Potrei scrivere qualcosa sulla blogosfera italiana. Fa fico. Poi, voglio dire, faccio pur parte anch’io della blogosfera italiana, no? E poi, per giunta, potrei scrivere qualcosa anche di molto feroce e cattivo, tipo che-schifo-la-blogfest-quelli-non-sono-blog-sono-una-casta. Tanto quelli di Macchianera manco sanno che esito e a Riva del Garda non ci sono andata.

Sì, potrei decisamente scrivere qualcosa sulla blogosfera italiana: non è difficile, e pure se non so di preciso cosa sia, chissenefrega, tanto ho un blog e un blog te lo fai apposta per sputare sentenze su cose che non conosci a fondo; altrimenti lavori.

Il guaio è che a me, quando chiedono una parere su una cosa che si chiama “blogosfera”, mi viene l’ansia, come se mi dicessero di iscrivermi ad un corso universitario intitolato “Brevi cenni sul Tutto”.

Non ho una chiara idea di cosa sia la blogosfera, italiana o meno. Ma, confesso, me ne frega anche pochetto. Non ho bisogno di tenere il blog per diventare giornalista, perché, a dire il vero, lo sarei già, e se volevo continuare su quella strada avrei fatto altre scelte. Non tengo un blog sperando di diventare una stella della tv, perché non penso che un blog possa essere la versione scritta di Veline, e poi, comunque, per entrare nel giro grosso, da quanto ho capito, devi partecipare per lo meno alla Talpa, che è una faticaccia con tutto quel fango, i salti nel cerchio di fuoco e i mosquitos: non fa per me . Non tengo un blog perché voglio farmi conoscere da gente importante; magari col blog qualcuno di più o meno importante l’ho poi incrociato davvero, ma poteva capitarmi lo stesso ad una cena da amici o ad un convegno, e con risultati affini. Non tengo un blog per diventare famosa, perché sono talmente timida che già se la mia vicina mi ferma per strada rispondo al saluto con un vago senso di inadeguatezza, per cui figurarsi. Non tengo nemmeno un blog con la pretesa di fare qualcosa di innovativo, sconvolgente, particolarmente originale.

Tengo un blog perché mi è sempre piaciuto scrivere, e ho scoperto che mi piace anche essere letta. Ho anche scoperto che c’è gente a cui piace quello che scrivo, e questa, ne converrete, è sempre una bella soddisfazione. Ho scoperto pure che c’è gente che odia quello che scrivo o cerca di usarlo contro di me, per farmi del male: pazienza, è una lezione anche questa.

Se questo sia o non sia in linea con le giuste tendenze della blogosfera non saprei, ma, non lo fosse, penso che riuscirò a sopravvivere lo stesso. Ho la pellaccia dura, su queste cose, io: per dire, Luca Sofri non credo mi legga, e io non ci spendo una lacrima, neh.