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Stavolta mi spiace, ma non riesco proprio a superarla. Essì che in questi anni abbiamo imparato a parar giù di tutto. Ma la corruzione, il clima da basso impero, le veline, i leccaculo, le notizie false spacciate per vere indignano, fanno incazzare, d’accordo; però in fondo sai che fanno parte del sistema, di qualsiasi sistema, persino se nel nostro hanno raggiunto livelli di guardia. Questo decreto che ammette, o costringerebbe ad ammettere, alle elezioni le liste che avevano raccolto firme irregolari e presentato documentazione incompleta e fuori tempo massimo, no: è una roba che straccia tutte le regole, stravolge ogni senso: come se uno ti invitasse a giocare una partita a Monopoli e poi, quando tu sei già lì con un albergo in Vicolo Corto e in mano il dado per il prossimo lancio, improvvisamente ti dicesse: “Ma sai, da questo giro valgono le regole del Risiko, e io ti ho appena invaso.”

Qui non è un discorso di Destra o Sinistra. Non c’entra, e non dovrebbe entrarci il fatto che uno sia un elettore del Pdl, del Pd, della Lega, di Di Pietro o della Lista “Vogliamo Mimmo Cacace vincitore a Sanremo a anche la luna subito, già che siamo qui.” C’entra il fatto che la democrazia, come sistema, ha bisogno di regole certe, funziona solo in questo modo. Possono essere stupide quanto si vuole, farraginose, burocratiche: ma sono quelle che sono state scelte all’inizio, da tutti, e vanno rispettate finché vale il gioco. Se per presentare una lista ho bisogno di tot firme certificate, di quegli specifici documenti, e di consegnare la lista nelle mani di un pubblico ufficiale entro e non oltre una data ora, non ci sono santi né madonne: per quanto deliranti ed insulse possano essere le regole, persino se pretendono che il certificatore si presenti saltellando su un piede solo e vestito esclusivamente di un tessuto a pois alle tre del mattino, quello si deve fare, tutti. Se entro il termine prestabilito non riesci ad ottemperare agli obblighi prescritti, sei un coglione che non sa organizzarsi, meriti di essere cacciato a calci nel sedere: non importa se ti mancano le firme, se hai bisogno all’ultimo minuto di cambiare i nomi i lista, se ti sei perso un foglio, un timbro, un certificato, o il bus è in ritardo, l’autista ha finito la benzina, l’amichetta ti ha sussurrato all’orecchio: “Se mi vuoi adesso o mai più” o la fame lancinante ti tribola lo stomaco e non riesci a rimanere in piedi. Ogni giorno centinaia di cittadini combattono con gli stessi problemi: devono alzarsi alle quattro del mattino per prendere posto davanti allo sportello, vengono respinti dal solerte burocrate perché alla loro pratica manca un visto sull’ultima riga dell’ultima nota a piè di pagina. Per loro nessuno fa decreti, e le regole sono alle volte molto più deliranti ed assurde di quelle che stabiliscono i parametri per l’ammissibilità alle Regionali.

Dal Centro Destra, salvo qualcuno che s’incazza, si sentono molto soddisfatti di essere riusciti a far riammettere le loro listine. E persino nel Centro Sinistra c’è chi plaude, e nei giorni scorsi aveva postato sul suo blog, dicendo che era una fisima appellarsi a questi impicci formali, perché tanto le firme di tutti erano sempre state irregolari. Benissimo, signori, sorridete. A me, da cittadina che non è altro, vengono i brividi, invece.

Se cade il principio che le cose, per essere valide, devono rispettare scadenze e formalità, casca tutto, e di botto. Non vedo proprio in base a cosa, domani, entrando in classe, potrò sanzionare uno dei miei alunni perché non ha consegnato il tema che gli ho assegnato per casa la settimana prima, o mettergli una nota sul registro se si dimentica sistematicamente i libri, non riporta la pagella, non riconsegna in tempo un avviso. Non so nemmeno perché lo dovrei mandare dal Preside se scopro che il suo libretto è pieno di firme “sospette” dei genitori. Non so perché mi dovrebbe essere comminata una multa se non pago in tempo il bollo o l’assicurazione della macchina; non capisco perché un notaio dovrebbe negarmi il rogito per una casa o la banca il mutuo, se mi presento a sottoscrivere priva dei documenti necessari, né perché mi debba affannare ad allegare alle mie domande di trasferimento a scuola certificati in regola, o alla dichiarazione dei redditi pezze giustificative di spese mediche o altro. Non capisco perché l’extracomunitario con un documento non in regola, perché scaduto, dovrebbe essere sanzionato o espulso, o il clandestino considerato tale perché non ha un permesso di soggiorno valido, o non lo ha rinnovato. Non sono tutti questi adempimenti meramente formali, frutto della burocrazia? E non sono proprio loro, i signori che han strepitato per le liste escluse, quelli che reclamano maggior controllo, mano dura, rispetto severissimo di quanto la norma prescrive e calcio in culo a chi viene trovato inadempiente, dicendo che solo così ci può essere vera meritocrazia e selezione alla base, perché chi non riesce ad adeguarsi alle regole fissate non ha il diritto di competere al pari degli altri, visto che è più stupido o cerca di fare il furbo ed è quindi giusto che venga eliminato dalla gara?

Se questo patto fondamentale salta, e lo si certifica pure con un decreto, non è più valido nulla. Essere di Destra, di Sinistra, di Centro, di Sopra o di Sotto non c’entra: niente ha più senso. Vuol dire semplicemente ammettere e certificare che le regole non esistono, esistono solo le eccezioni, manco vivessimo in un paese in cui la Costituzione la detta Jovanotti; che ognuno di noi è autorizzato a far quel cazzo che gli pare, quando gli pare, come gli pare e gli salta l‘uzzolo, appoggiandosi agli amici, alle conoscenze, confidando nella strizzatina d’occhio e nella furbizia di Pulcinella. Il che in apparenza è molto comodo per tutti, finché, naturalmente, non incroci qualcuno di più grosso che ti ammannisce una granuola di bastonate in testa e se la ride, perché nessuna legge lo può sanzionare, anche se venisse beccato.

In sociologia esiste una teoria che si chiama il principio della finestra rotta. Signori, voi avete sfondato ormai anche le porte, e ora ridete, contenti di esservi accampati nel soggiorno come dei pascià. Ma avete dimenticato che in quel quartiere dovrete viverci anche voi, per sempre. Ed è un posto che fa schifo e non dà un attimo di tregua, perché bisognerà che vi guardiate in ogni momento le spalle. Avete fatto un deserto, e stavolta manco avete avuto l’ipocrisia di chiamarlo pace.

Qui l’intervista al giudice Anna Argento, denunciata per abuso d’ufficio per non aver ammesso la lista PDL (Grazie a Frap1964 per la segnalazione del video).