Scosciare le Veline, va bene. Scollacciare le soubrette o le concorrenti del Grande Fratello, ok. Ma la Verità nuda e cruda no, è troppo. Nemmeno se è artistica, nemmeno se il capezzolo è nobilitato dal pennello di un grande pittore. E così Silvio, che per addobbare la sua sala conferenze stampa aveva scelto la riproduzione di un quadro di Tiepolo, La Verità svelata dal Tempo, ha scoperto che la Verità era un po’ troppo svelata per i suoi gusti e si è affidato ad un Brachetta qualsiasi: il seno della Verità (così dice Repubblica, 3/08/2008, p.12) è stato frettolosamente ricoperto da un pudibondo panneggio, nascosto da un velo, appunto, così la Carfagna in versione giacca sobria ministeriale e il resto dello staff ci si son potuti sedere davanti senza imbarazzi.

L’iniziativa è stata presa, spiegano i portavoce di Berlusconi, “A fin di bene dai tecnici dell’immagine del Presidente del Consiglio.”

Non son mica tanto svegli, questi tecnici dell’immagine del Presidente del Consiglio, a ben vedere. Se l’immagine del suddetto ha bisogno di una sferzata di energia, limitarsi a censurare un capezzolo non è cosa: fa tanto pruderie da tinello di provincia, roba che persino una casalinga di Voghera si spancia dal riso; soprattutto di questi tempi in cui le casalinghe, a Natale, non cucinano più i tortellini, ma posano nude per un calendario. Per dare l’idea che il Presidente del Consiglio è un uomo impregnato di sano neoliberismo conservatore, si doveva cogliere la palla al balzo, mostrare una mentalità schiettamente imprenditoriale: ricoprire sì il capezzolo della Verità, ma con un reggiseno sponsorizzato da griffe italica, dopo stipula di apposito contratto pubblicitario, in omaggio alle ferree leggi del mercato. Dimostrare che l’ipocrisia non solo è una virtù, ma addirittura una risorsa economica.

Così si è veramente moderni, oh yeeeah.