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Siccome sono una persona tendenzialmente gentile, e quando vedo qualcuno in difficoltà mi vien spontaneo dargli una mano, ho deciso di chiarire un paio di particolari a Maria Volpe, che stamattina, sul Corriere, ha scritto un pezzo strappalacrime e strappacuore per lamentare il fatto che nella nostra società (ohimè, ohibò, signora mia che tempi!) i cani son vezzeggiati più dei bimbi, per quella solita annosa catastrofe dei valori veri che non ci sono più, il consumismo che ha fatto perdere il senso della vita, l’egoismo, l’individualismo, eccetera, eccetera, eccetera.

La vita di Maria Volpe, par di capire, è un vero calvario, dacché lei ha deciso di fare due bimbi e non di prendere un cane, come fanno tutti gli altri in Italia, perché nelle nostre città, in effetti, di donne con figli non se ne vedono, e quelli che io mi ritrovo in classe alle medie e sento vociare nel cortile delle vicine elementari sono evidentemente volpini e sanbernardi travestitisi proditoriamente.

Ma no, bando alla facile ironia, la povera Maria Volpe ne ha passate di tutti i colori, vessazioni su vessazioni. Sentite che odissee, prendetene coscienza:

Provate a entrare in un bar con un passeggino gemellare – come è capitato a me – e notate la reazione delle persone: fastidio, sopportazione, maleducazione. Provate poi a entrare con una carrozzella ingombrante con una persona anziana, e disabile. Osservate bene le reazioni: fastidio, sopportazione, maleducazione. Infine un’ultima prova: entrate con un cane, piccolo o grande che sia: sentirete gridolini di felicità incontrollata. Provate ad andare al mercato (con lo stesso passeggino e la stessa carrozzella di cui sopra) e osservate che succede. Qualche mese fa, in via san marco, mentre facevo la spesa, sfinita, tra sacchetti pesanti e biberon, un uomo mi ha urlato: “Eh certo che se veniamo al mercato anche con il passeggino…”. (per la cronaca, la mia risposta è stata molto volgare, qui non riportabile).

Quando sento racconti di questo tipo, a me verrebbe da chiedermi in che paese vive la signora Volpe, perché io entro continuamente in bar dove vanno bambini ed adulti, e non m’è mai capitato di vedere reazioni di fastidio nei confronti di anziani in carrozzella accompagnati dalle badanti. Ma è anche vero che io vivo in Veneto, e se i baristi non sopportassero gli anziani nei loro esercizi – che bevono bianchetti a tutto spiano e sono le colonne portanti delle consumazioni – chiuderebbero nel giro di due ore.

Al contrario non ho mai visto, in ristoranti, bar o esercizi vari, la possibilità di far entrare liberamente i cani, a meno che questi non accompagnino un disabile: se i padroni li vogliono tenere in braccio si siedono sui tavolini fuori, e qui il passante che si ferma e va in visibilio o carezza l’animale c’è sempre, è parte dell’arredamento urbano, come il vecchietto all’interno che beve vino. Fa il pari con la nonnina che si impianta e dice: «Che bel pupetto!» ad ogni pargolo in passeggino, anche quando il pargolo è brutto quanto la figlia di Fantozzi.

Le reazioni citate dalla Volpe nei confronti dei bambini (fastidio, sopportazione, maleducazione) ammetto che le ho viste. Anzi, lo confesso, spesso le ho avute anche io. In genere mi vengono spontanee quando mi trovo di fronte ad una certa categoria di donne con figli, che si credono, appunto, non semplici donne con figli, ma incarnazioni della mammità. Costoro ritengono che il fatto di essersi riprodotte abbia fatto loro raggiungere uno status superiore e diverso da quello delle altre donne e anche dai comuni esseri umani, perché loro sono mamme e il mondo di ciò deve ringraziarle ogni secondo.

Sono quel genere di fastidiose cretine, per esempio, che si muove con passeggino doppio ingombrato di sporte e sportine nelle viuzze strette dei mercatini rionali, dove la folla è un pigia pigia e non si respira neppure. Un sano esercizio di buon senso spingerebbe le madri, come han sempre fatto nei secoli passati, ad andare al mercato da sole, lasciando il pupo in asilo, o con il padre, perché i bambini, al contrario dei cani che sono più pazienti, tendono ad innervosirsi quando si trovano, povere creature, legati ad un passeggino che la madre usa come un carroarmato da sfondamento, in mezzo ad una calca di cui non capiscono il senso e che li sballotta. Ma queste madri qua no, i pupi se li portano dietro sempre, perché non sono figli, sono estensioni del loro ego, quindi via a far lo slalom fra banchetti e marciapiedi, infuriate come bisce perché al loro passaggio la folla non si apre come il mare davanti a Mosè, e magari fa anche un rispettoso inchino.

Stesso discorso nei locali pubblici, dove i clienti, porelli, se ne vanno a prendere un caffè dopo una massacrante giornata di lavoro, oppure si godono i venti minuti di pausa pranzo, o fanno quel santo beneamato che a loro pare, perché al bar ci vai per quello, cioè berti una cosa e star tranquillo, da solo o in compagnia. E invece no: se scatta l’invasione della madre con pargoli, è peggio che trovarsi in mezzo alla calata di Attila, non fosse perché le armate di Attila erano assai più educate. Mentre le madri si siedono e sorbono la loro consumazione con olimpica calma, i bimbi sono lasciati a pascolare allo stato brado per i tavolini, si arrampicano sui divanetti, gridano, si inseguono, piangono e frignano, perché le genitrici, lungi dal rendersi conto che con due pupi in età prescolare non puoi fermarti al bar a cazzeggiare con una tua amica per ore come facevi quando eri felicemente single senza prole, non si sono nemmeno preoccupate di portare per i bimbi un qualsiasi giocattolino su cui indirizzare le loro, ahimè infinite, energie.

Dopo cinque minuti di questo strazio, durante i quali i bimbi ti han già urtato il tavolino sei volte, fatto cadere miseramente la tazza, e stan cercando di prenderti in ostaggio legandoti alla sedia, se solo ti azzardi a elargire ai pupi uno sguardo di velato rimprovero, le madri insorgono, prendendoti a male parole, perché sei un adulto isterico e odiatore di bambini, tu.

Ora io son convinta che la Maria Volpe non farà parte di questa categoria di deficienti, e anzi avrà allevato figli educatissimi e che non fiatano e non dan fastidio in nessun contesto sociale, ma sappia che gli sguardi d’odio che vede zigzagare attorno a sé sono dovuti a queste madri qua, che fanno immediatamente rivalutare Erode come un personaggio ingiustamente diffamato dalla storia. Sono loro che le rovinano la piazza.

Ne prenda coscienza, come prenda coscienza di un altro particolare sottovalutato: alle volte le persone sono più felici di trovarsi accanto un cane piuttosto che un bimbo perché i padroni dei cani, per quanto poco, i cuccioli li educano.