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dadi

Trallallerollerollerolà….. trallallerollerolerollà…

La suoneria irrompe nella tranquillità assonnata della domenica pomeriggio, mentre io vegeto perplessa sul divano, guardando la nebbia fuori che copre tutto come un sudario.

La voce di ***** che mi chiama ha un tono strano, quasi un po’ affannato.

Hai letto la Stampa?”

Perché, che c’è, una nuovo delirio di Berlusconi?”

No, c’è la storia dei mutui di Torino.. sai quella notizia che il Comune si faceva garante del mutuo per le giovani coppie: praticamente, se non sono in grado di pagare la rata, sarà il Comune a subentrare..”

Ah, sì, mi pareva una buona idea, lodevole. Ma perché, che è successo?”

Be’ che le richieste sono state talmente tante che per assegnare i 100 mutui questi geni sai che hanno pensato di fare? Una assegnazione tramite lotteria! Li hanno convocati in un teatro, con tanto di vallette che estraevano i numeri: invece di una graduatoria, hanno tirato a sorte i nominativi dei vincenti.”

Si ferma, per respirare. È come se in gola avesse un groppo che non va né su né giù.

Ci sono anche le interviste ai vincitori. Una ragazza incinta, che per poco non partoriva lì, una coppia di ragazzi.. insomma, leggilo… poi ti richiamo e mi dici che ne pensi…”

Ma tu…?” chiedo, un pelino preoccupata.

No, io esco e mi fumo una sigaretta, ho bisogno di respirare…”

Nell’era di internet non è difficile recuperare un articolo: un clic e la storia è lì, sciorinata sullo schermo: l’impostazione del pezzo è ilare, quasi felice. Che bella idea, il Comune che convoca tutti al teatro, per garantire la massima trasparenza: ci sono le mamme chiamate ad estrarre i numeri, forse perché giovane mamma fa tanto versione politicamente corretta della Velina, e le coppie, dai 25 ai 35 anni, che si tengono per mano nell’attesa. Pare il resoconto di una puntata di Canzonissima d’antan, e il tono del giornalista è quello di uno che quasi quasi si aspetta che da un momento all’altro echeggi da qualche parte persino un allegro trillo di Mina. Invece no, si deve accontentare dell’urletto di gioia del ragazzo che “vince” il primo mutuo, ed esulta baciando l’immaginetta di Padre Pio, che certo è all’origine di quella insperata botta di fortuna; poi, appunto è il turno della mamma incipiente, anche lei tanto felice da rischiare, per il colpo, di far nascere il pargolo lì: pargolo fortunato, in ogni caso, perché in grado di sbocciare al mondo non solo con un contratto in mano, ma pure già sotto i riflettori: parte quindi in vantaggio per quando da grande si presenterà ai provini di Amici.

Sto quasi finendo di leggere, sempre più allibita, quando il cellulare trilla di nuovo: non ce la fa, *****, ad attendere.

Dio mio, è tremendo: non si può accettare che un povero disgraziato che non può permettersi una casa venga umiliato in questo modo, è rivoltante! Io non ce l’ho neppure fatta a finirlo, son dovuto uscire, manco mi avessero dato un cazzotto nello stomaco.”

Fa uno strano effetto sentirlo così sconvolto: strano perché ***** non è uno di quegli intellettuali esangui che non si sono mai confrontati con la vita reale e solo di tanto in tanto fanno capolino dalla loro torre eburnea, giusto il tempo per dare uno sguardo a volo d’uccello sul mondo, schifarsi e ritornare lassù, nei cieli dell’arte; no, è uno che ha fatto politica, con testardo senso pratico, e talvolta, anzi, si compiace a dimostrare un certo smagato cinismo nei confronti del mondo in generale e dell’Italietta nostra nello specifico. Ma stavolta è troppo, la maschera non regge, non ha né la forza né la voglia di indossarla.

Cazzo, ma fai un graduatoria! Oppure convocali per l’estrazione in Comune, senza tutta questa messa in scena! Ma quand’ero assessore io, se uno della banca mi fosse venuto a proporre una simile pagliacciata, lo appendevo fuori dal balcone con i piedi! E questi, invece di indignarsi, son pur contenti!”

Già. Il massimo è infatti la dichiarazione di una delle signore convocate, che, papale papale, dell’estrazione è felice come una Pasqua: “Così è tutto più trasparente, niente graduatorie, è tutta questione di fortuna. Così è più moderno!”

Moderno. Capisco perché ***** s’è sentito come se gli avessero dato un pugno allo stomaco. Non si può che avere la stessa sensazione quando ci si rende conto che chi patisce una umiliazione è non solo inconsapevole, ma addirittura contento di subirla, perché la sente come “moderna”, up to date, anzi, diciamo molto cool. Del resto è questo lo spirito dei tempi: non c’è giorno in cui non ci ripetano che la legge della giungla è la forma più spinta di contemporaneità. Abbiam tutti digerito, ormai, il principio che le società non si basano sulla solidarietà – e passi – ma neppure sul lavoro o peggio che peggio sul merito: solo sul culo, perché l’Italia non è uno Stato, ma una eterna lotteria.

Dall’altro capo del telefono la voce mi giunge appannata:

Io mi chiedo che cosa siamo diventati… o meglio, ormai mi chiedo se non siamo semplicemente così da sempre… se noi Italiani non siamo proprio questo… guarda, scusami, adesso vado di nuovo a fumare, non ce la faccio.”

Me lo immagino appoggiato sullo stipite di un balcone, mentre sfoga la rabbia riducendo in fin di vita, a boccate, una sigaretta; boccate che non gusta nemmeno, perché sono di impotente reazione a qualcosa che non sa come altro fronteggiare. Pensa alla donna contenta perché la modernità sta tutta nell’attesa di una irragionevole ed immotivata fortuna e pensa che l’Italia è fritta, con gente così. E io invece, non so, voglio, una volta tanto, essere ottimista, e credere che ancora l’Italia non sia del tutto spacciata, se ancora c’è gente che quando legge cose simili, si indigna. Come lui.

[*]