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Come nick ha scelto Libertyfirst. A leggere l’ultimo post, però, ho come l’impressione che la Libertà da lui tanto vagheggiata abbia confini abbastanza precisi: non comprenda, cioè, tutti, ma solo quel segmento del genere umano che ha la fortuna di nascere del sesso giusto, che nella fattispecie è quello maschile. Per donzelle infatti, per carità, la libertà di far ciò che si vuole esiste, in teoria; però in pratica, stando alle sue meditazioni, sarebbe meglio se noi signorine ci rassegnassimo a capire che il nostro ruolo al mondo è quello di partorir marmocchi e scodellare pranzetti ai mariti. Ma mica lo dice, sia ben chiaro, per un reflusso di maschilismo: no, Libertyfirst lo afferma quasi a malincuore, e dopo ponderati studi, perché è convinto che solo così noi donne saremo felici. Per spiegarcelo, ha elaborato una vera e propria teoria scientifica, che ha battezzato La teoria maschilista della cultura umana.

Si comincia con un tono un po’ faceto, che quasi trae in inganno: Per gioco, quest’estate ho creato una teoria che spiega per quale motivo quasi tutte le opere scientifiche, filosofiche e artistiche della storia umana sono state fatte da uomini. Eh si sa, col caldo, sotto l’ombrellone, il tempo bisogna ingannarlo pure: ricordo un ferragosto in cui, con una mia amica, formulammo l’ipotesi che lo spirito di conquista di certi popoli fosse legato al desiderio di sfuggire alla cattiva cucina, il che spiegava magnificamente perché gli Spartani tirati su a brodo nero, i Macedoni a schiene di bue grigliate, i Romani a zuppe di farro stantio e gli Inglesi fossero sempre disposti a conquistare il mondo, mentre noi Italiani moderni no. La mia amica ed io, passata la calura ferragostana, abbiamo riso delle nostre elucubrazioni; Libertyfirst invece no, deve averci penzato e ripenzato, e se ne vedono i frutti:


La teoria standard, per non dire politicamente corretta, sostiene che è per l’inferiorità giuridica delle donne che ha impedito loro di contribuire maggiormente allo sviluppo della cultura umana, ma questa teoria secondo me non spiega perché le cose non sono cambiate repentinamente nell’ultimo secolo, nel momento in cui l’inferiorità giuridica è andata a farsi finalmente benedire e ormai anche gran parte della dipendenza economica è un ricordo del passato, visto che la maggior parte delle donne anche della generazione precedente alla mia vanno all’università e lavorano.

Eh già, è noto che quando la Legge dice che una cosa è riconosciuta, automaticamente la società si adegua. Scritto sulla Costituzione che uomini e donne sono giuridicamente uguali, bibidibobididbù l’uguaglianza è raggiunta, e la società archivia nel giro di un attimo non solo secolari pregiudizi, ma anche altrettanto secolari aspettative (aspettative che, per giunta, le donne in millenni hanno introiettato, fino ad assumerle come un destino fatale, anzi, peggio ancora: naturale).

Oltretutto viene anche da domandarsi se Libertyfirst si sia dato un’occhiatina attorno, e soprattutto se abbia dato uno sguardo magari ad un qualche documentario sulla vita quotidiana delle donne, in Italia, anche solo una trentina di anni fa. Si sarebbe accorto che le cose, per noi donne, sono davvero cambiate repentinamente nell’ultimo secolo: cent’anni fa le donne medie, quando proprio andava loro di lusso e le lasciavano lavorare, potevano fare le sartine, le operaie, le più intellettuali – ma proprio tanto tanto intellettuali – le maestre con la penna rossa; oggi fanno le cardiochirurghe, le fisiche nucleari e quant’altro salti loro in testa, e hanno quasi colmato uno svantaggio che si trascinavano dietro da millenni. No, per Libertyfirst non è abbastanza:

A guardare la Storia, di donne se ne sono viste, e non tante, quasi solo come romanziere e poetesse, anche se comunque probabilmente stanno abbondantemente sotto il 20% del totale. Nel campo della scienza gli esempi sono pochi, visto che a me al momento viene in mente solo Rita Levi Montalcini, e il rapporto tra Premi Nobel uomini e donne è indubbiamente abbondantemente a favore degli uomini


Pofferbacco, c’è da dargli ragione, i numeri sono numeri e si sa che la statistica è scienza oggetitva, no? Ma a guardar la Storia un po’ meglio, si scoprirebbe che di donne filosofe, avvocate, mediche (Si dice, mediche? No, e già questo è un indizio su cui riflettere!) ce ne sono state pochine, anche perché, persino se avessero completato gli studi adatti, non potevano poi in pratica accedere alla professione. E quand’anche le avessero ammesse nelle gilde e nelle confraternite, nei secoli passati nessuno si sarebbe fatto ristrutturare casa da una donna architetto, o curare da una donna medico, o avrebbe affidato da gestire i suoi risparmi ad una donna banchiere. Visto che tutte queste attività erano precluse a priori, ecco, quando potevano facevano le letterate: pure qui, spesso e volentieri, se qualche magnanimo maschietto le incoraggiava e le pubblicava nonostante le donne letterate siano notoriamente delle scassacazzi, perché, pure in letteratura, il ruolo principale che poteva essere ricoperto dalla donna era quello della musa, preferibilmente zitta. Quanto ai premi Nobel scientifici, dato che l’ambiente è ancora prevalentemente maschile – per i motivi spiegati sopra – non stupisce che anche i Nobel assegnati a donne siano meno. Però, oltre alla Montalcini, ricordati di Marie Curie: tra l’altro ne prese due, e di cui solo mezzo era in coppia con un uomo.

Ma per Libertyfirst tutte queste sono frigni da femminucce: lo sa lui perché le donne e la cultura non quagliano proprio:


Eppure sono convinto che, anche se eliminassimo ogni tipo di asimmetria sociale e giuridica, rimarrebbe il fatto che l’arte, la filosofia e la scienza saranno appannaggio degli uomini, e non c’è nulla di sociologico che possa spiegare tutto ciò, visto che già ora dovremmo stare, dopo decenni di parità, prossimi al fifty-fifty.
Questo perché la ragione è psicologica. Le donne non hanno bisogno delle pippe mentali per sentirsi realizzate: l’arte, la filosofia e la scienza sono passatempi con grandi conseguenze secondarie, come ad esempio la teoria della relatività o la fenomenologia husserliana o la Cappella Sistina. Le donne si fanno le seghe mentali solo quando arrivano senza marito e senza figli oltre i trent’anni di vita, mentre per tutto il resto non si metteranno mai a spendere le ore riflettendo sulle equazioni di Maxwell, sulle sinfonie di Beethoven e sulla maieutica socratica.

O cazzo! Siccome io, che ho pure passato i trent’anni, è una vita che spendo ore sulle sinfonie di Beethoven e la maieutica socratica – nonché sulle cause della Guerra del Peloponneso, sull’aoristo passivo e altre bazzecole, divertendomici un mondo – mentre non me ne ho mai passata mezza a rammaricarmi di non aver marito o figli, sarò mica un uomo? No, sono solo una sfigata che non ha trovato da sposarsi: perché Libertyfirst, in merito, ha una incrollabile certezza: Superati i trent’anni, arrivano quasi sempre mariti e figli, le donne si sentono realizzate e hanno qualcos’altro a cui pensare. Già, appagato l’utero, il cervello può anche smettere di funzionare. Una donna mica è un essere umano, dotato di aspirazioni, sogni, gusti propri: è di fondo una incubatrice, quando finalmente ha incubato che altro può volere dalla vita? Quando è madre, smette tutto il resto: che senso ha per lei continuare a pensare?

Per gli uomini, invece, la cosa è completamente diversa:

Un uomo può ovviamente essere felice di avere una moglie e di giocare coi figli, ma questo non rimuove del tutto l’inquietudine, né appaga del tutto l’ambizione: soprattutto, credo, la paternità è qualcosa di molto meno intenso della maternità, anche se su questo non ci posso giurare perché non ho figli. Il risultato è che gli uomini per sentirsi realizzati continueranno a pensare ai massimi sistemi in cerca di un posto nella Storia. Il risultato non voluto di questa evidente nevrosi e di questi complicatissimi passatempi è il progresso culturale dell’umanità, che è e rimarrà per sempre, probabilmente, appannaggio quasi esclusivo degli uomini.

Se poi qualcuna si intestardisce a volersi occupare di campi maschili, be’, è chiaro che è ‘na matta:

Nel campo della letteratura i rapporti, come dicevo, sono più equilibrati, però bisogna considerare che Jane Austen era zitella, Virginia Woolf e Katherine Mansfield erano depresse, e che Oriana Fallaci fosse un bel po’ strana ci vuole poco a convincersene: le donne che si occupano di letteratura cercano cose che la maternità dà spontaneamente alle altre donne.

Oddio, non mi pare che i grandi letterati si segnalassero manco loro per essere degli allegroni, ma un maschio triste è un genio tormentato, una donna tormentata è semplicemente isterica perché non ha avuto un figlio, si sa. Ma dato che dirlo così sarebbe proprio poco cortese, ecco che Libertyfirst chiude con un bel baciamano alle signore:

Insomma, il mio consiglio alle donne è di non diventare come gli uomini, che hanno inventato la cultura umana solo perché si annoiavano e non sapevano come essere soddisfatti e felici.


Già che noi donne, ringraziando Iddio, abbiamo un utero, per carità non cerchiamo di usare il cervello, poi ci vengono pure le rughe sulla fronte e allora chi ci sposa più?

Per chiudere in bellezza, però, c’è una chicca:

Ora mi interrogherò su quanto veramente io creda in quello che ho appena scritto.

PS Ovviamente, qualsiasi tipo di discriminazione giuridica è del tutto indifendibile. Più o meno come certe teorie femministe (ho in mente un paio di articoli di “teoria femminista delle relazioni internazionali” letti un paio d’anni fa).

Non si rende nemmeno conto che, con una simile mentalità, l’uguaglianza giuridica è un patetico guscio vuoto che serve solo a lavare le coscienze: hai appena teorizzato che non possiamo contribuire alla civiltà, che non ci deve nemmeno interessare perché l’unico compito per noi appagante è la riproduzione, che, in buona sostanza, non siamo neppure dei veri e compiuti esseri umani, e poi mi vieni a dire che però ti riconosci “giuridicamente” pari a me? E che vuol dire, di grazia? Dimmi apertamente che sono una razza inferiore, almeno apprezzerò la brutale sincerità.

Mah, non si sa davvero cosa replicare, di fronte a post come questo: ma non come donna, proprio come essere umano. Mi chiedo se Libertyfirst pubblicherebbe un post simile sostituendo però il termine “donna” con quello di una qualsiasi etnia (chessò: Navajo, Afroamericani, Cinesi): le argomentazioni potrebbero non essere neppure ritoccate – sono perfettamente adattabili – ma credo che lui non si sognerebbe mai e poi mai di pubblicare l’articolo senza avere il sospetto di essere gratuitamente offensivo e apertamente razzista. Con noi donne, invece, non lo sfiora neppure il dubbio: se leggete i commenti, ci scherza persino sopra, lasciando sempre intendere che se qualcuna di noi si offenderà è perché è una femminista, naturalmente isterica.

Stia tranquillo, benché non sia femminista, non mi incazzo neppure io: a questo punto, confesso, me ne manca del tutto la forza.