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Sto attraversando la strada. Sul passaggio pedonale. La strada è a doppia carreggiata, e proprio all’incrocio centrale del paese, per cui il limite è di 30 all’ora. Passo il primo tratto perché la macchina in arrivo si ferma per darmi la precedenza. Affronto il secondo tratto tranquilla perché la macchina che sta arrivando è parecchio lontana.

Arrivo sul marciapiede, giro e percorro due o tre passi ancora. La macchina che stava arrivando mentre io attraversavo si ferma, la donna la volante tira giù il finestrino, caccia fuori una testa da gorgone inviperita ed inizia ad urlare: «Cretina! Idiota! Attraversi senza guardare! Ma non ti rendi conto che mi stavi venendo addosso, razza di imbecille?»

La guardo, senza capire. Controllo intorno: no, non c’è nessuno, ce l’ha proprio con me.

Non sapendo che risponderle, agito la mano davanti alla fronte, come a chiedere: «Ma sei matta?»

Lei probabilmente medita di scendere e riempirmi di mazzate, ma la fila di auto dietro sta già strombazzando, così si limita a urlare nuovamente: «Idiota, rincoglionita! Per poco non mi venivi addosso! Se mi rovinavi la macchina ti riempivo di botte!»

E io quasi quasi mi faccio un’esame di coscienza, perché giuro che, essendo un pedone, non avevo mai preso in considerazione il fatto che sono le macchine che rischiano di rovinarsi, se ci vado addosso io, eh.

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