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Getterò nello sconforto tutti i commentatori destrorsi che arrivano sul blog convinti di essere entrati in un collettivo maoista degli anni ’70, ma confesso che non guardo di solito Annozero. Santoro non mi ha mai particolarmente entusiasmato, non lo seguo fin dai tempi di Samarcanda e il suo modo di fare informazione non mi esalta: troppo gridato, con una predilezione per le piazze in subbuglio e i moti di pancia che invece un giornalista, a mio avviso, dovrebbe raccontare e analizzare, non suscitare in prima persona. Ma queste sono paturnie mie. In ogni caso, lo vedo di rado, a spizzichi e bocconi. Ieri sera quindi l’ho guardato così, appunto, ovvero nelle pause pubblicitarie di altri programmi.

La prima volta che ho girato c’era la Santanché. E sono scappata subito. La seconda volta, c’era Celentano, propagandante il video di una sua canzone. Non ho capito bene il testo, ma credo di non essermi persa granché. Sono ri-scappata.

La terza volta sono capitata nel bel mezzo di un battibecco fra Ignazio Marino e Chicco Testa. Dove Chicco Testa attaccava Marino, reo, a suo dire, di fare terrorismo psicologico contro il nucleare perché da tempo cita il dato che a Chernobyl, a seguito del famigerato incidente alla centrale, si sarebbero ammalati di cancro 4000 bambini. «Non dici mai quanti ne sono morti! Ne sono morti solo 15!» ha tuonato Chicco. Roba che persino la Santanché è sobbalzata sulla sedia.

Ora io da tempo ho deciso che al referendum voterò contro il nucleare. Non perché io sia pregiudizialmente contraria all’energia nucleare in sé, ma perché le centrali nucleari in Italia sarebbero costruire e gestite da noi Italiani. Cioè costruite da imprenditori che son capaci di sostituire la sabbia al calcestruzzo negli ospedali in zone sismiche come l’Aquila per risparmiare due lire, e gestite da manager come Chicco Testa. Uno che giudica accettabile, nel suo computo costi/benefici, che 4000 bambini si ammalino di cancro, dovesse succedere un incidente.

Ecco, mi pare sufficiente.

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