marlene

Il dibattito sul “sesso ludico” aperto qualche settimana fa non accenna a smorzarsi: del resto si sa, in tutte le salse è sempre un argomento che tira. Dopo aver collezionato commenti ai miei post, post di risposta o d’eco, ieri ha lasciato in calce su questo blog il suo parere anche Paolo Barnard, dal cui articolo tutto il carrozzone della polemica era partito.

Scrive, Paolo Barnard:

Bel dibattito. Mancano due cose. La risposta alla domanda “Donne, allora che si fa con il mostro planetario della gnocca commercial-mediatica?”, che è un vostro problema tragico, ma non rispondete. E manca la realizzazione del vostro deleterio doppio binario di civilizzazione, dove da una parte giustamente pretendete la modernità, ma dall’altra conservate il medioevo. Ovvero: volete parità di diritti e trattamenti in ogni settore della vita, mentre pretendete ancora il perdurare di un sistema medievale nella sfera contatti/sesso con gli uomini, dove innescate modalità appunto obsolete fino allo sfinimento (nostro). Purtroppo, quest’ultima parte causa in noi un tale risentimento, che poi ve la facciamo pagare carissima nella parte della modernità. Volete la botte piena… e il marito ubriaco. Troppo comodo. Il resto l’ho già scritto. Paolo Barnard

Dunque, caro Paolo, tanto per cominciare io vorrei che mi spiegassi meglio qualche punto del ragionamento, perché davvero non ti seguo più. La risposta alla domanda “Che si fa con il mostro della gnocca commercial-mediatica” nel mio post mancava perché non mi risultava che tu l’avessi mai fatta. Ma, se la fai ora, io ti replico: scusa, ma perché “mostro”? E perché poi sarebbe un problema “tragico” ed esclusivamente femminile?

Le donne, tutte, sono esseri umani pensanti e responsabili, come tali, delle decisioni che prendono per quanto riguarda la loro vita. Il “mostro planetario della gnocca cultural-mediatica” nasce dal fatto che alcune decidono, per campare, di andare a fare le vallette in tv mediamente desnude e sculettando in maniera provocante (o vanno in giro sculettando mezze nude anche quando lavorano in ufficio)? Embe’, chiedo io?

Posso trovare magari talvolta alcuni programmi e alcuni atteggiamenti di cattivo gusto o anche semplicemente ridicoli, ma non è che, sinceramente, trovi le Veline in minigonna necessariamente più volgari, spesso, di un Paolo Bonolis completamente vestito. Mi dà fastidio, da donna, quando pare che le donne, in Italia, possano essere solo ridotte a quelle funzioni lì, cioè veline o madri, o magari entrambe in rapida successione; ma sinceramente a me le belle ragazze che ballano nei programmi tv, vanno ai concorsi di bellezza, decidono di far le letterine, le letteronze, le letterazze, fanno servizi di moda, calendari, posano per Playboy non danno alcun fastidio, come non mi dà alcun fastidio, perché lo faccio quasi sempre, indossare io stessa abitini scollati, tacchi alti, minigonne ed essere sexy ed ammiccante quando mi gira e con chi mi sconfiffera: sul proprio corpo, ognuno è sovrano, e delle proprie azioni ciascuna risponde solo a se stessa: anzi, se un domani mi prende l’uzzolo, posso decidere pur io di fare il calendario di Galatea, perché no? Il concetto di “ludico”, se non sbaglio, dovrebbe poter comprendere anche questo: esser liberi, da parte di uomini e donne, di dare sfogo al proprio intrinseco narcisismo e divertirsi a farlo, senza che nessuno abbia nulla da ridire in proposito.

Il passo del tuo ragionamento che non posso proprio condividere è quello sotteso subito dopo, e che forse tu fai in maniera inconscia. E cioè: donne, se volete andare in giro scosciate e provocanti, velineggiare e bamboleggiare, allora però poi dovete starci con chiunque ve lo chieda e praticare il “sesso ludico”, perché non si può mica essere così sexy e poi dire di no o pretendere che il maschietto, per portarvi a letto, prometta anelli di fidanzamento, matrimoni o comunque corteggi e perda tempo in salamelecchi vari come un cicisbeo. Sennò, se fate così, ve la facciamo pagare: andiamo a puttane oppure ci vendichiamo non riconoscendovi, nella società, altro ruolo che quello di pittoresco decoro.

Vabbe’, caro Paolo, correremo il rischio, che vuoi che ti dica? L’alternativa che tu proponi, infatti, darebbe secondo me i brividi anche peggio: o una società grigia, dove il circo della “gnocca commercial-mediatica” è abolito sì, ma in cui le donne sarebbero ridotte a mortificarsi, in società, in abiti “seri” ed atteggiamenti “virtuosi” per evitare di essere prese per sgualdrine, o peggio ancora una società solo apparentemente liberissima, in cui le donne potrebbero andare vestite come a loro pare, e meglio ancora scoperte, ma pagherebbero questa libertà loro concessa dovendo dire sempre sì ad ogni richiesta sessuale, da parte di chiunque. Insomma, ragionaci un attimo, Paolo: metti in pratica quello che vuoi tu e ci ritroviamo ancora una volta con lo stereotipo santa/puttana, anche se lievemente modernizzato: da un lato delle rompicoglioni seriose che non mettono il rossetto e considerano ogni piccolo cedimento alla vanità femminile come un asservimento al maschio, o quelle che accettano di andare a letto con un uomo solo previa firma di contratto legalmente valido che li trasformi in famiglia rigorosamente monogamica e certificata, e dall’altro le sgallettate bambolotte che dicon sempre di sì perché si deve fare sesso ludico per essere considerate libere e moderne, o magari perché vogliono assomigliare a Carrie di Sex and the City.

Ecco Paolo, estremizzo, ma lo hai fatto anche tu, del resto. E la vita, invece, non ama le estremizzazioni né le semplificazioni eccessive. Rassegnati, la libertà dell’individuo presuppone sempre un certo grado di disorientamento e confusione. Andando in un bar alla sera, o per strada, o in ufficio troverai donne vestite come veline che però ti diranno di no, perché non sei abbastanza ricco, o sufficientemente potente per far far loro carriera, o perché in realtà non sono mangiauomini, ma ragazze che stanno cercando una relazione più seria di una botta e via, o semplicemente ti rifiuteranno perché non sei il loro tipo, anche se sono entrate nel bar con il preciso intento di trovare qualcuno con cui fare sesso; e altre che ti diranno magari di sì per la storia di una notte, perché hanno voglia di fare sesso ludico, o perché piaci loro, per curiosità o per semplice noia. Dal momento che tutte sono libere di regolarsi come meglio credono, esattamente come fate vuoi uomini, per capire quali fanno parte di una categoria, e quale dell’altra, dovrai provare ad abbordarle, perder tempo, e non incazzarti se qualcuna ti risponde no grazie. Sennò, per evitare il rischio di metterti in gioco senza approdare a niente, puoi uscire e andare a puttane, come hai detto tu. Ma, per piacere, non farlo con quell’aria moralistica da buon samaritano, che si lamenta di non poter trovare di meglio, e poi racconta che quasi quasi la povera ragazza perduta vorrebbe salvarla, perché lui è buono dentro e se il mondo non fosse cattivo e le donne normali più aperte con una prostituta non ci andrebbe mai. La signorina è una professionista, risponde ad una precisa domanda di mercato, fornisce un servizio che le hai richiesto e ne riceve il giusto compenso: non c’è nulla di vergognoso per lei, e io per prima, da donna, mi guardo bene dal condannarla.

Non capisco, a questo punto, perché la fai tanto lunga tu.

Marlene Dietrich, Lili Marleen