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25 dicembre, antichità, archeologia, biografie, caduta impero romano, cultura, Domizio Aureliano, imperatori, imperatori romani, impero, palmira, roma, sol invictus, storia, storia romana, tardo antico, zenobia

Quando ho scoperto che ha persino una pagina su Facebook, un po’ ci sono rimasta stupita, ma mi ha fatto piacere. Sapere che viene ricordato anche al di fuori della cerchia degli studiosi ed appassionati mi rende contenta. In fondo se lo merita. Certo, se si pensa ad un imperatore romano, il primo nome che viene in mente non è il suo. Nel comune sentire, il primo è Giulio Cesare, che imperatore non fu mai, ma insomma, è considerato il fondatore della ditta; poi Augusto; poi Caligola, perché era matto, o Nerone; poi via, una infilata di nomi che chi se li ricorda è bravo, tutta gente impegnata a perseguitar Cristiani e allontanare Barbari dal confine; poi Costantino, ecco, Costantino sì, Costantino è tosto; e, dopo Costantino, ci sono solo Cristiani finalmente liberi e Barbari liberi anch’essi di scorrazzare; quindi invasioni, pestilenze, sfighe, e poi medioevo e kaputt. Questa, in soldoni, il riassunto di Storia Romana che molti hanno in testa, corredato di particolari più o meno vaghi. È difficile in mezzo a tutto questo che ci si ricordi di Aureliano, però lui è un gran personaggio, di quelli che meritano davvero. Non ci fosse stato poco dopo Costantino, forse ce lo ricorderemmo come il più grande, nel mondo Tardo Antico; ma è certo che, se Costantino poté trovare ancora un impero di cui diventare imperatore, molto lo deve ad Aureliano.
È una bella storia, la sua: una di quelle che in fondo spiegano perché Roma riuscì ad essere un impero, e a durare così a lungo. Perché non era nobile, Aureliano, e neppure ricco; e per soprammercato non era neppure “romano” nel senso di nato a Roma, o almeno in Italia. No, era venuto al mondo in quello che da Roma, dove i politici dell’Urbe tenevano le chiappe al caldo, sui banchi del Senato, doveva sembrare un buco ai confini del nulla: Sirmio, in Pannonia. Che già adesso che è Serbia, un po’ ai confini del nulla lo pare, figuriamoci allora. Non che fosse proprio un villaggio barbaro sperduto: era una città di quelle che i Romani sapevano costruire e far fiorire ovunque, con le sue terme, i suoi bei palazzi in muratura. Centro di commerci per tutta la regione, di un’opulenza che da quelle parti gli indigeni da soli non avrebbero visto mai, qualche decennio più tardi sarebbe diventata addirittura capitale di un pezzo d’impero. Ma di sicuro nascere lì non era nascere a Roma, ed aver per genitori un contadino ed una donna che si chiamava Aurelia, sì, come la mamma di Giulio Cesare, ma solo perché liberta di un qualche senatore Aurelio che magari non avrà neppure mai visto in vita sua, non era la stessa cosa.
Me lo immagino un bimbo smilzo e dagli occhi vivaci, Aureliano: di quelli che non prendono mai un grammo né un raffreddore, sono sempre in movimento, curiosi del nuovo ma in grado fin da piccoli di fiutare i pericoli, prevederli, evitarli, in una parola un vero leader. I boschi, i fossi vicini a casa saranno stati i suoi primi campi di battaglia, a capo di una truppa di ragazzini; guerre fatte con le spadine di legno, mentre il babbo ara i campi e mamma sbriga le faccende di casa. L’unica sosta, per quel folletto sempre in moto, quando mamma, sempre lei, lo chiamava per andare alle funzioni: era sacerdotessa del Sol Invictus, mamma, divinità che proteggeva gli Aureli tutti e oltre agli Aureli in special modo i soldati romani. Li avrà conosciuti lì, i suoi primi legionari, Aureliano: vecchi forti dalle mani come badili, ex commilitoni del padre, che si inchinavano deferenti davanti al dio e alla mamma sua sacerdotessa, e davano una brusca carezza sul capo a quel ragazzo dagli occhi di brace, per poi raccontagli delle infinite campagne ai confini dell’impero, di deserti e steppe, barbari e battaglie, e di città dove le taberne sono tiepide, il vino caldo, le ancelle generose con i vincitori.
Appena può, si arruola. I campi, il quieto vivere del padre non fanno per lui: ha dentro un fuoco, il ragazzo, che può bruciare il mondo, non qualche fascina dietro casa. Illirico, Gallia, e poi Siria e Persia: il ragazzo l’impero lo percorre tutto, in pochi anni. Parte dal basso, ma ben presto capiscono, i comandanti, che di lui ci si può fidare: non ha paura di nulla, è veloce sia di mente che ad estrarre la spada, non si stanca mai. Poi soprattutto ha quel particolare che distingue il vero leader da chi ha un titolo ma non la stoffa: per quanto spietato, sa sempre dove fermarsi e quando, e, ancor meglio, riesce sempre a fermare i suoi soldati. Sul campo di battaglia non gli sfugge niente, ma nemmeno dopo, e se può ordinare con la massima freddezza e senza un rimpianto un massacro, quando è necessario, sa anche farlo finire, di botto, quando il massacro non è necessario più. I suoi soldati sono consci che non si viene abbandonati mai da lui, però gli si deve obbedire: pretende da loro una disciplina non spietata, ma ferrea. La stessa che si impone e rispetta.
Quando Claudio il Gotico lo vede, fiuta che quello è l’uomo che fa al caso suo. Vengono da due mondi diversi, anche se sono nati nello stesso luogo: Claudio è un gran signore, soldato sì, ma generale e poi governatore di province. Però i due si capiscono, e, cosa rara quando c’è di mezzo il potere, si fidano l’uno dell’altro; entrambi concordano che Gallieno, l’imperatore in carica, non è l’uomo adatto, e va cambiato. Che nel linguaggio politico di quegli anni significa: fatto fuori. Ordiscono, pare, una congiura, di cui l’anima nera, si sussurra, fosse Aureliano stesso, anche se il killer è Eracliano, un prefetto del pretorio. Vero, non vero? Di certo un morto sulla coscienza, ancorché di alto lignaggio, non avrebbe spaventato Aureliano, che quando pensa che una cosa si debba fare, la fa, senza tormentarsi in scrupoli da cacadubbii.
Quando Claudio diventa imperatore, Aureliano è là a dargli i suoi consigli pratici di comandante, ad organizzare le campagne militari, con quella sbrigativa amicizia di poche parole e di molti fatti che doveva essergli propria. Però son anni bui per l’impero: tutto un correre per far fronte a sconfinamenti di barbari, razzie, mattanze. Claudio è un bravo generale, e combatte contro i nemici; ma un nemico no, non riesce a sconfiggerlo, è la peste. Se la prende, e muore, mentre torna dal fronte. Aureliano gli è vicino, ma non prende la peste: persino il morbo non riesce ad averla vinta sulla sua inesauribile energia. C’è però il fratello di Claudio, ad Aquileia, che si proclama imperatore, intrigando con il Senato. Aureliano non lo accetta: sbriga gli ultimi combattimenti sul confine e torna come una folgore a Sirmio, dove l’esercito di Claudio, che poi è il suo, lo proclama imperatore. Il fratello di Claudio neppure tenta di giocare la partita: si suicida alla notizia, via, kaputt.
Aureliano è dunque imperatore: lui, venuto su dal basso, e a cui i soldati dedicano canzoncine, come facevano già i legionari di Cesare, anche se meno spinte, perché di Aureliano non si conoscono vizi, né difetti da prendere di mira. Solo che l’impero su cui governa, è una grana. Per garantire la difesa, è stato dato in subappalto: Gallia e Britannia a Tetrico e Siria e Asia Minore ai re di Palmira, che manco erano romani. Entrambi i sotto-regni vogliono rendersi indipendenti: Tetrico si proclama imperatore e a Palmira la regina, Zenobia, si fa chiamare Augusta e governa in nome del figlioletto come se quel pezzo di mondo fosse solo suo. Si ispira a Cleopatra, e di guai all’impero ne procura tanti come l’originale. Ma se lei è una novella Cleopatra, Aureliano è proprio un Giulio Cesare fatto e finito. Scende, mazzola e conquista, dosando bene, anzi benissimo, pugno di ferro e clemenza con i vinti. Riconquista l’Oriente, l’Occidente e anche Roma, dove arriva, seda a brutto muso una rivolta, facendo strage di chi ha osato ribellarsi, ma poi, primo e unico, si rende conto che la città va guarnita di nuove mura, perché non sono più i tempi in cui era il centro sicuro dell’impero, sono tempi in cui l’impero non ha più un centro e sicuro non lo è nessuno, mai.
Ecco, forse di questo si dimentica, che nell’impero nessuno è più sicuro, mai, e men che meno l’imperatore. Eppure gli pare di avere ormai tutto. Il popolo gli vuole bene, il senato abbozza, l’esercito, be’, l’esercito è sempre stato suo. Per farlo contento e forse sciogliere un voto o un desiderio che cova da tempo, istituisce il culto del Sol Invictus, quel dio dei militari che l’ha protetto e accompagnato fin dalla prima infanzia, assieme al muto sguardo di mamma e ai racconti di gloria degli ex commilitoni di papà. Il 25 dicembre diviene festa nazionale, dies Solis, e Aureliano è là a far sacrifici, godersi la festa. Si sente appagato per quanto mai si possa sentire appagato un uomo così, e cioè sempre in parte, perché è soddisfatto ma già la sua mente è più in là, a progettare una nuova campagna, la mano carezza la spada perché non la sa tenere tanto a lungo nel fodero. Parte. Di nuovo con le sue truppe, di nuovo in sella. La Persia lo aspetta, quella Persia che secondo lui bisogna stroncare per avere pace stabile e duratura. Sottovaluta, forse, che i Senatori sono in subbuglio, e certi funzionari della zecca e dell’apparato non han parato giù le indagini sulla corruzione che lui porta avanti, con determinazione tignosa. Sottovaluta anche qualche becera invidia meschina nella corte degli ufficiali che pure partono con lui, e sono suoi ufficiali, sì, ma uomini. È proprio per una bega meschina, assai probabilmente, che per un alto complotto politico, che uno dei suoi segretari si prende scanto, ha paura di venire denunciato e decide di colpire per primo. Muore così, Aureliano. Lui che aveva schivato le spade dei barbari sui campi di battaglia, cade per la sica di un segretaruncolo che lo accoltella con mano tremebonda.
L’idiozia, al contrario dell’impero, non ha mai confini.
Bravissima e bellissimo.
Che meraviglia la Storia.
Io ho sempre avuto un debole per Traiano, anche se i rumeni forse non condividono il mio entusiasmo.
@->Yossarian: be’, prendo nota. Una badilata della prossime la dedico a lui.
Esagerata! A occhio e croce, sono più di 10mila battute. Troppe.
p.s.
Sig. Yossarian: Lei parla dei rumeni senza saperne una beata mazza. Sappia allora che si vantano meno di Decebalo (un monumentino in luogo appartato che la maggioranza di loro ignora) che di chiamarsi rumeni grazie a Traiano.
Adoro le tue badilate.. mi fai venir voglia di ornare a scuola ^_^
Un caro abbraccio, Lisa
@red cac
Non credo di aver bisogno di lezioni di Storia caro Red Cac, e tanto meno da lei, e se mai dovessi averne bisogno, mi rivolgerei probabilmente alla gentile proprietaria del blog. Su quella romana, visto che sul resto ne scrivo spesso anch’io e sono piuttosto ferrato.
La mia sui rumeni era ovviamente una battuta, com’e’ altrettanto ovvio che le ha bisogno di un bravo analista.
Arrivederla
“lei” ha bisogno. Errata corrige
Caspita, sig. Yossarian. Mi permetta di esprimerle la mia ammirazione. Lei è sobriamente schivo sulle sue conoscenze di storia romana, e questo mi fa pensare che, quando si dichiara “piuttosto ferrato” nel resto, non scherzi affatto.
guarda combinazione, giusto oggi me so’ fatto un giretto-richiamo a castello.
dunque me prenoto una badilata sul temibbile animula vagula blandula.
grazie
@Sciur Erasmo
“Lei è sobriamente schivo sulle sue conoscenze di storia romana…”
La verita’ e’ che io sono il Signore delle Tenebre.
Quelle dell’ignoranza.
Să traiţi, domule Yossarian. Se non fosse così difficile, e forse inutile, usare qui i caratteri rumeni, avrei risposto alla sua battuta appunto in rumeno, guardandomi bene dal tradurre. La sua era una battura? Bene, come battuta era sciocca e scontata ma, come si usa dire, politicamente corretta, il che la fa doppiamente sciocca e scontata.
Quanto al suo essere ferrato in storia romana, sono davvero contento di sapere che Lei, di questi tempi, ha ancora a portata di mano un maniscalco.
No, non è inutile, è solo faticoso. Comunque per Lei non cambia niente, ormai divenuto signore delle tenebre.
@Red Cac
Guardi: faccia, pensi e scriva quel che desidera, non sono il tipo da scatenare deliranti risse internettiane, specie quando non sono a casa mia e sul blog di una persona che leggo volentieri e stimo.
Due cose: che il sottoscritto sia politicamente corretto mi ha fatto sganasciare e farebbe sganasciare chi mi conosce.
Come dare del comunista a Berlusconi.
L’altra: ma scusi, lei sa interpretare la punteggiatura signor Red Cac ? (e non solo lei) Io ho scritto (riferito alle lezioni di Storia in generale):
“e se mai dovessi averne bisogno, mi rivolgerei probabilmente alla gentile proprietaria del blog PUNTO Su quella romana VIRGOLA visto che sul resto sono ferrato e bla bla bla”
Chi ha mai detto di essere ferrato in storia romana? Almeno in quella frase.
Quanto al maniscalco: “mani in alto maniscalco!” (Ritorno al Futuro III) Non c’entra un cacchio ma mi fa sempre ridere, e con quelli come lei a questo mondo ce n’e’ un gran bisogno.
Distinti Saluti
Posso aver fallato, sig. Yossarian. Mi correggo subito: quanto al suo essere ferrato in storia. Un fesso non è mai ferrato… o forse sì, ma questo mi costa altra ammissione di altro errore. Transeat. Volevo dire a portata di piede.
Ma quali risse? Lei può fare tutte le battute sciocche che vuole, politicamente corrette come questa (Le piaccia o no: anche per questo dobbiamo cassare quel “mano” a favore di “piede”), ma anche politicamente scorrette. Così chi la conosce si riavrà da un eventuale smarrimento.
p.s.
Ma Lei l’ha letta tutta, la badilata di Galatea? Tutta tutta?
Allora, Topgonzo e quell’altro minus habens:
Ho fatto un semplice commento e guarda che follia avete scatenato: voi avete bisogno di aiuto medico e aiuto medico molto qualificato.
In secundis me li avete rotti, io ho replicato in maniera sarcastica ma con educazione e ora mi becco del fesso.
Topgonzo sei un cafone, probabilmente un malato di mente, e quando parli con me sciacquati la bocca.
E probabilmente sei anche un quaquaraqua e un ominicchio, perche’ se ti fossi davanti te la daresti a gambe.
E ti converrebbe.
Scusa Galatea, ma questo e’ delirio puro. Sono disposto alle polemiche al calor bianco di qualsiasi tipo ma qui siamo al delirio.
Scusami ancora, non immaginavo di venir aggreditio da questi due pazzoidi.
Yossarian, se ti può consolare sono continuamente aggredito da questi loschi individui. Si divertono a provocare e insolentire. Non te la prendere, cosa dovrei dire io quando scrivono quotidianamente volgari porcherie sul mio conto?
@->rec cac:
Francamente ora sono davvero un po’ stufa.
Avendo una vita normale, non posso stare tutto il santo giorno attaccata al blog per controllare i commenti; mi dispiace di dover inserire la moderazione automatica, perché così diviene in pratica impossibile lo sviluppo di un dibattito: se uno posta il suo commento allla mattina e io fino a sera non torno a casa, nè gli altri possono ribattere nè ha senso lasciare aperto il thread.
Ho più volte invitato red cac a usare dei toni civili; non tanto nei miei confronti, dato che i suoi insulti non mi fanno nè caldo nè freddo, ma nei confronti dei miei ospiti, che, appunto perché qui sono ospiti, vanno tutelati.
Nel caso la cosa Le sfugga, caro red cac, si può dibattere anche senza dare del “fesso” e altre consimili patenti alle persone con cui si parla: se la raffinata educazione classica e la cultura sopraffina di cui mena vanto non le hanno portato in dote un lessico abbastanza vasto, sì dal dover ricorrere agli insulti sempre e comunque, evidentemente la sua cultura non è poi così approfondita, caro red, e la sua educazione dimostra notevoli lacune. Quindi adesso è avvertito: non tollererò più commenti che contengano offese verso altri interlocutori.
Saluti.
Galatea.
Grazie Jazztrain
E scusa ancora Galatea, a volte sono un po’ sanguigno e vitriolico, ma tendo a essere educato e soprattutto sano di mente.
Sorry again
PS Don’t worry non rispondero’ a ulteriori provocazioni.
PPS Posso ribadirti che il post mi e’ piaciuto moltissimo? In fondo ero venuti qui per dirti questo.
@->;Yossarian: Mi scuso per gli insulti gratuiti di cui sei stato oggetto: red cac è un troll, si diverte a mettere dei commenti provocatori ed offensivi. Va avanti da mesi a bersagliare questo blog, senza alcun costrutto.Pare strano, ma si diverte così, l’unica maniera è ignorarlo.
Da quello che capisco, è un collega, insegnante anche lui. Sono quei casi in cui mi viene il dubbio che Brunetta abbia ragione: certi insegnanti hanno evidentemente troppo tempo libero e scarsissime idee su come riuscire a sfrutttarlo in maniera costruttiva.
Grazie, sono contenta che ti sia piaciuto il post.
Galatea,
molto bello il tuo post (un altro dei tuoi post che mi ha particolarmente toccato è la storia di Didone).
Quello che colpisce nel tuo raccontare sono le tue impressioni o meglio sensazioni o ancora meglio percezioni che arricchiscono e completano gli avvenimenti narrati:-))
Un saluto
da Paolo
Comunque anche Claudio e’ una figura controversa e affascinante.
Qualche eone fa lessi “Io Claudio” di Robert Graves e ne fui colpito.
Per carita’, non ti sto chiedendo di scrivere la biografia di tutti gli imperatori romani…
Anche se…
Ciao
Signorina Galatea, Lei vorrebbe che fossi insegnante come Lei. Alla Sua ormai più giovane età, non me lo sognavo proprio di mettere in piedi i piagnistei che mette su Lei. Piuttosto avrei cambiato lavoro. Diciamolo pure: Lei ne ha di strada da fare per essere un’insegnante come me. Si informi, chieda lì al coso (copiata dal dottor Malvone: una delle sue poche cose azzeccate).
Benedetta ragazza, io gliel’ho detto che può raschiare tranquillamente. Se Lei non ha ancora capito per quali motivi di convenienza immediata Sua (i miei non arriverebbe a capirli, a quanto pare, neppure ponzandoci sopra una vita) il raschio non mi disturba, veramente sta messa male. Comunque continuo a crederLe, quando dice che si rotola dalle risate; mi pare che non sia così per qualcuno del suo codazzo, ma immagino che saprà insegnargli come si fa. .
p.s.
Questo thread è stato archiviato (notifico per onestà intellettuale). A mio parere Lei ha sbagliato a non imboccare (ma avrà avuto le Sue buone ragioni) la strada che le avevo cortesemente indicato in altro thread. Devo aggiungere che una badilata come questa proprio non ce la faccio… se la chiama carrettata, sarà tutta un’altra storia. Noto tuttavia con piacere che da quando Le ho fatto notare che latitavano, le badilate, Lei ne ha sfornate due in pochi giorni, cui va aggiunta questa carrettata.
Molto, molto bello. Niente altro da dire.
@->Yossarian: Be’, in effetti Io Claudio e il Divo Claudio di Graves sono molto carine, come biografie romanzate. Essendoci già queste due, su Claudio, per ora mi pare meglio dedicarmi ad altri imperatori meno noti al grande pubblico.
Hai scritto qualcosa su Giuliano l’apostata?
@->Jazztrain: No, non ancora.
Se parti dal principio che per Claudio ci sono già i libri di Graves (io ho solo letto Io Claudio e mi è piaciuto) allora direi che per Giuliano c’è il malloppone di Gore Vidal, no? (malloppone che non ho letto, anche se ho a casa: mia moglie legge molto più di me, io non ce la faccio)
@->mau: Be’, Io Claudio è carino, per questo non mi pare il caso di scrivere ancora qualcosa su Claudio. Il malloppazzo di Vidal, sinceramente, l’ho trovato di una pesantezza unica. Qualcosa di un pochino più leggero si potrebbe anche scriverlo, quindi.
Veramente bello.
Mi piacerebbe vederti cimentare con racconti più lunghi, o “romanzi brevi” che dir si voglia. Perché non ne sperimenti uno sul net? Così, tanto per prendere la mano. Non so se sei stata tu stessa a sostenere che la rete potrebbe avere, oggi, in rapporto alla letteratura emergente, una funzione analoga a quella che avevano i quotidiani ottocenteschi nei confronti dei romanzi d’appendice. Chiunque l’abbia detto, secondo me ha pienamente ragione: le potenzialità del mezzo sono grandiose; se uno è un cavallo di razza, perciò, non abbia timore di correre il Derby!
@->Lector: ì, ero io, era un mio post di Ibridamenti. In effetti sto cercando di sperimentare qualcosa di simile nelle sezioni “Alla Periferia dell’Impero” e “Atena non abita più qui”.
Mi associo a quelli che si prenotano per Giuliano.
Fra l’altro, è il nome che ho dato a mio figlio, e la combinazione non era proprio casuale
saluti
Lisa