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Un racconto dedicato a tutte le donne che, pestate dai mariti, ancora oggi si trovano ad avere a che fare con preti come questo Don Gabriele qua.

E purtroppo sono ancora tante.

La Pierina, per esempio, non è che fosse una gran femminista. Aveva avuto troppa fretta a nascere, per diventarlo, perché era venuta al mondo nel ’35, giusto in tempo per beccarsi la guerra, e i bombardamenti, e la fame, ed essere abbastanza grande per ricordarsi tutto bene bene bene. Era poi andata a lavorare in fabbrica, perché la miseria era tanta, e poi le sue braccia tozze e forti, il suo corpo robusto potevano sopportare bene i turni duri e la fatica, e quattro soldi in casa ci volevano per tirare avanti.

Poi s’era sposata giovane, la Pierina, perché a quel tempo neanche i contraccettivi li avevano ancora scoperti, e così lei, che aveva fatto l’amore con il Gianni neanche due volte in tutto, tàcchete, incinta.

Lei non lo voleva mica tanto sposare, il Gianni, perché era un bel ragazzo, sì, ma con poco sale in zucca, lo sapeva anche lei. Ma ghe iera el putelo e poi in casa sua il papà mica l’avrebbe tenuta, con un figlio in arrivo e senza una fede al dito. Così si erano sposati, lei e il Gianni. Non aveva ancora fatto tempo a tirarlo fuori dalla culla e vederlo zompettare e parlare, el putelo, che il Gianni già s’era scocciato di tutti quei pianti, di lei e del bambino che aveva sempre fame. Andava all’osteria tutto il tempo, spendeva là i soldi della paga, quella sua e anche quella della Pierina, e rientrava ad alta notte imbriago che neanche vedeva la strada e la porta. Solo per una cosa aveva una mira infallibile per quanto vino si fosse cacciato in corpo: tirare pugni alla Pierina, se quella niente niente fiatava per dirgli qualcosa.

La Pierina per un po’ era stata zitta, perché anche si vergognava di aver sposato quel buono a nulla là, capace solo di scolarsi un bicchiere dopo l’altro all’osteria. Ma una sera che il Gianni l’aveva menata come una zampogna, e lei era con un occhio nero che neanche si apriva più e la mascella senza neppure più il contorno da tanto era gonfia, anche se a stento si reggeva in piedi aveva preso in braccio el puteo, giusto quei due stracci che si era portata in dote da casa, e se ne era andata via, dai suoi.

Il padre non c’era più, perché intanto era morto. La madre, povera creatura, non sapendo che fare, le aprì la porta, e poi di corsa andò a chiamare il parroco per un consiglio su come comportarsi con quella figlia mezza orba e tumefatta, che quasi non stava in piedi, ma, determinata come un mulo, diceva che lei da quel porco di marito che la picchiava non voleva tornarci più.

Don Gabriele arrivò veloce, sollecito e preoccupato, perché la sua era una parrocchia di gente seria e timorata di Dio, e donne che avevano lasciato il marito non ce n’erano mai state. Prese la mano della Pierina, cominciò con voce suadente e flautata a dirle che non si poteva sfasciare una famiglia così, ma era modo? Se il Gianni la picchiava, bisognava compatirlo, ché aveva i suoi pensieri per la testa, quella creatura di Dio. E lei che era la moglie doveva sopportare, se gli scappava uno scapaccione: ché a vederla così rigida, così dura, si capiva anche perché gli veniva di menarla, al Gianni, perché lei era una donna orgogliosa, che non voleva mai obbedire e voleva aver sempre ragione lei e le sberle le tirava fuori dalle mani.

La Pierina guardò, con l’unico occhio che aveva ancora aperto, prima la madre, che annuiva come se sotto il mento avesse una molla, e poi don Gabriele, che muoveva il capo avanti e indietro come se stesse seguendo il ritmo delle messe cantate in chiesa. Fissò le guance così lisce del prete, guance di chi non ha mai preso una sberla in vita sua, e poi, articolando a fatica per la mascella quasi rotta rispose: «Padre, se lu me dixe che g’ho da tornar dal Giani per el ben de la famegia, mi ghe torno, anca. Ma fazemo un pato: ogni volta che el Giani el me mola uno stramuson, mi vegno in ciesa da lu e ghe ne dago uno preciso. Cussì mi soporto e lu, che’l xé prete, cristianamente el soporta co mi la mia stesa soferenza.»

Don Gabriele se ne andò inviperito. La Pierina non tornò più dal marito. E neanche a messa, però.

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