Tag

, , , , , , , , , , , ,

Sono nove, negli ultimi giorni. Ma due di loro vivevano qua, a due passi da casa mia; una l’ho persino incrociata qualche volta, per strada, perché non andavo a fare compere nel suo negozio, ma il paese non è enorme, e di vista ci si conosce un po’ tutti. Vivevano, ho detto: perché le hanno ammazzate. Un ex compagno e un ex fidanzato, che di essere diventati ex non ne volevano sapere. Non lo tolleravano, e così le hanno uccise. Una a coltellate, l’altra con la pistola.

Nei commenti sui tg strappati agli amici ed ai vicini di casa, le solite dichiarazioni sugli assassini: bravissimi ragazzi, che nessuno avrebbe mai potuto immaginare coinvolti in storie del genere: mai un indizio di pazzia, mai nemmeno una multa, cortesi, onesti, lavoratori, persino laureati, dei modelli di comportamento con quell’unico neo di aver ammazzato le donne che li avevano rifiutati e non li volevano vedere più. Non sapevano rassegnarsi, si dice, alla fine di un amore: e raccontata così, la storia prende un colorito patetico e fatale, che fa automaticamente compatire la vittima, ma anche il carnefice. L’amore, l’amore è una cosa grande, e più è grande più è accettabile che faccia impazzire: all’amore non ci si può opporre, non si può fare resistenza, quindi chi uccide per amore assume l’aria tragica del martire, di chi è trascinato a compiere atti inconsulti da una volontà che non è più sua.

Ma, ecco, secondo me usare quella parola, amore, è il primo grande inganno, in queste storie. Smettiamola, per favore, di far passare il messaggio che l’amore è quella roba là. Gli uomini che ammazzano le ex perché queste li hanno lasciati non sono innamorati delle ex, e non sono nemmeno in grado di amare davvero una donna qualsiasi. Sono dura, lo so, ma qualcuno deve pur dirglielo: gli uomini che ragionano così, le donne non sanno nemmeno cosa siano, e quindi, di conseguenza, non le possono amare. Fossero davvero depressi per amore, non andrebbero ad ammazzare la donna, si tirerebbero un colpo in testa loro e addio. Invece no, vanno ad ammazzare lei, che in taluni casi non è nemmeno una ex, ma addirittura soltanto una che ha detto loro di no, persino in modo cortese. Ma per alcuni uomini – non per tutti, ovviamente, ma per alcuni che sono anche numericamente molti – le donne, tutte le donne, non sono degli esseri umani come i maschi. Sono delle bambole di pezza su cui i desideri maschili vengono proiettati e la cui unica funzione è quella di soddisfare tali desideri. Loro ti amano – per una notte o per sempre – e tanto basta: il fatto che ti desiderino, automaticamente li giustifica ad appropriarsi di te: se loro ti vogliono, tu non esisti più, la tua volontà non conta. Sei bella, gli piaci, li attizzi, hai colpito la loro fantasia, e pertanto hai il dovere, anzi proprio l’obbligo, di soddisfarli, sia in senso sessuale che affettivo. Se loro ti amano, tu devi ricambiare, non puoi decidere di sottrarti o essere semplicemente disinteressata, perché tu non esisti in altra maniera se non come appendice della loro vita. Loro scrivono il copione, in cui tu puoi avere sì una parte da protagonista, ma solo se ti attieni alle battute che ti hanno dato. Se non lo fai, se le contesti o persino osi immaginarti una storia tutta tua, con dialoghi e finale che rispondano alla tua fantasia e ai tuoi desideri, non meriti di continuare a calcare le scene, devi scomparire. Non sempre ti ammazzano, per fortuna: qualche volta si limitano a linciarti moralmente, descrivendoti come una stronza, una repressa, un’isterica o semplicemente una scema a tutti quelli che ti conoscono, e magari anche a quelli che non ti conoscono ancora, perché l’assassinio della reputazione di una donna, da sempre, è l’alternativa alla morte fisica, e in certi casi può essere persino peggiore.

Giorni fa, girellando per il blog di Lameduck, m’era capitato di leggere l’ennesima puntata del serial misogino di Paolo Barnard (una puntata che lo stesso Barnard nei commenti ha sottolineato non essere il racconto di un episodio della sua vita, perché, sia ben chiaro, lui le donne basta che le guardi e cadono tutte ai suoi piedi): il protagonista, dunque, che si chiama Paolo Barnard solo per un escamotage letterario, vede ferma sotto un portico una bella figliola, ne rimane colpito, così fa inversione subitanea con la bici, nel caldo assolato di una Bologna afosa, e, su due piedi, sudaticcio e scarmigliato, le dice che la trova meravigliosa. La povera ragazza – me la immagino accaldata, scocciata magari per il bus che non arriva, nervosa e desiderosa solo di una doccia – si vede arrivare fra i piedi ‘sto rompicoglioni ansimante non si capisce bene se per il caldo o per l’eccitazione, e reagisce nell’unico modo saggio che hanno insegnato a noi fanciulle: far finta di non aver sentito ciò che ti dice il tizio, per evitare possibili guai. Al che Barnard (che non è Barnard, ma insomma, è Paolino-il-protagonista-del-racconto) si sente mortalmente offeso, perché lui di quella sconosciuta s’è incapricciato a pero, e non si capisce proprio perché la sconosciuta si permetta invece di ignorarlo così platealmente, come se avesse una vita sua, impegni pregressi, interessi indipendenti, mentre è chiaro che la sua unica preoccupazione di donna dovrebbe essere subito rispondere al desiderio maschile che la sua bellezza ha inconsapevolmente suscitato. Incacchiato quindi come una vipera, il protagonista-che-non-è-Paolo-Barnard si gira e mormora, a mezza bocca ma ben udibile dalla bella sconosciuta e da tutti quelli attorno, un “Cretina!”, mentre da casa sua, Paolo Barnard scrive sull’episodio un pezzo di fiele, che, per rimarcare in concetto, si conclude con un : “Donne, meglio che a fronte di un tizio in bicicletta che torna indietro perché siete troppo sexy per proseguire, vi scorra un “grazie, sei carino” nelle vene fino alla lingua, piuttosto che resina. Vi conviene, sempre, fidatevi.

La chiusura jettatoria e vagamente minacciosa mi aveva fatto sorridere. Dopo gli ultimi fatti di cronaca, mi mette addosso un brivido di terrore. Perché da uomini che ragionano così, se ti importunano alla fermata del bus e tu non rispondi, rischi di beccarti un “Cretina!”. O una pallottola, se sono più nervosi.

In margine, un bell’articolo di Massimo Gramellini. Che è un uomo.

E questo bellissimo post di Arsenio. Uomo anche lui.