La signora Tognato la società multietnica non la vuole. Non la vuole no, ecchecaspita: tutti quei negri, quegli arabi, quegli zingari, quegli slavi che vogliono entrare in casa sua e portarle via tutto, perché si sa come è fatta quella gente, che entra in casa e ti porta via l’argenteria, la catenina di nonna, e sporca pure i pavimenti, perché mica si mettono neanche le pattine, come invece han sempre fatto i ladri nostrani, eh.

Non la vuole, perché poi, insomma, diciamolo, sono manco cristiani, quelli: sono arabi! Tutti, perché anche gli slavi, che paiono come noi e una si fida, poi glielo chiedi e scopri che sono arabi pure quelli, perché vanno in moschea, mica in chiesa, come Dio comanda.

Non la vuole, la società multietnica, perché poi, ’sta gente, porta via il lavoro ai nostri giovani: difatti, spiega, i nostri giovani, caspita, sono tutti a spasso anche se sono laureati e via andare che vorrebbero fare i manager, a livello internazionale, perché sono bravi, neh, i nostri giovani, e invece questi arabi qui e questi negri, sono tutti che trovano lavoro in fabbrica e nei cantieri, e i nostri giovani, i nostri giovani laureati dove vanno a cercar lavoro, eh?

Non la vuole, perché – roba da non credere!- questi vengono qui, trovano lavoro, si affittano casa, e poi – ma vi rendente conto?- vogliono portarsi su l’intera famiglia, con i figli, la moglie, e così ci tocca pure avere i bambini in classe, che urlano e strepitano, perché, se sono tutti bambini, si sa che quelli degli arabi fan casino di più.

È un fiume in piena, la signora Tognato, che siede al tavolino del bar con attorno il suo circolo di quattro amici, e per la foga di chiarire che a lei la società multietnica fa schifo, ma schifo proprio tanto, e morirà piuttosto che vederla, quasi quasi si dimentica di strafogarsi di patatine fritte e finire le spritz.

Per fortuna che, nel mezzo della tirata, si ricorda di guardare di sguincio l’orologio, e si accorge che è tardi, tardi tardi proprio. Deve correre a casa, perché la badante rumena di sua suocera non ce la fa da sola ad alzarla dal letto e darle da mangiare; e poi ha da controllare che il giardiniere cingalese le abbia potato bene le siepi; per fortuna che, nel pomeriggio, può andare in palestra, dove Josè, il suo insegnante di salsa e merengue, la fa divertire tanto; domani ha appuntamento con Wang, il suo agopuntore di fiducia e poi da Ludmilla, la massaggiatrice; deve mettersi in forma, perché sabato prossimo il figlio fa gli anni, e vanno tutti al ristorante indiano.

Trangugia di fretta l’ultimo sorso di aperitivo, mentre la cameriera bielorussa le toglie da davanti il bicchiere, e salutando di fretta gli amici sottolinea, per l’ultima volta, con decisione, che lei in una società multietnica non ci saprebbe proprio vivere, no.