banco di scuola

Come funziona un Consiglio di Classe? La domanda è interessante, soprattutto perché la stragrande maggioranza delle persone, non essendo insegnanti, non lo sa. La stragrande maggioranza delle persone pensa di sapere tutto sulla scuola perché ci è stata dentro come alunna, o, al massimo, come genitore; ma cosa succeda poi, in pratica, fra i professori nel momento in cui si ritrovano per mettere i voti e stabilire i giudizi resta avvolto, giustamente, in una nebbia indefinita. La stessa che avvolge gli avvocati e giudici in camera caritatis, i medici quando formulano diagnosi con il loro team: per quanto la cosa non riesca ad essere accettata dalla stragrande maggioranza delle persone, anche gli insegnanti sono professionisti specializzati, e pertanto hanno una loro etica e una doverosa cortina di riserbo con cui ammantare alcuni momenti importanti del loro agire.

Cosa succede dunque, in un Consiglio di Classe? Che gli insegnanti di una classe, assieme al coordinatore (che alle medie è quello di italiano o di matematica, di solito), si ritrovano in genere una volta al mese e discutono della classe nel suo complesso e dei singoli alunni in particolare. Ci si scambiano informazioni riguardanti l’alunno A o l’alunno B, si guarda se il ragazzino è calato nei voti, se fa troppe assenze, si riferisce ai colleghi se i genitori sono venuti o meno a parlare e che cosa hanno detto, si pianificano attività che coinvolgano tutta la classe o anche interventi mirati per singoli o gruppetti di alunni che non ce la fanno a seguire.

La maggioranza dei genitori e la totalità degli alunni pensa che il prof sia quel coso che viene in classe ogni mattina, spiega tre paginette e poi se ne va a casa sua, e quando cala un voto lo fa come Zeus calava i fulmini: senza preavviso e spesso senza motivo specifico, in solitudine perfetta. Ma non è così: anche se voti si danno separatamente, fra colleghi per tutto l’anno si ha sempre una visione complessiva di come sta andando il ragazzino in questione: se anche io gli faccio italiano e storia, so benissimo quali dei miei alunni vanno male in tecnica ed in storia dell’arte, o in ginnastica e matematica, così come so chi arriva complessivamente ad un sei globale, chi ad un sette, chi ad un nove e chi invece non ce la fa, non ce la fa, non ce la fa. Nel corso dell’anno sono infatti approntate delle “fasce di livello”, e tutti gli alunni della classe sono inseriti in una di esse. Nei verbali dei Consigli ci si segna anche se un alunno magari è intelligente ma non si impegna, oppure si impegna, ma non ottiene risultati; se a parere dei professori quello che lo pregiudica è l’assenza di metodo di studio, oppure l’incapacità di concentrarsi e memorizzare. Si tiene anche conto, laddove questa sia nota e pesante, dell’atmosfera familiare, di eventuali problemi di salute, o sociali, o psicologici. E tutte queste cose sono pesate nel momento di decidere la valutazione finale, da sempre. Tutte queste informazioni sono raccolte per legge nel verbale, quindi anche se ci sono colleghi particolarmente imbranati o scansafatiche – e comunque sono sempre una minoranza, checché se ne dica, perché in sette anni che insegno ho sempre trovato Consigli formati nella stragrande maggioranza da colleghi motivati e professionali – i dati vengono comunque raccolti e discussi.

Quindi stamattina, quando ho letto sul Corriere l’ennesima dichiarazione di madama Gelmini su come vadano assegnati i voti agli scrutini, non sapevo se ridere o piangere. Madama Gelmini ed il suo team dicono, infatti: “Si introduce una maggiore responsabilizzazione del consiglio di classe proprio in fase di scrutinio. In passato, invece, era prassi assegnare giudizi non sempre comprensibili e valutazioni che nascondevano anche gravi insufficienze”. Il consiglio di classe, infatti, da quest’anno potrà ammettere all’anno successivo uno studente che riporti qualche lacuna considerata non grave e recuperabile. Con insufficienze considerate gravi, invece, si ripeterà l’anno.

Dio solo sa come credono che ci regolassimo, al ministero, negli anni passati. Da che mondo è mondo, infatti, se un alunno aveva magari la non piena sufficienza in una o due materie, ma aveva dimostrato buona volontà, si chiudeva un occhio, dandogli un suff sulla pagella e poi avvertendo a casa che durante l’estate o a settembre si sarebbe dovuto dar un po’ da fare per recuperare, mentre se l’alunno X assommava una serie di materie insufficienti e per giunta era stato tutto l’anno allegramente menefreghista lo si bocciava.

Ma madama Gelmini ed i suoi esperti ministeriali (che poi sono assai probabillmente sempre gli stessi, stanno lì da anni e anni, e queste cose le sanno perfettamente, ma ora è bene assumere il tono da giustizieri della notte, perché con l’aria che tira si fa miglior figura!) rincarano: Negli anni scorsi è accaduto spesso – fa notare il dicastero di viale Trastevere – che fossero assegnati giudizi negativi senza informare le famiglie dell’alunno e senza aprire un confronto con gli altri docenti. Strano, perché se un alunno va proprio male e rischia la bocciatura, il Consiglio di Classe è tenuto a mandare da anni, a casa, una lettera di avviso fin dal primo quadrimestre, in cui si chiede un colloquio urgente con la famiglia; la mancanza di questa, al limite, può addirittura dare adito ad un ricorso contro la bocciatura. In ogni caso, la bocciatura viene sempre decisa dall’intero Consiglio di Classe, con voto palese per alzata di mano, quindi non si capisce come potesse mancare il confronto fra colleghi (in genere, invece, è proprio il momento in cui ci si scazza di più: le poche baruffe cui ho assistito sono legate agli alunni che alcuni volevano bocciare e altri no).

Continuiamo, vi prego, ad enumerare le novità di questa nuova scuola delle meraviglie: Con la vecchia normativa talvolta gli alunni con gravi carenze venivano ugualmente promossi. Con questa, invece, par di capire, no. Però la cosa non torna. Mettiamo che un alunno abbia sei in tutto tranne che, putacaso, in inglese e matematica, dove ha due bei quattro. Questo passa comunque alla classe successiva, dopo un serio confronto fra i docenti, no? Eppure le lacune gravi ce le ha ancora tutte, nella lingua e con i numeri, perché da oggi, invece, il consiglio di classe deciderà se ammettere o meno l’alunno alla classe successiva dopo una attenta valutazione del percorso scolastico e delle capacità dello studente. Se qualcuno è in grado di spiegarmi, in pratica, cosa cambia da prima, gliene sarò eternamente grato.

Il Ministero ed il Ministro, infatti, mi dicono che con la nuova normativa, si torna a una scuola del rigore, della serietà e della chiarezza. (Azz, meno male, ero stufa di assegnare voti a caso, fischiettando trullallero trullallà!). Quindi, ne evinco, niente sconti: se uno ha quattro in Italiano, Storia o Geografia, glielo schiaffo scritto in pagella, così è ben chiaro all’universo mondo e ai genitori che deve recuperare le mie materie, anche se magari riesce a passare all’anno successivo per voto di consiglio? Nooooo! Per questi motivi non può essere assegnato nessun «6 rosso» [cioè il 6 di diverso colore, che indica che si tratta di un “6” imposto a maggioranza] ma deve essere effettuata dai docenti una attenta valutazione degli studenti. Prima, li tiravamo a sorte, i voti? Mah.

In ogni caso, in pratica, che si fa, in nome della chiarezza? Dal Ministero mi illuminano: Nella scuola secondaria di primo grado l’ammissione all’anno successivo e all’esame di Stato non è soggetta ad alcuna condizione, non può trovare applicazione la pratica del cosiddetto «6 rosso», usata in passato nella scuola secondaria di secondo grado per indicare che l’alunno, pur essendo stato promosso, era tenuto al recupero dei «debiti scolastici», da effettuare nel successivo anno scolastico ma, nel caso in cui l’ammissione alla classe successiva venga deliberata in presenza di carenze di apprendimento, la scuola invierà una specifica nota alla famiglia dell’alunno. Che è quello che facevamo già, quindi.

Ricapitolando: a parte che ora metto un voto e non un giudizio, io professore in Consiglio di Classe faccio esattamente quello che facevo prima, cioè cerco di promuovere anche se non arrivano alla sufficienza gli alunni che penso abbiano dimostrato almeno un po’ di buona volontà e di bocciare gli altri. Alcuni passeranno lo stesso, con il calcio in culo del Consiglio di Classe: a differenza degli anni scorsi, però, non glielo potrò scrivere apertamente: in passato mascheravo il loro 4 con un giudizio stemperato, in cui accennavo a “lacune da colmare”, e facevo inviare lettere ala famiglia, o prendevo da parte babbo e mamma, avvertendoli che il pupo durante le vacanze doveva comunque fare esercizio. Adesso, che c’è una scuola gelminiana piena di maggior rigore, non posso nemmeno scrivere un giudizio che, per quanto fumoso, per un collega è chiarissimo (“raggiunge complessivamente la sufficienza, con qualche lacuna, ma dimostra interesse settoriale per la materia” significa, per un altro docente: “ho dovuto passarlo, ma non sa un tubo e lavora solo se gli viene l’uzzolo”), e devo invece dargli un sei pieno, salvo inviare a casa una lettera con cui i genitori ed il bimbo, durante l’estate, faranno gli areoplanini.

Meno male che il Ministero ed il Ministro graziosamente concedono: Ciò non esclude tuttavia che le scuole, nell’ambito della propria autonomia, possano programmare, sin dall’avvio del successivo anno scolastico, tutti gli interventi didattici per il recupero, nel caso di alunni per i quali siano emerse carenze formative. Si dimenticano di dire, però, con quali soldi, dato che questi interventi, essendo legati all’autonomia dell’istituto, vanno a gravare sul fondo d’istituto di ogni singola scuola, il che vuole dire che non sempre ci saranno le risorse finanziare e il personale per poterli attuare. Insomma, il bel risultato è che le famiglie responsabili con qualche disponibilità economica durante l’estate faranno dare ai figlioli ripetizioni della materie in cui sono passati con un calcio in culo; gli altri arriveranno a settembre con le lacune ancora tutte lì, intonse, e ricomincerà il giro di valzer. Tanto, al Ministero hanno chiarito: la scuola della Gelmini è piena di rigore e chiarezza. Se poi gli alunni continuano ad uscire ignoranti come zucche la colpa è di quegli scansafatiche mangiastipendio ad ufo dei professori.