C’è una cosa che non capirò mai, della televisione, pubblica o privata che sia. Pur avendo scarsa dimestichezza tecnica, a quanto mi consta, in tv se non hai un microfono acceso, non ti sentono. O meglio, ti sentiranno, forse, quei quattro o cinque figuranti che stanno a far da pubblico, il conduttore e gli ospiti assettati, ma per il grande pubblico, quello che sta a casa, se il microfono non è aperto, chi sta parlando fa lo stesso effetto di un pesce dentro alla palla di vetro: lo si vede agitarsi, aprire la bocca, al massimo schiumare qualche bolla, ma basta là.

Ora, francamente, io sono stufa di seguire dibattiti in cui politici, imprenditori, ospiti in genere, si danno sulla voce per il semplice motivo che non sanno rispettare quella elementare norma di buona educazione e di buon senso che obbliga a parlare uno alla volta e a turno. Dieci minuti in uno studio italico e qualsiasi dibattito si trasforma in una gazzarra da mercato rionale, in cui chi urla più forte ottiene l’attenzione, e chi è educato non riesce a proferire verbo, o meglio, non riesce a far sì che il suo verbo e l’eventuale sostantivo di complemento possano essere uditi. Fosse per me, ricorrerei ad una soluzione semplice, ma drastica: si parla a turno, e solo quando uno ha finito, si apre il microfono all’altro e si isola quello del primo.

Non è censura, solo una mozione d’ordine. Se le orecchie possono essere più tranquille, magari qualche idea arriva al cervello in santa pace.

Scusatemi, a questo punto, lancerei una web campagna a cui aderire: “Spegnamo il microfono in tv così gli ospiti sono costretti a parlare a turno!”. Un piccolo gesto per un tecnico, un enorme passo avanti per l’umanità!