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Il problema non è che siamo un paese di vecchi. Il problema è che siamo un paese di vecchi i quali assommano, al naturale e comprensibile rincoglionimento dovuto all’età, quello ancor più naturale ed intrinseco che si portano addosso dai tempi della gioventù, perché nella stragrande maggioranza dei casi essi sono arrivati ai posti di potere che detengono non per merito, ma ereditandoli per prestigio di famiglia, o facendoseli assegnare in cambio di servizi al potente di turno.

Siamo un paese di vecchi con poche competenze e molta spocchia, che si sono formati e sono cresciuti in un universo chiuso e autoreferenziale, dove la concorrenza era poca, e ancora ci vegetano, asserragliati dietro alle loro scrivanie con ficus aziendale di fantozziana memoria ed aggrappati ai «Buongiorno dotto’!» deferenti del loro portinaio di fiducia.

Siamo un paese di vecchi convinti di sapere tutto, perché “tutto” per loro si riduce a ciò che sapevano quando erano ventenni, e che l’ultima volta che hanno accettato di sentirsi raccontare un’idea nuova erano forse gli anni ’80, e comunque l’hanno bocciata.

Siamo un paese di vecchi che ha promosso una generazione di giovani, ormai ingrigiti nella mezz’età, solo se quei giovani erano uguali uguali a loro, ugualmente spocchiosi, chiusi, ignoranti e compiacenti, e gli altri, quelli svegli, li han massacrati e fatti scappare.

Siamo un paese di vecchi egoisti che ha sempre coscientemente promosso il peggio per essere certi di non avere concorrenti ai posti di potere, e che si è dunque cresciuta una generazione di eredi imbelli, incapaci di prendere responsabilità e decisioni in proprio, arruffoni, viziati e pressappochisti perché tirati su con l’idea che tanto a qualsiasi casino avrebbe messo poi mano il babbo, che le competenze fossero roba da stupidi, gli assi ereditari inamovibili, e la furbizia non avrebbe forse salvato il mondo, ma il culo sì.

Siamo un paese di vecchi che non corrono nessun rischio di essere sfrattati dal potere, perché gli altri più giovani non sono in grado di farlo, convinti che sia troppo faticoso e non convenga, e soprattutto perché per sfrattare una generazione dal potere bisogna prima fare lo sforzo di avere in testa una visione alternativa dello stesso, e questo non è possibile, perché la vecchia visione del potere a loro va benissimo così com’è.

Il problema non è che siamo un paese di vecchi, è che siamo un paese vecchio dentro, chiuso, meschino, pigro e senza speranze, perché persino i sogni costano fatica e noi quella fatica non la vogliamo fare, e brontolare senza costrutto è più facile e dà tanta soddisfazione, perché questo i vecchi fanno sempre, da sempre: brontolano dando la colpa al destino del mondo che han costruito e che contribuiscono a mantenere in vita.

Il problema è che siamo un paese di vecchi, e i vecchi siamo noi.

Per un simpatico esempio di mentalità moderna delle classi dirigenti di questo paese, leggere il seguente riassunto, qui.