E poi, ad un certo punto, ti incazzi. Perché una può anche avere tutta la buona disposizione d’animo di questo mondo, capire, comprendere, affrontare le cose con un sano sghignazzo o un sorriso rassegnato, per anni. Ma poi, santa Madonna, arriva un giorno in cui, inciampando per caso nell’ennesima fregnaccia, no, perdi il controllo, ti girano i cabbasisi, come direbbe Montalbano: insomma, sbotti e smadonni come non hai fatto mai prima d’ora. Quando è troppo, è troppo.

In questi giorni, per via di una conferenza che sto preparando, su invito di un gruppo di amici Egittologi (appena ho data e ora ve la comunico, volesse mai qualcuno dei miei lettori conoscermi dal vivo), sto raccogliendo materiale sull’antico Egitto. O meglio, sto facendo una selezione a campione di tutta la paccottiglia pseudo scientifica che si trova in rete e fuori sulle presunte origini extraterrestri degli Egiziani, i poteri delle Piramidi, i misteri della Sfinge e via strologando, per spiegare come l’immagine dell’antico Egitto sia presentata sui media e nella letteratura di consumo.

Così, vagando di host in host, sono arrivata a questa bella pagina dedicata ai misteri della civiltà egizia. Su Clarence, che è un portale, e nella sezione pomposamente denominata “cultura”, mica sul blog dell’ultimo matto sfigato. E, vi giuro, anche se da decenni sono abituata a leggere e a vedere di tutto – per dire, ormai riesco persino a guardare una puntata di Voyager senza tirare una scarpa contro il video, per cui ho raggiunto praticamente l’atarassia!- questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Già se uno mi inizia una scheda qualsiasi con la domanda: “Vennero da Orione?”, io, tendenzialmente, comincio a fumare come o’ Vesuvio prima dell’eruzione di Pompei. Vennero da Orione? E che è, una gita scolastica? Una specie di scampagnata fuori porta, con i progenitori dei faraoni che si arrampicano sulle navette spaziali, gridando ai figli: «Hashepsut, mi raccomando, fai la pipì prima di partire, che poi non voglio dovermi fermare all’autogrill sulla via Lattea perché devi andare in bagno!»

Ma il testo, poi, è un capolavoro assoluto, da scompisciarsi dalle risate ad ogni riga, non fosse che si tratta di umorismo totalmente involontario.

Comincia con questa magnifica affermazione di apertura: La scienza sta crollando.

«O cazzo!» una pensa. Sta crollando? Tutta quanta? E io non me ne sono accorta? Vedi, alle volte, a distrarti perché hai sul fuoco le zucchine! Poi, per fortuna, bastano due righe per capire che non di tutta la scienza si tratta, ma, al massimo, dell’archeologia ufficiale: L’archeologia, quella cosiddetta “scientifica” e “ortodossa”, non è in grado di rispondere alle accuratissime ipotesi formulate dai Martin Mystère che la stanno corrodendo di giorno in giorno.

A parte la gustosa riduzione di tutta l’archeologia alla sola egittologia, è esilarante il fatto che a mettere in crisi l’archeologia ufficiale siano dei tipi indicati come epigoni (vuol dire “imitatori”, chiarisco perché mi pare che chi scrive ‘ste schede non deve avere una gran familiarità con il vocabolario) di Martin Mystère. Che è un fantarcheologo dei fumetti. Un po’ come dire che il settore dei trapianti cardiaci è insidiato dalle diagnosi di chi ha studiato medicina su General Hospital. O l’interpretazione delle civiltà precolombiane può essere rivoluzionata dalle scoperte di un tale che si crede Zorro, fate un po’ voi.

Ma la scheda, implacabile, va avanti a suon di clamorose rivelazioni:

Scienziati come Hancock, Bauval e Lemesurier hanno unificato, in una teoria altamente scientifica, dati e rilevazioni sull’origine della civiltà egizia, sgretolando la cronologia che fino a qui era sembrata inamovibile dogma: la data di costruzione delle piramidi andrebbe retrodatata di parecchi millenni, così come la disponibilità di raffinatissime tecnologie (ben più sofisticate di quelle odierne).

I tre “scienziati” citati come autorità dal testo sono tre personaggi che da anni scrivono best selleracci di fantarcheologia, basati su presunti allineamenti delle piramidi con la cintura di Orione e datazioni bizzarre delle piramidi stesse, ricostruite sulla scorta di indimostrabili cambiamenti climatici e ipotetici cataclismi. Il fatto che i tre concordino nello scrivere le stesse cose non è indice che hanno unificato dati in una teoria altamente scientifica: semplicemente è indice che si copiano l’un l’altro, riproponendo in libri diversi le stesse indimostrabili elucubrazioni. Non c’è nulla di altamente scientifico in ciò, anzi, non c’è nemmeno qualcosa di bassamente scientifico: se io ripeto, anche in una trentina di libri, che l’acqua è fatta di vino, e qualcun altro lo ribadisce dopo averlo sentito da me, non per questo, da quel momento in poi, ho scientificamente dimostrato che posso aspettarmi esca Chianti dal rubinetto della mia cucina.

Invece, per la scheda di Clarence, quelli che non si arrendono all’evidenza dei fatti sono gli archeologi “ufficiali”, una brutta razza che non ha la più pallida idea di cosa sia il metodo scientifico e congiura per nascondere nuove scoperte che potrebbero rivoluzionare le interpretazioni tradizionali:

La Scienza si oppone all’opera di aggressione avanzata dalla Nuova Archeologia. Un esempio su tutti: il direttore del museo del Cairo, Zahi Hawass, responsabile degli scavi nel complesso di Giza da un decennio in polemica con Graham Hancock, da anni nega il permesso a questi scienziati di verificare l’ipotesi dell’esistenza di una camera segreta al di sotto delle zampe della Sfinge di Cheope. La stanza in questione conterrebbe dati sconcertanti sull’origine della cultura egizia e sull’esistenza di una civiltà prediluviana, identificata con Atlantide

Lasciando stare la grammatica spicciola (scritto così sembra che il sito archeologico di Giza, e non Zahi Hawass, sia in polemica con Hancock; anche se, bisogna ammetterlo, l’immagine, così evocata, delle stesse piramidi di Giza ormai esasperate per le scalmane di questi cacciatori di misteri ha dell’esilarante), se Zahi Hawass nega il permesso di scavare fra le zampe della sfinge ad un tale che non ha nessun titolo e nessuna competenza certificata per farlo, sia lode ad Hawass ed al suo buon senso: Giza non è Disneyland, e nemmeno a Disneyland ti permetterebbero di trivellare a caso sotto al castello della Bella Addormentata.

Ma da dove viene a Hancock la base scientifica che gli permette di identificare questa ipotetica “camera dei segreti”? Tenetevi forte: Particolare rilievo, in questo campo, viene dato alle profezie di Edgar Cayce, l’uomo che in trance ha perfettamente descritto l’interno delle stanze delle piramidi a Giza: quelle note e quelle ancora da scoprire.

Orbene, io, persino senza andare in trance, sarei perfettamente in grado di descrivere le stanze note della Piramide di Cheope (basta leggere una guida, guardare una foto, far lavorare la fantasia: come mai saranno fatte, se non di muri e pietra?) e persino, dico persino, quelle non note (infatti, non essendo note, posso inventarmi qualsiasi corbelleria: chi può smentirmi?). Dal che si evince che sono credibile quanto il signor Cayce, chiunque egli sia.

E se vi prego, quindi, di non leggere neppure, manco per farvi quattro risate, un simile cumulo di assurdità, datemi ascolto.