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disputa dei dottori pinturicchio

Dato che è Ferragosto e quindi non mi legge nessuno, posso prendermi la briga di intervenire, con un post mattonazzo, nella polemica filosofica fra Vito Mancuso, Adriano Sofri ed il nostro sempre amato papa Ratzinger, il quale, in un discorso di alcuni giorni fa, ha equiparato nichilismo a nazismo, lasciando intendere, come fa di solito, che chi non si prosterna davanti ad un altare non è solo un bieco illuminista, ma un tizio che, sotto sotto, è pronto a costruire campi di sterminio o gulag, perché questa è la china su cui necessariamente sono portati a scivolare i senza Dio. Vito Mancuso, nel rispondere ad un Sofri che giustamente si scandalizzava, rincara, se possibile, la dose e chiarisce: non solo il nichilismo spinge necessariamente chi vi aderisce a far le peggio cose, ma gli atei si rassegnino: il vero umanesimo è solo quello che si sposa con la Fede; l’altro, quello degli atei, è una patacca.

Ora, io non son filosofa e tengo anche un caratterino che lévati, per cui, a sangue, quando sento codesti signori che in pratica mi danno della aspirante nazista solo perché non vado a baciar banchi nelle loro cattedrali, la mia prima reazione, confesso, sarebbe di mandarli affanculo senza tante sottigliezze, sbottando in un: “Nazista vallo a dire a tua nonna!” (Peraltro, nel caso di Papa Ratzinger c’è pure il rischio che c’indovinerei..). Ma da razionalista educata – sono una bieca illuminista molto bon ton – tento invece di rispondere usando ciò in cui credo, cioè la ragione, appunto.

Vito Mancuso comincia col dare una definizione di nichilismo:Definisco nichilismo la negazione di un fondamento razionale ed eterno della natura e della storia, dalla quale consegue la negazione di un punto fermo a cui il singolo debba sottomettere il suo agire e prima ancora il suo pensare.

Ok, ci siamo, la definizione mi sta bene, e, stando a questo, io sono una nichilista fatta e finita. C’è però un però, e non è un però da poco. Quella di Mancuso e di tutti coloro che lo seguono – o nel caso di Ratzinger, lo precedono – è una definizione formalmente corretta, ma, come si può ben vedere, unicamente descrittiva: spiega cioè cos’è un nichilista, ma dimentica un dato fondamentale, e cioè perché lo è diventato. Non affronta infatti quello che è il nucleo fondante dell’ateismo (e anche dell’agnosticismo), cioè il processo che porta l’ateo, ad un certo punto, a rinnegare la fede in Dio e scegliere un’altra strada. Se la fede può germogliare in modo spontaneo ed acritico – è un sentire pre-razionale, e questo lo ammettono gli stessi credenti, anzi, se ne vantano – l’ateismo o l’agnosticismo no: sono scelte che maturano con il tempo sulla base di un processo razionale, più o meno profondo e doloroso. Hanno ragione i credenti quando dicono che nessuno, probabilmente, nasce ateo: atei o agnostici, infatti, si diventa solo dopo che si è imparato ad usare il raziocinio. Il credente può essere giustamente definito come qualcuno che crede in un fondamento razionale nella storia e ritiene ci sia un punto fermo (Dio) a cui deve sottomettere il suo agire ed il suo pensare. Non è necessario, per descriverlo, aggiungere altro, perché questa sua fede germoglia da una convinzione che non è razionale, ma intuitiva: uno è credente perché crede.

L’ateo no. L’ateo e l’agnostico non credono ad un fondamento razionale nella storia perché l’hanno cercato razionalmente, magari anche con una tenace determinazione, ma non l’hanno trovato, per cui, proprio perché razionali, devono altrettanto razionalmente concludere che o questo benedetto principio non c’è proprio o, per ora, non vi sono prove sufficienti per ipotizzare che vi sia, quindi, a lume di razionalità, bisogna sospendere il giudizio. Il nichilismo non è una fede, è la conseguenza di un ragionamento scaturito dall’osservazione dei fenomeni naturali: una teoria sull’essere che viene formulata a partire dalle regole del metodo scientifico galileiano e tenendo conto del rasoio di Occam.

In realtà il problema del nichilismo, semmai, è che, molto spesso, non è per nulla nichilista: crede fermamente infatti nel metodo razionale come unico approccio possibile per rapportarsi con il mondo, e dato che in base a questo approccio razionale non trova prove certe dell’esistenza di Dio o di Valori Eterni a Lui correlati, li mette in dubbio o li rifiuta. Rifiuta anche, proprio perché non trova certezze nemmeno di questo, di considerare la Ragione come qualcosa di assoluto: la sa debole e limitata, per cui si fida di lei, ma sempre con cautela, e verificando i nessi logici passo a passo. Diciamo che il nichilista ha con la Ragione lo stesso rapporto che il democratico intelligente ha con la Democrazia: sa che ha delle falle come sistema, ma si affida ad essa perché, per ora, non riesce a trovare niente di meglio.

Ora, se accettiamo di definire questa roba che ho descritto come “nichilismo”(“razionalismo”, anche molto bieco, in realtà mi piacerebbe di più), mi pare che gran parte delle cannonate di Mancuso cadano immediatamente nel vuoto. Un umanesimo ateo o agnostico è possibilissimo, anzi, direi che l’umanesimo in sé coincide perfettamente con una visione “nichilista”, in questo senso dell’accezione: se l’umanesimo consiste nel porre l’uomo e la sua ragione al centro, il “nichilismo” è il suo frutto più naturale, mentre, semmai, è più difficile farci rientrare la Fede, che, per sua natura, mette l’Uomo in un canto, subordinandolo ad un Dio ed alle sue parole rivelate.

Altrettanto difficile e soprattutto scorretto è fare, come s’è fatto e si continua da parte dei credenti, di tutta l’erba un fascio, mischiando insieme razionalismo, individualismo, comunismo, nazismo e qualsiasi altro ismo si sia macchiato di crimini contro l’umanità, ed addebitando tutto al “nichilismo”, con il bel risultato che il nichilismo diventa responsabile di ogni disastro presente e futuro, dai campi di sterminio alle code sulla Salerno-Reggio Calabria.

Il Comunismo, per esempio, può essere ateo, ma nichilista no: costruisce infatti un sistema di valori forti cui bisogna uniformarsi, ha la graniticità di una fede, come tutti i sistemi hegeliani: il dubbio nichilista non trova posto nella sua costruzione ideologica, e infatti i nichilisti, ai tempi dell’Urss, finivano in Siberia. Il Nazismo, a ben vedere, non è neppure ateo, semmai paganeggiante e spiritistico: Hitler si considerava una sorta di messia inviato da Dio e tutta l’etica nazista è intrisa di richiami allo Spirito e infarcita di pratiche esoteriche e deliri irrazionali alla Madame Blawatsky. Quanto al resto degli esempi portati da Mancuso a dimostrazione che l’etica “nichilista” non porta a nulla, mi vien da ridere: non c’è nulla di nichilista nelle escort di Villa Certosa (e infatti Berlusconi si proclama un credente), né è una deriva nichilista se quest’anno un fracco di gente muore andando per boschi (più che di nichilismo mi pare si possa parlare di avventatezza, al massimo di sfiga…), e le bimbe che giocano su internet ad un videogioco che insegna a diventar veline non sono nichiliste, ma semplicemente stupidine (del resto, quando poi si vanno a leggere le interviste rilasciate dalle aspiranti vallettine si scopre che han tutte valori saldissimi e tradizionali: bramano matrimonio, figli, famiglia e credono fermamente in Dio).

Quando si dice, come dice Mancuso, che la Ragione da sola non basta a risolvere i mali del mondo, si dice un’ovvietà; peraltro si accusa la Ragione di non aver assolto ad un compito che mai si era presa e mai aveva promesso di portare a termine. La Ragione è per sua natura ragionevole: sa di non essere una bacchetta magica in grado di raddrizzare tutte le storture. E il nichilista razionale, chiamiamolo così, è conscio di ciò, oppure è solo un fanatico o un cretino (spesso le due cose vanno a braccetto) e non è più nemmeno tanto nichilista: trasforma infatti la Ragione in un assoluto, pertanto in qualcosa di assai affine ad una divinità; dunque, in pratica, ammanta la Ragione di caratteri irrazionali. Il compito che la Ragione e i razionalisti si pongono non è quello di trasformare la terra in un posto perfetto, ma di renderla un luogo un po’ meno schifoso con gli strumenti che, da esseri umani, si ritrovano a poter usare, cioè il cervello ed il buon senso. I quali escludono, a priori, i campi di sterminio nazisti, i gulag, le costrizioni violente esercitate sugli individui che non la pensano come noi, e gran parte di quei comportamenti idioti che Mancuso stigmatizza come frutto obbligato del “nichilismo”.

Quindi, professor Mancuso, mi perdoni, ma l’accusa di esser sulla china per diventar nazista perché non credo in Dio, se la può riprender tutta, assieme a quella di non poter essere una vera “umanista” in quanto agnostica. Lei è convinto che si possano amare gli essere umani veramente solo se li si crede un riflesso di Dio e pedine di un Suo Progetto; io penso che li si possa amare e difendere per quello che sono, per quanto imperfetti e a volte addirittura irritanti, e anche se un domani si dovesse scoprire che Dio nemmeno esiste ed il Progetto non c’è. Se non è vero “umanesimo” questo, abbia la cortesia di spiegarmi cos’è.