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Povero Anselmo Pedron.

Da tre giorni non esce di casa, non visita i suoi cantieri, non parla con la moglie e non vede la famiglia. È chiuso nel suo studio, la testa fra le mani, sulla scrivania aperta una carta del Comune di Spinola e, accanto, la mappa del Piano Regolatore.

Le guarda, le rivolta, le rivolta ancora; cava gli occhiali, stringe gli occhiuzzi per controllare i particolari più minimi, segue con le dita paffute i contorni delle proprietà e delle strade. Di tanto in tanto, all’improvviso, si illumina, prende il cellulare, chiama il suo amico Carlo Taragnin, sempre Sindaco. Pochi minuti di conversazione, qualche scambio nervoso di parole, un chiarimento, e poi torna alla sua rabbiosa malinconia da rottweiler, chiudendo il telefono con un secco clic disperato.

Moglie e figli assistono impotenti a questa agonia.

È triste, davvero triste quando un Governo amico ti approva un piano casa che consente di costruire l’incostruibile, e tu, che costruttore sei, ti accorgi che a Spinola, ormai, hai già cementato ogni centimetro libero, sfruttato ogni anfratto, aumentato ogni cubatura: non ce n’è più da nessuna parte.

Alle volte aver precorso i tempi è una bella fregata.

È un racconto di fantasia. Non si fa riferimento a sindaci, costruttori o case reali: Spinola non esiste. Ma tutte le sue case inesistenti sono state comunque costruite da Anselmo Pedron.