Il senatore Castelli non ci sta, ecchediamine! Denuncia che l’emergenza sicurezza (nei cantieri) non esiste; se bastano un paio di rom che rubano un portafoglio per mandare l’esercito ad ogni crocicchio, centinaia di morti sul lavoro all’anno non sono invece un fenomeno di cui preoccuparsi, ma un semplice dato di fisiologia del sistema. Siamo il paese dove si deve imparare a convivere con la Mafia, non si capisce perché non possiamo imparare a rassegnarci al fatto che gli operai muoiano di continuo, senza abbandonarci ogni volta a indecorose forme di piagnisteo. Su un fatto come la morte, che è strettamente privato quando avviene in un cantiere, per altro: è ben noto che è pubblico e merita sdegnato commento solo se avviene in un ospedale, e il morente è un malato senza speranza che chiede di andarsene perché non ce la fa più.

Il senatore Castelli vuole mettere fine alle mistificazioni di questi comunisti, e chiarisce, una volta per tutte, che i lavoratori che muoiono al lavoro in Italia sono pochi, pochissimi, una minoranza risibile. Le cifre sono gonfiate ad arte, sempre dai soliti comunisti mistificatori, che inglobano nelle statistiche anche quelli che muoiono, in macchina, mentre si recano e vanno via dal lavoro. Insomma, gente colpevolmente distratta, anche un po’ bauscia, non martiri, via!

Per giustificare le sue inoppugnabili conclusioni, il senatore Castelli spiega: “È il momento di smetterla – dice - di criminalizzare gli imprenditori italiani. Se infatti estrapoliamo gli incidenti che avvengono in agricoltura e in edilizia, vedremo che in Italia la sicurezza delle aziende manifatturiere è ai migliori livelli europei”

Non si capisce perché estrapolare dalle statistiche le morti sul lavoro di agricoltura ed edilizia, se non per il fatto che sono i due settori dove si verificano veramente il maggior numero di morti sul lavoro (obiettivamente, è molto difficile che uno muoia sul lavoro mentre fa fotocopie in ufficio: non impossibile, per carità, ma certo è sfiga!). Del resto, ognuno può cercare di estrapolare i dati statistici come meglio gli vien comodo. Per esempio, per dimostrare statisticamente che in Italia il buon senso è diffuso, basterebbe ignorare le dichiarazioni di certi politici. Ci faremmo subito una miglior figura.