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Ci sono le due coppie di vicini di ombrellone, marito e moglie sui sessant’anni, madre e figlia settantenne l’una, cinquantenne abbondante l’altra, contornate da altri, una bionda che potrebbe essere la figlia o la nipote dei marito-e-moglie, una mora che potrebbe essere la vicina di casa/cugina/amica della figlia o della madre.

Discutono animatamente, con la foga indolente delle conversazioni da spiaggia che partono dal generale e arrivano al personale, ed il personale è invariabilmente qualcosa di strano e tragico capitato sempre ad un cugino/amico carissimo. Per una volta abbiamo  saltato la fase malattie devastanti-incidenti mortali: siamo passati direttamente alle disposizioni testamentarie.

«Ciò – dice la madre – perché bisogna star tènti! Mia cugina, per esempio, che la gera la tersa mugièr de so’ marìo, quando è morto la g’ha vùo un saco de problemi per aver i soldi!»

«Perché se ghe gera i fioi de primo leto – chiarisce il marito della moglie – bisogna che li divida in parti uguali…»

«Eh, ma non xé miga giusto, i gaveva da divider metà a ela e poi metà che resta ai fioi…»

«No, – interviene la vicina di casa forse amica – se li gera in comunion dei beni, ti pol farlo, si no no!»

La moglie del marito approva la mozione: «Sì, ma poi bisogna anca veder da quanti ani che li gera sta sposai co la prima muger…»

E si apre un lungo e approfondito dibattito su divorzi, convivenze more uxorio, equiparazione fra figli legittimi e nati fuori dal matrimonio, assi ereditari, in cui ognuno dei presenti ha da citare precedenti a memoria e giurisprudenza a caso manco fossero l’avvocato mc Coy  in una udienza di Law and Order.

Tu ascolti e mediti, mediti, mediti.

Su quanti danni abbiano fatto al paese, per esempio, i programmi come Forum.

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