
La campagna veneta è fatta di svincoli. E tangenziali. E rotonde. E sottopassi. E raccordi. E bretelle. Tutto un intrico di asfalto che si svarigola in infinte intorcinature. Una volta era tutta campagna, signora mia, adesso è strada. La fantasia degli assessori locali si declina in un susseguirsi di girotondi che non finiscono mai, perché, diceva Flaiano, in Italia il tragitto più breve fra due punti è l’arabesco, e il Veneto, in questo, è l’italianità nella sua forma più smagliante. Tu corri in macchina e incontri solo curve, curve, curve, una dietro l’altra, che si snodano fra i capannoni. E ci vuole buzzo buono a immaginarsi le curve in un posto così piatto che pare pensato apposta dal buon Dio per i rettilinei.
Ma la campagna veneta ha fatto i soldi, ed ora vuole la sua soddisfazione.
Che si rodano i monti: ora che è diventata ricca, lei, può permettersi i tornanti anche se è pianura.

2 comments
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29 Maggio 2008 a 3:45 pm
Mario DG
E non essere sempre inutilmente polemica e… fai attenzione alla strada che altrimenti da qui non ne usciamo più
30 Maggio 2008 a 11:58 am
Ary
Hanno ridotto la nostra bella campagna a una colata di cemento. Che schifo. Perchè invece del passante non hanno fatto il tunnel come proposto dai norvegesi? Forse perchè ci mettevano solo un paio d’anni e nessuno si intascava niente? con il rischio che poi con il tunnel veramente si risolvesse qualcosa? Altro che Napoli..la mafia è anche in Veneto, forse soprattutto in Veneto.