasciargliele correre tutte, a quella stronza!»

«Hai ragione, Gino, sarei una ipocrita. Quasi quasi non vado, come ha fatto l’anno scorso la cugina Marisa, che è andata in crociera apposta nel periodo del compleanno di tua madre e manco le ha telefonato per fare gli auguri.»

«Oh ecco, brava, così si fa!»

«Allora mi tolgo il vestito e mi metto le pantofole, resto a casa.»

«Giusto, brava. Senti, visto che vai di là, mi prendi l’altra cravatta, che questa con la giacca blu non ci sta bene?»

«Perché, scusa, tu dove vai?»

«Al compleanno di mamma, no?»

«Ma come? Vuoi che io le faccia uno sgarbo pubblico e tu ti presenti e le siedi accanto???»

«Be’ scusa, mica vorrai che dica di essere ufficialmente d’accordo con te, che, dopo, con la vecchia arpia mi tocca pure litigare!»

Ogni campo, si sa, ha i suoi pensionati di lusso. Personalità di spicco, ritirate a vita privata dopo aver lavorato sodo ed essersi conquistati fama ed onori; gente che è stata al top, ed ora si gode il meritato riposo. Il blog IlNuovoMondodiGalatea, come ben sapete, è ben introdotto in ogni ambiente. Così, con un colpaccio dei nostri, siamo riusciti a strappare in esclusiva una intervista al signor Zeus, già Supremo Signore del Cosmo e Padre degli Uomini e degli Dei, ritiratosi da qualche millennio in pensione, dopo secoli di onorata carriera come Divinità onnipotente.

-Signor Zeus, tanto per cominciare, come se la passa da pensionato?

-Guardi, non per dire una banalità, ma sto da Dio.

-Nessun rimpianto per i tempi in cui gestiva l’Universo a suo insindacabile giudizio?

-No, per carità divina! E poi questa cosa dell’insindacabile giudizio…voglio dire, noi divinità della vecchia scuola abbiamo sempre avuto il senso del limite, della misura. Intanto la gestione era collegiale, meno dirigistica; sui casi dubbi, per dire, si faceva un bel Concilio degli Dei sull’Olimpo, con votazione finale. Io stesso ero tenuto al rispetto delle decisioni dei capireparto: se non ce n’era bisogno, non mi intrigavo mica di quello che decideva Poseidone o andavo a sfruculiare Ade su come gestire il regno dei morti… insomma, al massimo potevo fare qualche arbitrato, come quella volta che si è rapito Proserpina e se l’è voluta sposare senza il permesso della sua mamma Demetra.

-Era un mediatore…

-Be’ sa, anche avere a che fare con una famiglia allargata aiuta, in questi casi, a cambiare prospettiva: io dovevo tener presente gli interessi di vari figli, mogli, fratelli, una pletora di cugini e zii. Non puoi scontentare nessuno e impari la diplomazia, l’arte della trattativa. Aiuta molto a non credersi un Padreterno.

-Chi invece ha un Figlio unico o non ne ha nessuno…

-Certo, i rapporti cambiano. Ma, guardi, io non voglio dare giudizi sui colleghi, lo so che è un lavoro duro, il nostro. C’è sempre gente pronta a criticare… anche gli uomini, poi, te li raccomando!

-Piantagrane.

-Ma della peggior specie! Prima ti pregano di una cosa, poi di un’altra, sempre a lagnarsi perché intervieni troppo o perché non lo fai abbastanza! Quello che non sopportavo è quel continuo tirare per il chitone, poi: tutti pretendevano di avere il tuo appoggio in esclusiva per qualsiasi ca… voglio dire, per qualsiasi impresa gli saltasse in testa. Ecco, lì noi vecchi dei eravamo facilitati: ci si divideva il lavoro, era una cosa d’equipe. Per esempio, a Troia: Atena da una parte, Afrodite dall’altra, e vinca il migliore: sempre stato per la libera concorrenza. Se qualcuno degli dei minori splafonava, intervenivo a calmarlo, ma altrimenti no, via, lasciar andare le cose per il loro corso. E anche gli uomini: ogni tanto ricordare loro che i guai se li cercano da soli, non possono incasinare tutto e poi piangere come vitellini perché dobbiamo venire a salvarli.

-“Incolperanno gli uomini sempre gli dei…” come ha detto nell’Odissea..

-Già. Un grand’uomo quell’Omero, mai pentito di avergli rilasciato qualche intervista! Lui non s’è montato la testa, ha sempre ricordato che era solo un poeta, non un inviato divino. Sì, alle volte esagerava con il gossip, però, anche lì, ha saputo dipingerci come delle divinità tutto sommato simpatiche, con cui gli uomini avevano dei punti in comune. Secondo me ci facciamo una figura migliore del povero collega Jahvè, che viene dipinto sempre con quell’aria tremendamente seria e incazzosa. Per dire, io che lo frequento nel privato, non è mica così: ride, scherza, ha un notevole senso dell’umorismo… quando legge i trattati di teologia o le encicliche dei suoi Papi, per esempio, si sganascia. O meglio, da un po’ di tempo lo vedo anche preoccupato, perché sparano una serie di robe…del resto, io glielo avevo detto, neh? Mai dare la rappresentanza esclusiva in terra ad una sola casta di sacerdoti, che dopo si credono padreterni loro. Prenda me, mai avuto un portavoce ufficiale unico, solo un po’ di poeti, scelti bene, di quelli che ti fanno fare bella figura, e un po’ di oracoli, sì, ma in grado di formulare solo vaticini oscuri, così se non si capisce un caspita non serve nemmeno smentire il giorno dopo, perché mica puoi stare tutta l’eternità a emanare la tua volontà e poi tornare indietro dicendo: “Sono stato frainteso”. Mica è serio, dai.

-Be’, ma chi sgarrava poteva sempre essere fulminato e spedito all’inferno!

-Oh sì, ma io tendenzialmente non ero favorevole a questi metodi. Per dire, si contano sulle dita di una mano i miei interventi diretti. La gestione della lunghezza della vita umana era affidata alle Parche, poi, e ci entravo solo marginalmente…io sono un capo che delega e si fida dei suoi collaboratori. Poi sa, per me anche promettere punizioni nell’aldilà, era un casino, con quella storia degli Inferi dati in subappalto ad Ade. Che poi, tanto, quando sono morti, son morti, peggio di così che si può fare loro?

-Non era un po’ troppo lassair faire?

-Be’ sì, può dare questa impressione… però i Greci non mi sono riusciti male, non trova? Voglio dire, gli uomini, se gli fai capire che si devono arrangiare da soli, che le divinità non ti danno tutte le risposte, ma quelle le devi cercare in te stesso, che devi chiederti tu se una cosa è giusta o sbagliata e trovare il modo di agire razionalmente di conseguenza… secondo me li aiuti a ragionare e ad essere liberi, ecco.

-Poi magari però mettono in dubbio la stessa esistenza degli dei, o la loro necessità.

-Oh, guardi quanto a quello…sa che sulla nostra necessità, qualche volta, ho seri dubbi anche io. Mi sono ritirato da secoli, e non mi pare che le cose vadano tanto peggio, in fondo. Sa, i colleghi ci tengono tanto ad essere riconosciuti… io, di mio, non ho più queste velleità. Esisto davvero, non esisto…come dire, ora che non sono più una divinità pubblica, anche io ho diritto ai miei spazi di privacy. L’Universo, in fondo, è un posto divertentissimo, quando non sei occupato a reggerlo.

-Ma quindi, cosa fa? La sua vita divina è stata sempre molto travagliata, il suo matrimonio scricchiolante, anche per la sua propensione ai tradimenti.

-Con Hera, ammetto, siamo arrivati ad una separazione consensuale non appena mi sono ritirato: in fondo, stavamo assieme per questioni di immagine, un po’ come i Bush. Ora mi tengo aggiornato, viaggio, ho un loft graziosissimo in un posto segreto, lontano dall’Olimpo che è diventato troppo trafficato… non le piacerebbe, per esempio, visitarlo, stasera, facciamo a cena? Non per vantarmi, ma ho scoperto che so cucinare da Dio… alle otto, la passo a prendere?

-Come, con un carro alato?

-Ma no, queste pacchianerie le lascio ai Briatore di turno…

-Le do l’indirizzo, allora…

-Non serve, mia cara, sono pur sempre onnisciente. E se non c’è traffico, pure molto puntuale. A più tardi, allora.

-A più tardi, Zeus.

cardinal bagnasco

Scena: Cardinal Bagnasco, il suo segretario

«Gesù Santissimo!»

«Eminenza, ma cosa sta dicendo!»

«Abbia pazienza, segretario, lo so che non dovrei…ma è che proprio proprio non mi riesco a ricordare…»

«Cosa, Eminenza?»

«Mah, guardi, è una cosa che… sto scrivendo il discorso per l’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana.»

«Eh, Eminenza, lo so, un lavoro duro…»

«Ma no, ma no, ho già finito, solo che…»

«Solo che, Eminenza?»

«Mah, non so, ho come l’impressione di essermi dimenticato qualcosa… ma non so cosa…non so, eppure ho l’impressione che sia qualcosa che dovrei proprio ricordare… ma niente, non mi viene…»

«L’emergenza spazzature, Eminenza?»

«Ma figurarsi, è la prima cosa che ho citato!»

«Allora, la criminalità…»

«Mica sono un novellino, le pare che me ne dimentico?»

«Allora non so, forse il potere di acquisto degli stipendi?»

«Ma per chi mi prende, segretario? L’abbiamo citata, l’abbiamo citata…»

«Allora, non so.. forse il problema dei mutui?»

«Ma no, ma no, ecchediamine! Era qualcosa d’altro…

«Eminenza…»

«Sì?»

«Ma si è ricordato di dire qualcosa che riguardi solo ed esclusivamente la religione?»

«Ah, ecco cos’era! Chissà perché questi argomenti secondari mi escono sempre di mente…»

censura

Alla cortese attenzione del Presidente della Rai,

Gentile Presidente,

chi le scrive è una madre di famiglia che da anni guarda, appena tornata dalla messa del sabato pomeriggio la tv (si sa, la domenica mio marito vuole andare a fare le gite fuori porta, e strilla e strepita se io vado a perder tempo in chiesa: che tocca fa’ per tenere in piedi il santo vincolo del matrimonio!). Lo faccio, sia chiaro, solo per riempire il tempo in cui piamente e cristianamente preparo la cena per la mia famiglia: è noto quanto una famiglia, cristianamente e devotamente riunita attorno al desco, ha bisogno di una cena decente, oppure a mio marito scappano certi moccoli da giocarsi subito un paio d’eternità.

Dunque, dicevo, ieri sera guardavo la tv, e, per caso, e sottolineo per puro caso – ché non è certo mio costume guardare certe cose, ma si sa, alle volte il telecomando è uno strumento del demonio – sono capitata su Raitre, sul programma di Fabio Fazio. Ora, voglio chiarire, a me Fabio Fazio non sta neppure antipatico, di principio, perché mi ricorda mio nipote Riccardo, che è tanto un bravo figliolo, cresciuto all’oratorio e lì, anzi, diventato un bel personaggio, tanto è vero che non c’è sagra della parrocchia in cui non gli chiedano di fare l’imitazione di sua Eminenza il Vescovo, e Sua Eminenza il Vescovo stesso, che è uomo di spirito in tutti i sensi, sta lì in prima fila a sorridere bonariamente della sue battute, persino quando chiama la sua amica a fargli da spalla e all’amica scappa qualche parolaccia; proprio come da Fabio Fazio, insomma.

Ma ciò che è avvenuto ieri sera, Signor Presidente, lo sappia, mi ha sconvolto, sconvolto nel profondo e nel mio intimo, tanto che, le assicuro, i miei sensi e la mia sensibilità ne risultano così turbati, che tuttora, al solo ricordo, non posso fare a meno di tremare.

Fabio Fazio aveva invitato infatti Piero Angela a presentare il suo ultimo libro, che già dal titolo era per me una gran consolazione: Perché dobbiamo fare più figli. Le impensabili conseguenze del crollo delle nascite. Da anni prego per Piero Angela, che mi è sempre sembrato persona intelligente e fine, e non ho mai capito come mai, con tutto il suo acume, si intestardisca a fare quei programmi di scienza, in cui spiega i quark, le stelle, il Big bang, sguinzagliando il figlio per musei e osservatori all’inseguimento di fisici matematici, e mai una volta – una volta dico! – che invece faccia un bello special su Padre Pio o sulla Madonna di Fatima: e pensare che secondo me, all’Alberto, invece, una bella benedizione gli farebbe tanto bene, e intervistare qualche santo pastorello gli aprirebbe la mente più che ascoltare con reverenza le parole del primo premio Nobel disponibile!

Ma vabbè, ognuno i figli se li alleva come vuole, per carità, io sono tollerante; solo che a sentire il titolo dell’ultimo libro di Angela m’ero come illusa. Mi son detta: evviva, finalmente anche il dottor Piero ha visto la luce, e ora ce lo dirà lui, a questa massa di miscredenti abortisti, che invece bisogna figliare, figliare, figliare a più non posso, sennò qui ci invadono tutti i negri e i rom e i delinquenti di ogni parte del mondo, che sono tutti nel migliore dei casi terroristi e nel peggiore pure musulmani (sì, signor Presidente, io sono tollerante e cristianamente pia, ma suvvia, anche alla cristiana pietà vanno ben messi dei limiti!).

Mi metto dunque ad ascoltare l’intervista, con la migliore disposizione d’animo possibile, e per un bel tratto ne resto, come dire, consolata. Ma poi, ahimè, ecco il patatrac: Fabio Fazio chiede al dottor Piero perché gli piaccia tanto la scienza, e il dottor Angela risponde: «Perché la scienza è filosofia e si occupa di cercare risposte agli interrogativi che da sempre l’uomo di pone: chi siamo? Da dove veniamo? Al “da dove veniamo” risponde l’astrofisica, al che cosa siamo la biochimica, a “che cos’è la materia?” la fisica delle particelle elementari…»

Signor Presidente, lei capirà, al sentire queste affermazioni mi son venute le lacrime agli occhi. Ma come? In prima serata, in un’ora in cui davanti alla tv ci sono milioni e milioni di bambini (anche i miei, per dire, erano lì, con la forchetta a mezz’asta davanti e la bocca aperta per lo stupore, e io sono dovuta correre a tappar loro le orecchie con le mani, operazione quanto mai difficoltosa, come Ella immaginerà, avendo io solo due mani e loro nel complesso sei orecchie!) si lascia un giornalista libero di fare affermazioni simili, in piena impunità? La scienza – la scienza dico eh? – che dà le risposte ai grandi perché dell’uomo, ci dice cosa siamo e come siamo fatti? La scienza, e non la religione??

Gentile Presidente, Ella capirà bene, queste sono dichiarazioni gravissime, ma gravi assai. Io, che ho sempre pagato ligiamente il canone Rai, mi sono sentita offesa da tale mancanza di correttezza nell’informazione fornita dalla televisione pubblica. Come si può permettere che simili affermazioni vadano in onda senza che il conduttore faccia una piega? Senza che in studio vi sia un onesto contraddittorio, non dico un cardinale, ma un vescovo, o almeno il cappellano Rai, a far da contraltare?

Fabio Fazio, invece – a cui il caso Travaglio non ha proprio insegnato nulla, è evidente – sorrideva beato, ricordando le otto lauree concesse al dottor Angela, ed io lì, immobile, davanti la video, a pensare ai miei bambini esposti a questi ragionamenti corrosivi, a queste opinioni laiche così liberamente esposte, su un canale pubblico pagato da noi. Non si dica che si invoca la censura, qui il dolo è palese. Fabio Fazio non poteva non sapere, visti i libri che Angela scrive, quali fossero le sue posizioni: gente del genere, Presidente, non può essere lasciata andare in video senza un controllo preventivo su ciò che diranno, anzi, non capisco neppure come il dottor Angela possa continuare a condurre programmi per la Rai. È questione di rispetto, mi scusi, è questione di democrazia. Qui non si tratta di aver spettegolato sul presidente del Senato, qui si tratta della Religione e di Dio in persona!

Col cavolo che stavolta se la cava con un fervorino di scuse, Fabio Fazio. Come minimo, un pellegrinaggio riparatorio a ginocchioni al santuario più distante che viene in mente al Santo Padre. E speriamo pure che piova.

In fede, sua devotissima

Pia Concetta Baciabanchi

Via Chiesanuova

Cattolica.

Scena: il tinello di casa Pattaro

Protagonisti: la signora Pina Pattaro, casalinga, e suo nipote Enrico, giovane politico rampante.

«Enrico, io non ce la faccio più.»

«E che è successo, zia Pina?»

«Mah, sta diventando sempre più difficile andare avanti in questa situazione…»

«Zia, insomma, dimmi, lo sai che su di me puoi sempre contare…»

«Insomma, anche oggi, la stessa storia di sempre… ho aperto il borsellino, e mi sono accorta che mi erano spariti dei soldi…»

«Cosa? Ma quanti?»

«Ma, la solita miseria, saranno due euro al massimo, il resto della spesa…»

«Bisogna prendere subito provvedimenti serissimi! Non si può restare così, inermi! Hai avertito la polizia? Hai chiamato i vigili urbani? E il poliziotto di quartiere, dovv’è sto benedetto poliziotto di quartiere, eh?»

«Ma Chicco, non mi pare il caso di fare tutto ‘sto schiamazzo…»

«No, non lo accetto come scusa. Eccheccazzo! Non è mica scusabile perché sono pochi spiccioli, no! Ma lo sai che sono proprio questi piccoli crimini che ormai hanno reso invivibili le città? Lo sai che uno non ha più il coraggio di uscire di casa perché non si sente sicuro, lo sai che sono aggredite le vecchiette che vanno a prendere la pensione, lo sai che non si può più prendere una metropolitana ed un bus, lo sai che ormai viviamo nel terrore?»

«Sì, ma Enrico, saranno davvero due euro…»

«Macchè due euro e due euro, è una questione di principio! Ci deve essere la certezza della pena, lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini, in casa, fuori casa, ovunque! E se lo stato non lo fa, dobbiamo organizzarci da soli, cribbio! Via, su, chiamiamo il Giangi, il Milo e il Tonio, che vedrai se non te la organizzano subito una bella ronda come si deve! Altro che fregare gli spiccioli dalla borsetta ad una signora rispettabile! Li voglio vedere, se si azzardano a farlo ancora, ‘sti quattro rumeni-beduini con le pezze al culo, a sprangate li faccio filare, a calci, li inforco, gli faccio passare io la voglia di costruirsi le moschee, a ‘sti quattro terroristi del cazzo che rubano gli euri dalle tasche…»

«Enrico, ma che caspita dici, ti vuoi calmare? Guarda che chi si frega i miei euro dalla borsetta è tuo fratello Luca, che vuole andare alla sala videogiochi ogni pomeriggio anche se tuo padre non gli dà i soldi…»

«Luca»

«Luca!»

«…Ah… beh, sì, vedo… però, dai zia, allora cerchiamo di capirlo, anche: non ha un caspita da fare tutto il giorno, la morosa lo ha lasciato, i suoi amici lo sai come sono fatti…in fondo, sono solo ragazzi.»

Sono passati di qua dal 26 aprile 2008

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iltwitdiGalatea

  • Napolitano: l'Europa parli con una sola voce. Quella di Topo Gigio, ad esempio. 18 hours ago

 

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