Tag

, , , , , , ,

Ho un pessimo carattere, io. Di quelli tignosi, incazzosi, che se la legano al dito per nulla. Se qualcuno mi offende o mi fa del male, o tocca in qualche modo qualcuno che mi sta a cuore, o anche solo sostiene cose che non stanno né in cielo né in terra, non reagisco bene, ma proprio per niente. La prima reazione d’istinto sarebbe quella di prendere la mazza da baseball e andare a spaccargli al testa, dopo avergli ridotto in polvere casa, perché sono piccola, ma potenzialmente violenta. Non sono buona e non sono moderata, io.

Se non lo faccio è perché rispetto una roba che si chiama educazione, e fa parte di una cosa ancora più ampia, detta civiltà.

L’educazione non è qualcosa che ti fa diventare buono, e nemmeno tollerante. E’ semplicemente una tecnica che ti spiega che ci sono altri modi e altri metodi, meno incivili e cruenti, per controbattere e rendere inoffensivi quelli che giudichi pericolosi in potenza o un atto. E allora impari che, se proprio proprio non ti capitano in casa loro, di notte, con una mazza da baseball e tutta l’intenzione di ammazzarti, non è civile partire per primi con la violenza. L’educazione non vuol dire che gliela fai passare liscia, anzi. Vuol dire solo che sai esercitare meglio di loro l’intelligenza e la furbizia, e trovi il modo di bloccarli lo stesso, restando nei limiti della legalità e dell’apparente buonismo. La civiltà è anche questo, forse è soprattutto questo: una lotta in cui la violenza viene sublimata, trova altre strade, non scompare.

Vivere in un mondo civile e democratico non vuol dire vivere in un’Eden rosato in cui tutti sorridono e si vogliono bene. Significa solo accettare che lo scontro passi dal piano fisico a quello intellettuale, le lotte si facciano a parole, con argomentazioni e contro argomentazioni, non con spade e lance. Le persone civili non sono buone, e quasi mai sono deboli. Spesso, anzi, sono più fetenti dei bruti che prendono in mano un sampietrino e lo lanciano a caso: perché il sampietrino è estemporaneo, finisce là, sul selciato o sulla testa di qualcuno, mentre una lotta civile di mosse e contromosse può durare anni, richiedere accurata pianificazione, determinazione testarda, sangue freddo e mente da scacchista.

Non è affare da mammolette, essere civili e democratici: ci vogliono testa e tenacia, conoscenza del sistema che ti attornia, compresa quella di tutte le sue zone d’ombra e i suoi bug, per sfruttarli a proprio vantaggio quando serve, o non rimanerne prigionieri.

Vale la pena? Non lo so. Come tutto nella vita, magari non è detto. Ma chi sceglie di essere civile e democratico, di solito, lo fa a ragion veduta perché crede fermamente che il caos e la legge della giungla ti bloccano là, nel caos e nella giungla, appunto, e l’esercizio dell’intelligenza, invece, te ne fanno uscire, anche se a piccoli passi. La democrazia non è una scelta di “bontà”, ma di interesse e di utilità: dovrebbe essere il miglior sistema che l’intelligenza umana è riuscita ad inventare per far sì che l’intelligenza abbia una chance sulla forza bruta.

Per cui se m’incazzo oggi con chi ha tirato uova marce e pomodori su Oscar Giannino alla Statale non è perché Giannino mi sia simpatico, o perché sono pietosa e buona. E’ solo perché sono civile ed educata, e quindi penso che se c’è qualcosa da contestare a Giannino lo si fa con gli argomenti dell’intelligenza, e smontando le sue tesi punto a punto, semmai, in modo implacabile e cazzuto.

Imbrattargli il cappotto è solo un’idiozia.