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C’è una scena, in Come sposare un milionario, che fin da bambina ho sempre trovato esilarante: una di quelle scene che ogni volta che rivedi ti fanno ridere sempre, senza che tu ci possa fare niente, perché il cervello, anche se le ha viste mille volte, non ci sa mettere un filtro: le vede, e ride, finita là.

Nella scena c’è lei, Marilyn. La bomba sexy. Quella che gli uomini vogliono tutti e le donne, per logica, dovrebbero odiare. E’ nel bagno di un ristorante e ne sta uscendo per andare a cena con un milionario da cui vuole farsi impalmare. Si trucca, si incipria e si imbelletta. Poi si avvia, con l’incedere da femme fatale, verso la porta. E sbatte la faccia contro un pannello, perché è miope, ci vede una cippa senza occhiali,  ma per sembrare fatale li ha dovuti togliere.

Credo che il misterioso segreto del fascino di Marilyn si spieghi tutto in quella scena là, e nella meravigliosa spontaneità con cui va a sbattere, fa un passo indietro tramortita, si rimette gli occhiali, guarda stupita il pannello, se li toglie, si ripiglia, sorride e va avanti, convincendosi di essere ancora bella e ancora fatale nonostante la botta, ma con l’aria di chi non ne è poi così sicura.

Di femmine fatali Hollywood ne ha partorite tante, e anche di bionde oche. Bellissimi sogni patinati da cartellone, per uomini che volevano donne perfette da sognare. Meravigliose immagini che le donne potevano soltanto detestare in silenzio, e ignorare in pratica, perché inarrivabili, intoccabili: con loro non si può combattere, solo abbozzare.

Marilyn era qualcos’altro, qualcosa di diverso. Non la puoi odiare, Marilyn. Ti sta simpatica anche se non vuoi. Perché in ogni sua foto, in ogni sua parola, ci vedi un po’ di te. Di una che sa quanto sono pesanti le eterne sedute dal parrucchiere, perché “nessuna, di natura, può essere così bionda”. E quanto sono fastidiose le lenti a contatto, e l’eye liner che rischia sempre di colare quando meno te lo aspetti, e il vestito di tirare, e le occhiaie di venir fuori da sotto lo strato del trucco.

Indovini nelle sue rotondità così burrose l’ossessione della dieta ferrea per evitare i chili di troppo, perché il passaggio fra bambola sexy a vacca sfasciata, per tutte noi, è un attimo di distrazione davanti ad un buffet. Sai capire tutte le sue insicurezze, i suoi eterni dubbi, nel fremito della vocetta quando canta accanto a Yves Montand o recita con Laurence Olivier, perché è il tremore di chi è lì ma non è mai sicura di essere all’altezza di starci, è intimorita e teme di star facendo una brutta figura. Conosci alla perfezione quell’ansia indistinta e feroce, senza tregua, che ti spinge a cercare una vita sotto i riflettori e ad odiarli, perché vuoi essere al centro dell’attenzione e dell’ammirazione di tutti ma questo ti fa sentire a disagio, e il tuo ideale, in fondo, sarebbe essere una casalinga con marito e tre figli in una campagna sperduta del Midwest, ma sepolta nel Midwest, con tre figli e un marito e i capelli in disordine e le cosce troppo grosse, dopo tre giorni ti taglieresti le vene. E sai intuire quanto c’è di malinconico nella sua falsa sfrontatezza, quanto bisogno spasmodico di affetto c’è in ogni sua ostentata posa sexy; glielo leggi negli occhi sgranati e impauriti, nel fondo di malinconia che ci trovi ogni volta; la malinconia tremenda di chi vuole amore e purtroppo crede che la bellezza sia l’unico mezzo e l’unica moneta di scambio che ha per ottenerne un poco.

E’ questo, Marilyn: un miscuglio di ferrea determinazione ad emergere, orgoglio, insicurezza, bisogno di affetto, ricerca di attenzione e paura di ottenerla; di goffaggine mascherata da disinvoltura, di seduzione che non si sa amministrare ma ci si abitua ad usare, stupore infantile, furbizia altrettanto bambinesca ed  innocente, ma atroce, disincanto nello scoprire quanto siano poi manipolabili, con poche prevedibili mosse, ed infantili e sciocchi, quegli uomini da cui tu agogni protezione, e che te la promettono, ma poi non te la possono dare perché sono persino più immaturi e pasticcioni di te.

Questo era Marilyn. E no, non era una “bomba sexy”. Era una donna.