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La fine d’Agosto ti prende sempre un po’ così, a tradimento: con quella sua strana voglia che la vacanza in qualche modo finisca, perché di stare in vacanza ti sei stufata persino un po’, e nello stesso tempo l’ansia di goderti gli ultimi giorni di mare e di nulla, perché poi l’inverno è lungo, freddo ed eterno, e sai che rimpiangerai ogni raggio di questo ultimo sole.

Ci sono cataste di panni nel cesto, e cataste di sensi di colpa per tutto quello che ti eri riproposta di fare e non hai fatto, perché in vacanza ne avresti avuto il tempo, ma eri in vacanza e quindi la voglia non c’era. Il tempo che hai perso e che in qualche modo hai voluto perdere, pur se sai che rimpiangerai di non aver fatto qualcosa di più costruttivo, le ore scivolate via a non pensare a nulla, i viaggi che non hai fatto perché per te la vacanza vera è quel lasciar libera in maniera assoluta la tua pigrizia, quell’indolenza nel rispettare obblighi, persino quelli presi con te stessa, che, alle volte, quando sei di buon umore, non sai manco se è proprio pigrizia, perché a te pare un’altra cosa:  libertà.

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