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Se uno vuole divertirsi, a scuola, ad ascoltare una parata di sfondoni che non finisce più, la strada è semplice e garantita: basta che faccia due o tre domande riguardanti la religione cattolica. Non è una questione di alunni o di insegnanti: nel corso dei miei anni da docente i risultati sono identici applicando il metodo a qualsiasi classe, persino in quelle in cui mediamente i ragazzini erano assai svegli e bravi. Ragazzini che in epica, a furia di martellamenti, sanno indicare a memoria nomi e parentele dell’intero Olimpo greco-romano, sono totalmente all’oscuro dei fondamentali riguardanti la religione in cui, per loro diretta ammissione, credono.

Ci si sente rispondere di tutto: che la Trinità è formata da Gesù, Giuseppe e Maria o i Cattolici sono quelli che credono nella resurrezione di Cristo mentre i Protestanti no. Sconosciuti i nomi degli Evangelisti, con tutto che sono solo quattro, occhi che vagolano nel vuoto se si fa accenno alla “conversione sulla via di Damasco”, la quale probabilmente viene scambiata per una conversione a U lungo una autostrada mediorientale; anche se si suggerisce che si tratta di qualcosa riguardante S.Paolo, l’aiuto non giunge a buon fine, perché i più sgamati ritengono, nel migliore dei casi, che il San Paolo in questione sia una Banca. I nomi e le storie relative ai personaggi biblici sono completamente ignote: non stiamo parlando di accenni ad episodi secondari e trascurabili, roba da piè di pagina e due striminziti versetti. No, questi non sanno chi siano Noè, Abramo, Sansone, Davide e Golia. Gli insegnanti di lettere, così come quelli di storia dell’Arte, si trovano spesso totalmente spiazzati da questa ignoranza tetragona. Difficile trattare, chessò, i problemi di integrazione fra Romani e Barbari relativi ai primi secoli dopo la caduta dell’Impero romano, con classi che non solo non sanno che i Barbari erano ariani, ma non hanno neppure l’idea di cosa voglia dire essere “ariani”: tanto è vero che molto spesso, quando gli riveli che gli Ariani erano quelli che, in buona sostanza, credevano che Gesù fosse solo un uomo particolarmente illuminato e non il figlio di Dio, ti guardano stupiti, dicendo: “Embè?”

Ecco, oltre che la ben nota polemica sulla liceità dell’ora di religione, sarebbe ora e tempo di aprirne anche una sui suoi presunti contenuti. L’ora di religione cattolica settimanale viene spesa, nella quasi totalità dei casi, in discussioni su temi di attualità pescati dalla cronaca. In genere, negli ultimi tempi, esse riguardano esclusivamente i temi della sessualità e del fine vita. L’insegnante di religione cattolica, in pratica, passa il 90% del suo tempo ad illustrare la posizione della Chiesa su famiglia, contraccezione, rapporti sessuali, aborto, eutanasia, senza che però questi vengano inseriti o contestualizzati all’interno del pensiero filosofico e dottrinario che li giustifica. I più battaglieri affrontano anche le tematiche del darwinismo e del creazionismo, spingendosi a contestare gli esperimenti e le teorie scientifiche di cui, quasi sempre, parlano per sentito dire (mentre è assai diffuso che i cosiddetti “laicisti” conoscano a menadito le Sacre Scritture, molto spesso i “credenti” non si prendono nemmeno la briga di leggere in originale i testi che vogliono confutare). Va detto inoltre che gran parte degli insegnanti di religione attualmente assunti non ha alle spalle un percorso formativo che garantisca una solida preparazione teologica di base. Un tempo l’ora di religione la venivano a fare i sacerdoti, che in Seminario qualche concetto di teologia l’avevano almeno masticato. Oggi invece è affidata quasi sempre a laici, che sono stati indicati dalla Curia in quanto, magari, hanno cominciato come catechisti ed animatori in Parrocchia e lì si sono guadagnati la fiducia della gerarchia per la loro capacità di “coinvolgere” i giovani: non solo non è detto che siano laureati in qualcosa – nella maggior parte dei casi magari sì, ma non è certo – ma per giunta questo qualcosa quasi mai è Storia delle Religioni, e neppure Teologia. Il risultato, parlo per esperienza personale, è che, salvo qualche sporadica eccezione, gli stessi insegnanti di religione, interrogati in specifico su Storia della Chiesa, diatribe dottrinali o filosofiche, non sa spesso cosa rispondere. Ricordo una collega che si trovò spiazzata quando gli alunni le chiesero cosa fosse la Chiesa Copta; un’altra che mandò da me i ragazzini perché spiegassi la faccenda dei primi otto concili che sono comuni ad Ortodossi e Cattolici.

L’ora di religione così impostata è, in buona sostanza, quasi sempre una gran perdita di tempo per tutti: per i ragazzini, i quali, sollecitati sì al “dialogo” sui temi di attualità, in realtà sanno bene che si tratta di un dialogo di tipo fasullo, perché l’insegnante parte proponendo alla classe già una posizione che non è contestabile (è quella della Fede, per cui è giusta a priori); per gli altri colleghi, che, ogni volta che durante le ore delle loro materie affrontano tematiche legate alla religione, finiscono con il sentirsi a disagio, o addirittura controllati a vista. Se capita infatti il collega di religione più fanatico – ce ne sono – i consigli di classe possono diventare battaglie: se l’insegnante di lettere si azzarda a fare una discussione su temi “etici” gli viene contestata la competenza e la parzialità; se in epica affronta le storie dell’Antico Testamento, altra baruffa, perché il collega di religione pretenderebbe che venissero illustrate non come “miti”, al pari di quelli greci e romani, ma come verità di fede. Il docente di religione vanta una sorta di “esclusiva” su taluni argomenti; su altri, invece, che però dovrebbero essere il suo specifico, come appunto la storia della Chiesa o il lessico specifico, ma che sono delle pizze, delega assai volentieri al docente di Lettere. Sa bene che, si mettesse a fare in classe interrogazioni serie di Storia del Cristianesimo, ammollando agli studenti pagine da studiare e pretendendo che imparassero a memoria le definizioni dei concetti, le adesioni volontarie alla sua materia crollerebbero di botto. Per cui si guarda bene dal farlo, ma, molto spesso, desidera al contempo che gli altri colleghi si tengano distanti dal suo specifico, perché, trattato da loro in altre ore, non sarebbe in grado di garantirsi che i concetti venissero spiegati secondo i dettami della morale cattolica. Si arriva così al paradosso che i docenti di lettere si ritrovano con classi che sentono trattare continuamente dall’insegnante di religione problemi relativi alla contraccezione, al sesso, alle biotecnologie, mentre non conoscono nemmeno per sentito dire cosa sia una gerarchia angelica, ignorano i nomi di Lot, Sem, Susanna, Esther, Giacobbe, pensano che il Pentateuco sia una sostanza dopante e se hanno una vaga idea di chi sia Maria Maddalena è perché sono andati a vedere al cinema Il Codice da Vinci.

Quando si alzano alti lai perché, non frequentando l’ora di religione, il ragazzino non cattolico non sarebbe poi in grado di decodificare la cultura in cui è immerso, si dimentica o non si sa che, in pratica, l’insegnamento delle storia della religione cattolica e delle sue peculiarità già ora si svolge in ore che non sono quelle di Religione, ma sono quelle di Lettere, di Arte, di Filosofia. Ciò è giusto, peraltro, perché gli insegnanti di Lettere, Arte, Filosofia sono più che competenti per trattare questi argomenti, dato che fa parte dei loro compiti illustrare la civiltà occidentale e le sue basi storiche-filosofiche. Ma allora, oltre che chiederci se sia o meno costituzionale un’ora di religione cattolica pagata dello Stato, sarebbe anche il caso di interrogarci, già che c’è, cosa dovrebbe prendersi la briga di insegnare.