rotonda

La campagna veneta è fatta di svincoli. E tangenziali. E rotonde. E sottopassi. E raccordi. E bretelle. Tutto un intrico di asfalto che si svarigola in infinte intorcinature. Una volta era tutta campagna, signora mia, adesso è strada. La fantasia degli assessori locali si declina in un susseguirsi di girotondi che non finiscono mai, perché, diceva Flaiano, in Italia il tragitto più breve fra due punti è l’arabesco, e il Veneto, in questo, è l’italianità nella sua forma più smagliante. Tu corri in macchina e incontri solo curve, curve, curve, una dietro l’altra, che si snodano fra i capannoni. E ci vuole buzzo buono a immaginarsi le curve in un posto così piatto che pare pensato apposta dal buon Dio per i rettilinei.

Ma la campagna veneta ha fatto i soldi, ed ora vuole la sua soddisfazione.

Che si rodano i monti: ora che è diventata ricca, lei, può permettersi i tornanti anche se è pianura.