Tag

, , , , , ,

Vado al centro commerciale di fretta, perché l’unico motivo per cui di solito vado al centro commerciale è perché mi si è rotto qualcosa del computer, e infatti mi si è rotto l’hard disk esterno.

Quando arrivo c’è la desolazione che trasuda dai capannoni. Tutta lì, in mezzo al piazzale quasi vuoto di macchine, che vabbe’ che è giovedì pomeriggio, ma te li ricordi i tempi che per trovare un buco dovevi fare tre giri. Invece adesso nel piazzale troverebbe posto il relitto della Concordia, e ci avanzerebbe spazio per quelli che la devono smontare.

Entri, e ti arriva in faccia una zaffata di crisi. Poverino, il centro commerciale, non che lui non ci metta tutta la buona volontà a sembrare scintillante come al solito. Si vede che si impegna. Ma siamo quasi a Marzo, porca miseria, e nelle boutiques della galleria ci sono ancora le magliette invendute di lana. Hai voglia a piantarci sopra il cartello “Sconto al 70%”: una volta, lo sai bene, di questi tempi erano solo una montagnola di risulta sepolta in un angolino, e adesso invece no, sono tutto il negozio, tanto che la nuova collezione è relegata lei in un cantone, e pare che sia imbarazzata come un ospite che si è sbagliato e ti è capitato per casa con qualche settimana di anticipo.

Quando arrivi finalmente allo store principale, anche qui la malinconia è palpabile. L’entrata è ingombrata da grandi cassoni pieni di cose da 99 cent e 2 euro: sono un intero reparto, un’infilata che non finisce più. Alla rinfusa, giochi natalizi avanzati, penne biro invendute dall’inizio della scuola, quaderni, raccoglitori, asciugamani, cuscini assortiti, federe, tappetini per il bagno e per la cucina, tazze, tazzine, piatti, pentolini, presine da cucina, traverse, strafanti di plastica che non si capisce bene a cosa possano servire ma che una volta, proprio per questo, andavano a ruba.

Un gruppo di ragazzi cinesi, ma solidamente autoctoni, perché si scambiano commenti in veneto, sta ravanando dentro ai cassoni, e riesuma di tanto in tanto un set di penne biro, un pacco da 12 di scotch, mentre due anziani pensionati stanno passando in minuziosa rassegna i giochini per bimbi, forse alla ricerca di un regalo per i nipoti a meno di un euro. Persino il sottofondo musicale è di una tristezza infinita, perché non so come pare che ci sia solo Arisa in loop. Mi avvicino al bancone dei salumi e dei prodotti pronti, e anche qui noto il cambio di marcia. Un tempo c’era in bella vista il lardo di colonnata dop, con tanto di certificato esibito con pedigree d’autore, che ti diceva non solo dove l’avevano fatto e come, ma pure il nome del maiale che s’era sacrificato per la bisogna; oggi l’offerta del prosciutto cotto più andante, quello che non cerca neanche di convincerti che non ha i fosfati o qualche altra schifezza dentro, ma con il suo rosa pallido pallido ed emaciato sembra solo dire:”Ecchecazzo, per quello che costo cosa vuoi da me?”

Con Arisa sempre in loop arrivo alle casse, dove le spese sono quelle da crisi: due o tre scatolette, giusto il minimo indispensabile, e scelto fra i prodotti che costano meno. Mentre poso le mie due cose – a parte l’hard disk, faccio spesa da crisi anche io – davanti a me ho un sessantenne veneto accompagnato da una moglie cinquantenne slava. Lui brontola e smadonna, a quanto capisco l’oggetto del contendere è uno scontrino della spesa da due euro, che la donna non trova più e il marito invece vuole assolutamente.

«Ma erano cinque euro in tutto – dice lei, che parla italiano con una leggera cadenza russa – anche se tuo figlio non te li dà indietro non muori…»

«Cossa ghe entra! Non è per i cinque euro, g’ho pagà mì, xé na question de principio! E po’ de sti tempi zinque euro xé schei!»

Lei alza le spalle, mentre lui continua a recriminare sui cinque euro che mancano all’appello, mette dentro alla borsa le quattro cose che hanno comprato, poi sbuffa silenziosamente e alza gli occhi al cielo, rassegnata. Forse pensa che per vivere con un marito rompiballe accanto dentro ad una crisi economica che ti fa contare ogni centesimo tanto valeva che restasse a casa sua.