Alemanno non perde tempo. Alla sua conferenza di insediamento, ha già annunciato il piano di intervento per la nuova Roma. Che, oltre alla cacciata dei delinquenti stranieri (i locali sono delinquenti uguali e peggiori, ma possono sempre essere contrabbandati per pittoreschi esempi di folklore), prevede lo smantellamento della teca dell’Ara Pacis. La teca di Meier, che Veltroni ha voluto come bomboniera per preservare e mostrare l’altare di Augusto, ad Alemanno proprio non va giù. E per spiegare che, anche se non è una priorità, quella bruttura non la scampa di certo, il neosindaco assicura: «La Capitale va liberata da tutti gli sfregi, per questo smonteremo la teca dell’Ara Pacis e la porteremo in periferia».

Ora, io non vorrei dire, Alemanno, ma non è proprio carino. Le periferie, a quanto pare, a Roma l’hanno votata sperando di trovare con lei un riscatto. E, per tutta risposta, lei che fa? La prima teca-schifezza che individua nel centro di Roma, promette di smontarla e sbolognarla nelle borgate?

Impari dagli antichi, Alemanno, che il potere lo sapevano gestire meglio di noi moderni. Per ringraziare il popolo che li osannava costruivano i Colossei.

Mica gli scaricavano sotto casa i monconi di colonne inutilizzabili per i monumenti del centro.