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Le parole sono fondamentali. Usando quelle giuste, puoi far accettare qualsiasi concetto. Per esempio, prendete il lavoro. Anni di lotte, di battaglie, per non poter essere licenziati alla prima labile protesta contro le angherie del padrone, se si aderiva allo sciopero per avere un trattamento più umano, per avere il diritto di continuare a tenere il proprio posto anche se si era iscritti ad un partito politico che al capo stava sulle palle, o non si leggeva il giornale giusto, la mattina.

Poi è bastato dire: “Il posto fisso è un lusso.” E via, chi s’attardava a sognarlo era poco moderno, poco smart. Tutti imprenditori di se stessi in un mondo globalizzato, a fornire servizi, prestare competenze, partecipare a progetti, allegri, ottimisti e soprattutto flessibili.

Ora è la sicurezza sul lavoro che è un lusso. Perché poter passare il proprio tempo di lavoro in un ambiente dove non rischi di rimetterci la vita, c’è un responsabile tenuto a far controlli ed essere tutelati se ti capita un incidente è una pastoia che rende poco competitivi sul mercato.

È un lusso sopravvivere al lavoro, non un diritto. Basta cambiare quella parolina là con quell’altra e tutto torna. Se è un lusso, è un lusso. Non c’è ragione di protestare. Per definizione, un lusso è una cosa che si possono permettere solo in pochi.