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Quando leggo post come questo, pubblicato sul sito de il Corpo delle Donne, lo confesso, io mi infurio. No, anzi, per chiamare le cose con il loro specifico nome, mi incazzo. Perché da insegnante, ne ho le scatole piene, ma strapiene, ma piene fino all’inverosimile, di centinaia di post come questo, che leggo ogni santa volta che finisce l’anno scolastico. E che partono da dati reali, ma poi, come dire, si perdono per strada e finiscono col mancare clamorosamente l’obbiettivo, e anche il modo per raggiungerlo; come, secondo me, in questo caso.

Si parte dal dato reale: e cioè che, da che mondo è mondo, in ogni sistema scolastico (ma anche in ogni sistema e basta) a venire bocciati o ad avere più problemi a continuare sono i soggetti più deboli, in questo caso, cioè, gli alunni disabili, quelli provenienti da famiglie disagiate o semplicemente povere, dove i genitori non ci sono perché sono disinteressati o molto perché devono lavorare tutto il giorno e non hanno tempo di seguire i figli né di pagargli ripetizioni private o tate che li possano aiutare…..

Continua qui su Dietro la lavagna.

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