Tag

, , , , ,

Massì, in fondo, che volete che importi? Quindici giorni in meno di lezione, che saranno mai? Avete mai visto uno che si laurea in quindici giorni, che in quindici giorni scrive, chessò, un’opera fondamentale? Sì, vabbe’ giusto Mozart o Verdi. Ma quelli erano geni, mica si potrà far testo su di loro, adesso.

Madama Gelmini, stretta fra la pupa da allattare e Tremonti con le forbici in mano, una bella soluzione per far risparmiare soldi allo Stato e rilanciare nel contempo stesso l’economia l’ha trovata: la scuola si fa cominciare il 1 di ottobre. Geniale, strano che non ci abbiano pensato prima: stipendi dei supplenti annuali decurtati di una mensilità, importi dei contratti di manutenzione e pulizia,  nonché consistenti risparmi per luce e servizi. E poi, soprattutto, un mese in più di ferie ai pupi e ai loro genitori, i quali, secondo la logica ferrea di Madama Gelmini, potranno impiegare questo surplus di tempo libero girando allegramente per città d’arte o spiagge – rigorosamente italiane, per carità – e aiutare quindi il nostro turismo, così duramente provato dalla crisi. Del resto Madama Gelmini, lo aveva già ribadito con le sue precedenti interviste, vive in un mondo in cui tutte le famiglie hanno come massimo problema il fatto che vorrebbero andare via per il week end e, al pomeriggio, fare salutari sedute di shopping mentre i figli sono al corso di nuoto e di vela, ma talvolta tocca rinunciare perché ‘sti cani di professori comunisti si intignano a fare lezione. Al problema del tempo pieno e dei pomeriggi non disponibili, Madama aveva già ovviato, in pratica falcidiando le sezioni con rientro; al problema delle ferie settembrine di mamma e papà – si sa, settembre è il mese ideale per i Caraibi e le Maldive – ci pensa ora.

Non so cosa sia più sconfortante, in queste dichiarazioni, come nella proposta, lanciata qualche tempo fa da parte anche di seri rettori universitari, di abolire tout court l’ultimo anno di scuola, perché così i nostri ragazzi arriverebbero sul mercato del lavoro diciottenni, come gli altri ragazzi europei. Forse soprattutto il fatto di avvertire chiaramente in questi ragionamenti il totale disprezzo e la completa mancanza di fiducia che questi signori hanno nel nostro sistema scolastico.

Tagliamo ore di lezione, quindici giorni, un mese, tagliamo un anno: ma sì, che differenza vuoi che faccia? Tanto noi docenti a scuola mica insegniamo mai qualcosa, abbiamo dei programmi da portare a termine, spieghiamo o facciamo verifiche. Nell’immaginario collettivo di questi signori a scuola, in realtà, non si fa nulla, le ore sono una sorta di baby sitteraggio e di parcheggio per bimbi annoiati, piccoli delinquenti o casi sociali. Ormai questo paese ha assorbito al suo livello di coscienza più profondo l’idea che la scuola, tutta la scuola (ovviamente quella pubblica!), sia una specie di girone infernale che non produce nulla di utile alla società, ma serve solo a tenere per un determinato numero di anni i ragazzini lontani dai pericoli del mondo reale, si incarica di sorvegliare per un po’ di ore al giorno quelli che sono destinati comunque a creare disagio sociale. Tutto ciò che serve realmente nella vita si impara fuori, o a pagamento: sono gli stages nelle aziende, sono i corsi di lingue o i master fatti in istituti privati. La scuola è un parcheggio obbligato che dà, come contentino, un pezzo di carta certificante al massimo la costanza con cui si sono sprecati alcuni anni della propria vita fra i banchi. Un obbligo di legge da ottemperare, il prima possibile e con meno fatica si può. Nulla più.

Ci hanno così martellato per anni con la propaganda per la quale tutti i docenti sono fannulloni, ignoranti, incapaci, ci hanno così profondamente convinto che durante le ore di lezione nessuno faccia mai nulla, né insegnanti né alunni, salvo consumare atti di violenza sui compagni e filmarli per poi metterli su You Tube, che a questo punto proporre tagli di ore, di giorni, di interi anni passa via. Per chi ha alle spalle una famiglia benestante – o che ci tiene veramente – togliere ore a questo strazio inutile è un regalo, perché i figli saranno finalmente liberi di poter andare dove loro serve veramente, cioè ai corsi di lingua, di nuoto, ai camp settembrini all’estero dove a dieci anni insegnano loro economia e diritto; gli altri, quelli che non hanno alle spalle nulla, nemmeno i soldi per iscriversi al Grest della Parrocchia, non protesteranno, perché tanto anche loro sono convinti che quelle ore fra i banchi non diano nulla, siano una amena perdita di tempo che non qualifica e non apre nessuna strada. Tanto vale rimanerci davvero, per strada: si impara di più. Così tagliando ore, giorni, mesi ed anni pian piano si rosica la possibilità, per chi ha meno, di provare a tentare la scalata sociale attraverso la qualificazione scolastica; e in tutti si inculca l’idea che comunque studiare non serva a nulla, che sia comunque meglio, se te lo puoi permettere, andare a fare un bel giretto con mamma e papà sulla spiaggia, così almeno rendi felice l’albergatore e l’economia riparte. Per andare dove, non si sa. Ma queste sono domande che uno rischia di farsi quando è stato un pochino di più sui banchi.