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Per uscire dall’impasse del crocifisso in classe, Il Pd ha pronta una soluzione. I senatori Ceccanti, Chiti, Chiaromonte, Del Vecchio, di Giovan Paolo, Giaretta, Lumia, Maritati, Tonini e Treu han quindi depositato una proposta di legge di godibilissima lettura, perché coniuga magistralmente due virtù sommamente piddine: il non dire nulla e, quel poco che si dice, dirlo in maniera da scontentar tutti.

Il testo della legge è piuttosto breve, e consta di un articolo  solo, diviso in tre commi. Leggiamoli, perché sono spassosi.

In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.

Già l’inizio, lasciatemelo dire, è un po’ impacciato e vago. Mi avessero detto In considerazione del valore della cultura religiosa cattolica, la cosa, almeno avrebbe avuto un senso, ma così no. Non mi risulta che altre culture religiose sentano come necessaria l’esposizione del crocefisso, né mi risulta che in Italia il cattolicesimo sia la unica ed esclusiva cultura religiosa presente (maggioritaria sì, ma non esclusiva). Inoltre non mi è neppure ben chiaro cosa voglia dire “cultura religiosa” in maniera così generica: se io credo genericamente in Dio, vuol automaticamente dire che pretendo di entrare in una classe in cui vi sia esposto un crocifisso o mi sento offesa? Mah.

Altrettanto vaga la menzione al patrimonio storico del popolo italiano. Il crocifisso in classe fa così poco parte del patrimonio storico del popolo italiano che per stabilire che andava là esposto ci volle una legge del periodo fascista; prima le classi non avevano crocifissi appesi, ed il popolo italiano non mi risulta abbia mai sollevato per detto motivo alcuna protesta. Quanto al fatto che una cosa debba stare esposta in classe in quanto facente parte del patrimonio storico di un popolo, è curiosa. Allora devo appendere al muro anche un ritratto di Garibaldi oppure una foto del Colosseo? Perché quanto ad opere d’arte e personaggi celebri, il popolo italiano ha un patrimonio ricchissimo: se devo metterceli tutti mi dovrò attrezzare di aule con molti più muri.

Fa poi letteralmente scompisciare l’affermazione che il crocifisso deve star lì per il contributo dato ai valori del costituzionalismo: mi giunge nuovo che il Crocifisso, povero caro, abbia fisicamente partecipato ai lavori della Costituente (semmai ci parteciparono i deputati cattolici); se invece si vuol dire che han diritto di esporre i loro simboli in classe tutti coloro i cui valori hanno contribuito ad ispirare la Costituzione (nostra, o più in generale le Costituzioni, non mi è chiarissimo cosa si intenda qui per “costituzionalismo”), allora sui muri appiccichiamo anche una bella falce e martello, visto che la Costituzione Italiana fu scritta anche dai membri del PCI, o un bel ritratto di Montesquieu, Voltaire, Diderot ,Toqueville e chi più ne ha più ne metta, dato che la riflessione su come si possa scrivere una Costituzione e su cosa sia il Costituzionalismo prende più le mosse dai loro scritti che non dal Vangelo.

Che cazzo poi significhi che il Crocefisso va appeso come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, ecco, be’, questa è meravigliosa: non si capisce infatti cosa diavolo voglia dire, ma ciò che si intuisce non è bello: il Crocefisso sta lì a ricordare che, anche nello spazio pubblico, la Costituzione ha dei limiti, la religione no; quindi lo Stato è libero solo fino a che riconosce come ordine superiore quello di una Chiesa. Bel colpo.

L’ultimo punto, poi, è un capolavoro di logica: in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso. Con decisione del dirigente scolastico? Scusatemi un attimo, cari i miei senatori: non state legiferando voi, per dire che il Crocifisso va messo in classe? Il povero preside, che autonomia ha? Deve firmare forse una circolare, in cui ordina che venga esposto? E se non la firma, che rischia?Se decide che non ci va messo, i genitori gli sventolano sotto il naso il vostro articolo 1, quindi che cazzo decide, il poverino? Cos’è, questa, la solita scappatoia “Fatta le legge, trovato l’inganno”? Se un Preside ordina che venga esposto, la responsabilità è sua, perché c’è una sua circolare esplicita in merito; se si dimentica o non vuole emetterla, la circolare, la legge gli intima che in classe sia esposto un crocifisso. Cornuto e mazziato, insomma.

Credete sia finita qui? No, il meglio deve ancora venire. Passiamo al comma due:

Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.

Non mi è ben chiaro cosa possa entrarci, qui, la tutela della privacy: se io chiedo che in un luogo pubblico, quindi anche mio, non vi sia un simbolo religioso che mi dà fastidio, non è una faccenda di privacy, ma di diritto e principio. Curioso poi come chi abbia diritto a sollevare eventuali proteste siano esclusivamente gli alunni e le loro famiglie. I docenti no. Ai solerti legislatori non passa nemmeno per il capo che un professore o un maestro possano sentirsi infastiditi da un simbolo religioso che pende sopra il loro capo come una spada di Damocle, magari mentre spiegano Darwin. Vabbe’.

Torniamo a bomba: se in classe un rompiballe di alunno dotato di genitori ancor più rompicoglioni chiede la rimozione del crocefisso, il Preside che può fare? Deve cercare un accordo in tempi brevi, tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica. La comunità scolastica che, se non erro, dovrebbe reggersi sui i valori della Costituzione. La quale dice che tutti i cittadini sono uguali per lo Stato, indipendentemente dall’orientamento religioso; quindi, quando sono in un edificio dello Stato, trovar lì appeso il simbolo di una religione sola è un modo per farli sentire un po’ meno uguali agli altri, e quindi discriminati. Non mi pare che i valori della Costituzione si applichino tenendo conto delle caratteristiche delle comunità. Altrimenti, chessò, a Napoli potremmo avere l’applicazione in toto di alcuni articoli, a Trento di altri, a Roma di altri ancora. E magari anche differenti da un quartiere all’altro. Sarà questo che intendono, quando dicono di rivedere in senso federalista la Costituzione?

Insomma, il Preside si deve arrabattare per chiudere la faccenda il più in fretta possibile, e senza troppo casino, lasciando possibilmente il crocifisso appeso in classe. In tal senso la chiusa dell’articolo è geniale: il Preside può trovare il famoso accordo attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi. Cioè, in soldoni: il Crocifisso non si tocca manco con i guanti, ma in compenso ci si può mettere accanto, e meglio sotto, un piccolo Buddha, che, così paffuto, serve anche come monito contro l’anoressia… resta però un problema. E se l’alunno rompicoglioni e la di lui rompicoglionissima famiglia sono di una religione, tipo l’Islam, che non ammette la presenza di immagini di Dio? O se, come nel caso Lautsi, la famiglia è atea, per cui non ammette immagini religiose tout court?

Sono cazzi del Preside, pare, a leggere il comma 3:

Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.

Già, dunque, pensiamo un po’ cosa potrà succedere: se l’alunno o gli alunni che protestano e chiedono di togliere il crocifisso sono due o tre, in pratica se la pigliano in saccoccia, perché non sono la maggioranza. Se gli alunni che non vogliono il crocefisso in classe sono, metti caso, la maggioranza – esistono classi in cui la maggioranza dei ragazzini vengono da famiglie atee o indifferenti – basta che ce ne sia uno che chiede il crocifisso e gli altri saranno invitati, per buona creanza, a sopportarlo; ma anche fossero tutti concordi nel non volerlo, c’è sempre il problema dell’articolo 1: se il Preside ha firmato una circolare che impone l’esposizione del crocefisso, quello ci deve stare. E se non l’ha già firmata, dovrebbe però averla firmata per legge, quindi il Preside come se la cava? Rischia una denuncia per omissione di atti d’ufficio? Abroga con una circolare quello che prevede una legge dello Stato? Può agire in deroga? Ma non è detto esplicitamente. Povero Preside, come fa sbaglia e rischia grane, il che mi fa sospettare che, per quanto ben disposto, finirà con il considerare chi chieda la rimozione del crocifisso un rompicoglioni a priori, con tutte le conseguenze del caso per lo sventurato alunno.

Insomma, contando che sono solo tre commi e che per scriverli ci si sono messi in dieci, verrebbe da proporre sì un emendamento, ma alla ben nota frase di Cicerone: sbagliare è umano, ma per incasinare davvero tutto ci vuole il PD.