La fortuna dei momenti perfetti

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Hai il pomeriggio libero, una spiaggia vicina a portata d’autobus, il sole non troppo caldo, la brezza non troppo fredda, l’arenile deserto, un mp3 zeppo di Mozart che suona in sottofondo senza coprire il rumore della risacca. Respiri, ti stendi sulla sabbia, ti diverti ad orecchiare qua e là i brandelli di conversazioni degli altri pochi che passano, godi del cielo punteggiato di nuvole, spilucchi un giallo che ti sei portata da leggere.
E pensi che sei una donna oltraggiosamente fortunata ad avere ogni tanto nella vita dei momenti perfetti così.

I simpatici grillini che però non saprebbero governare

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Un italiano su tre “prova simpatia per i Grillini” e li voterebbe, pur essendo convinto nel suo intimo (63%) che non sarebbero capaci di governare.

Forse questo paese compirebbe una svolta epocale se capisse che le elezioni non sono l’occasione per premiare il più simpatico della compagnia.

La tristezza dell’antichista per lo Ior

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In tutta queste faccenda di maggiordomi fedifraghi minacciati di reclusione nelle galere papali manco fossero Cavaradossi, carte segrete ammassate negli scatoloni in soffitta, Guardie Svizzere che perquisiscono fotocopiatrici, banchieri cattolicissimi che si dimettono senza un fiato «Per non far soffrire Sua Santità!», tu resti un po’ delusa. Non perché manchi nella vicenda la suspense, o la trama. Ma perché il documento ufficiale con cui si spiega perché Gotti Tedeschi è stato giubilato dallo Ior viene diffuso in originale sì, dai giornali, ma è scritto in inglese, e non, come ti aspettavi, in latino.

E improvvisamente tutta questa storia, che aveva le caratteristiche giuste per sembrarti una versione moderna dei grandi intrighi alla corte imperiale di Tacito, o almeno un buon capitolo di Svetonio, scritta così, con l’inglese delle banche e dei consigli di amministrazione delle società off short, si rivela per quello che è: la brutta copia di un romanzaccio di Dan Brown.

La novità di Montezemolo

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«La nostra forza è essere nuovi!» ha detto, presentando il suo progetto Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, Presidente della Ferrari, ex Presidente di Confindustria, ex Presidente della Fiera di Bologna, ex Presidente della Luiss, ex Amministratore Delegato della Fiat, ex Presidente della FIEG, ex Amministratore Delegato della RCS video, ex Presidente della Maserati….

Il terremoto, le ipotesi di complotto e le corna del vicino di Gigetto

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Quindi, secondo questo sito, il terremoto in Emilia è stato scatenato dal Governo degli Stati Uniti, che, secondo altre ricostruzioni, voleva far pressioni sull’Italia perché Grillo ha vinto a Parma, o far venir meno l’attenzione generale sulla bomba di Brindisi, fatta esplodere, a sua volta, per distogliere l’attenzione dalla crisi in Grecia, scatenata per distogliere l’attenzione dal collasso delle banche Usa, fatte saltare per distogliere l’attenzione dalla lotta contro Al Qaida, a sua volta creata per distogliere l’attenzione dai maneggi delle multinazionali del tabacco e dell’aspartame, a loro volta rivelati per distogliere l’attenzione dalle scie chimiche, diffuse per distogliere l’attenzione dai cerchi nel grano degli alieni, tirati in ballo per distogliere l’attenzione dal fatto che gli Illuminati stanno prendendo il controllo del mondo con un complotto, nato a suo tempo per distogliere l’attenzione dal fatto che mio cugino Gigetto se la fa con Elsa, la moglie del vicino.

Silvio, è finita.

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Cioè si può sopravvivere a tutto, alle inchieste, alle olgettine, alla crisi del viagra, alle nipoti di Mubarak, al default internazionale, alla Merkel che non ti saluta più perché le hai detto culona, ai cd di Apicella, alle maratone elettorali, alle conversazioni telefoniche con la Minetti, agli incontri con Bossi in canottiera, ai Cicchitto, alle Santanché, alle Carfagne che vogliono fare da sole, ai Bocchino che ti fregano le Api Regine, e illudersi che tutto possa ancora andare bene.
Ma quando Bondi si dimette, ragazzi, allora è proprio finita.

Il rasoio di Occam e l’Italia di oggi

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Dopo aver passato due giorni a vedere sui media tradizionali foto di ragazzine morte prese senza permesso dai loro profili Facebook per un preteso diritto di cronaca, deliri di soubrette diventate esperte di eversione e terrorismo internazionale, nomi di presunti sospettati che non sono però manco indagati sparati in diretta senza controllo, teorie del complotto di ogni genere, che attribuiscono le bombe e persino i terremoti a oscure forze della reazione, e aver perso preziosi minuti a rispondere su questo blog a commenti deliranti per rispiegare cose che erano scritte già in origine in modo chiarissimo e ribadire l’ovvietà che per formulare una qualsiasi teoria si necessita almeno di una vaga base di appoggio, sono giunta alla triste conclusione che se vivesse oggi in Italia il povero Guglielmo da Occam userebbe ancora il suo rasoio. Ma per tagliarsi le vene.

Il giornalismo nostrano e le opinioni che non devono essere influenzate dai fatti

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Ricapitolando: secondo quanto man mano emerge dalle Procure coinvolte nell’inchiesta di Brindisi, l’attentatore responsabile dell’esplosione alla Scuola Morvillo Falcone sarebbe un Italiano sui 50 anni, e il gesto non sarebbe legato in alcun modo alla criminalità organizzata né al terrorismo internazionale, cosa che del resto le modalità anomale dell’attentato avevano fatto sospettare fin da subito.

Nonostante queste notizie siano state diffuse dai media almeno a partire da ieri sera, Lucia Annunziata ed i suoi ospiti (il magistrato Ingroia e il Ministro Profumo) hanno continuato imperterriti a parlare per tutta la durata del programma In mezz’ora di attentati mafiosi e connessioni con il ventennale della strage di Capaci.

Il culmine si è toccato quando la Annunziata ha chiesto al Ministro Profumo se questo attentato, che forse (non si sa bene in base a quale suo ragionamento) era da legarsi al terrorismo islamico perché ha colpito delle giovani donne che studiano (!), non fosse un modo per mettere in difficoltà il Governo Monti, e il Ministro Profumo ha risposto serio serio che certo sì, questa è una possibilità; ma ha subito assicurato che gli alunni dell’Istituto preso di mira saranno da lui invitati il prossimo mese a Palermo, alla crociera per la legalità, così, in quanto vittime di un attentato mafioso, potranno portare la loro testimonianza.

Io stavo davanti al televisore, basita, perché dalle informazioni ufficiali che ho, e che quindi devono avere anche Ingroia, Profumo e l’Annunziata, non c’è un caspita che autorizzi a pensare che si tratti di un attentato mafioso, o legato al terrorismo islamico, o con una matrice in qualche modo politica, e quindi collegabile al Governo Monti o a qualsiasi altra cosa; né l’Annunziata, che è giornalista e quindi può essere che abbia qualche informazione più di me, o il Ministro o il magistrato Ingroia hanno dato nel corso della puntata un minimo dato nuovo che potesse legittimare questa conclusione.

E allora a me è venuta in mente la vecchia battuta di un mio capo redattore, quando, giovane cronista, mi spiegò come funziona il giornalismo in Italia. Disse: «in Inghilterra si dice che i fatti non devono essere influenzati dalle opinioni. Da noi vale il principio che le opinioni non devono essere influenzate dai fatti.»

Quello che non so

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Non so molto sull’attentato a Brindisi, per il buonissimo motivo che sono una blogger che scrive da casa sua: non ero sul posto, non posso aver visto nulla, non sono andata a chiedere informazioni ai testimoni né ho potuto avere contatti con gli inquirenti e le forze dell’ordine. So quello che ho letto dai lanci di agenzia e dalle notizie frammentarie dei giornali. E cioè che stamattina, poco prima del suono della campanella, all’Istituto Professionale Francesca Morvillo Falcone di Brindisi è scoppiata una bomba, più precisamente un ordigno formato da tre bombole a gas ed innestato da un timer. A seguito di questo fatto, una alunna sedicenne della scuola ha perso la vita, un’altra rischia di rimettercela e alcuni ragazzi sono rimasti feriti.

Quello che so io, come blogger che scrive da casa, è in pratica anche quello che sanno anche tutti gli altri blogger come me, e probabilmente, tranne qualche trascurabile particolare in più, anche i grandi opinionisti dei vari giornali e telegiornali, perché loro, come me che sono una blogger di provincia, il culo dalle loro scrivanie non ce lo alzano di certo, manco se scoppia una bomba a Termini, e figuriamoci in una scuola pugliese.

Quello che so è dunque che l’Istituto preso di mira portava il nome della defunta moglie di Giovanni Falcone, perita come lui nella strage di Capaci, il cui ventennale si celebra proprio in questi giorni. So che quella di Capaci è stata una strage di mafia, e so che la Mafia siciliana ha ormai addentellati ed alleanze ovunque, ma so anche che la Puglia e Brindisi non sono sotto la sua diretta influenza, semmai sotto quella della Sacra Corona Unita, organizzazione che, per quanto consta, non ha mai fatto attentati di questo tipo. So che le organizzazioni mafiose possono essere solidali, ma fino ad un certo punto, e mai e poi si pestano i piedi, per cui un mafioso non va senza permesso a mettere bombe in territori della Sacra Corona a meno che la Sacra Corona non gliene dia esplicito permesso, ma che la Sacra Corona, per quanto possa essere solidale con la Mafia siciliana, ben difficilmente darebbe il permesso di fare nel suo territorio un attentato che rischierebbe di smuovere le acque del suo quieto vivere ed inimicarle la popolazione.

Non so per certo, ma posso immaginare e silentio, che la scuola in questione non abbia mai ricevuto minacce o avvertimenti dalla malavita locale, altrimenti queste sarebbero subito state ricordate al momento dell’attentato e i mass media ne avrebbero parlato. Non risulta, invece, che la scuola avesse qualche progetto, più o meno educativo, in atto che potesse dar fastidio alla Sacra Corona, né che abbia mai avuto problemi sul territorio: nessun insegnante minacciato, nessun precedente (effrazioni, problemi). Non risulta che questa scuola, insomma, si segnalasse per una particolare incisività, rispetto ad altre, in iniziative antimafia, o che potessero dar fastidio alla criminalità: il che non vuol dire che non ne abbia fatte, si fanno in tutte le scuole, o che i suoi studenti non abbiano partecipato a cortei, o conferenze in cui la Mafia veniva esacrata, magari con grande entusiasmo, ma che le sue iniziative erano simili a quelle di molte altre scuole, e non certo tali da potersi configurare come qualcosa da “punire” con un attentato così eclatante e fuori dagli schemi.

So, perché sono una blogger ma un pochina di memoria storica ce l’ho, che gli attentati di Mafia avvenuti in passato sono stati un po’ diversi, perché sempre volti a colpire o persone ben determinate (giudici, giornalisti, personaggi che erano un punto di riferimento per il loro impegno) oppure luoghi simbolo (l’Accademia dei Georgofili vicino agli Uffizi a Firenze, la Chiesa del Velabro nel centro di Roma), ed hanno anche usato mezzi diversi, cioè esplosivo professionale fatto saltare grazie a telecomandi a distanza, non bombole del gas fatte esplodere da un timer così mal settato da far detonare tutto prima del suono della campanella.

Quello che so, insomma, è che si è trattato certamente di un attentato, progettato per uccidere alcuni studenti della scuola; ma che le modalità di questo attentato, se c’entra la Mafia, sono per lo meno anomale rispetto al passato.

Quello che non so, e che non posso sapere io, ma in questo momento non lo può sapere nessuno, è tutto il resto, perché per ora non abbiamo altre notizie che queste, non ci sono rivendicazioni, e non abbiamo idea né delle prove in mano agli inquirenti né di altro. Per cui chi in questo momento scrive post dando per scontato il coinvolgimento di Mafie, Sacre Corone, Servizi Deviati, Complotti internazionali, e individua persino i mandanti e le motivazioni dell’attentato in questione, basandosi su suggestioni del passato o su non meglio precisati suoi ragionamenti politico-scientifico-oracolari dovrebbe almeno avere il buon gusto di dire chiaramente che per ora, e allo stato dei fatti, quello che sa lui è quello che so io, e tutto il resto sono idee, più o meno balzane, che gli frullano per il capo.

La Grecia, Pericle e la democrazia dello spread

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A voler essere precisi e guardare il soldo netto, la democrazia ateniese di Pericle si basò sul fatto che Atene poteva finanziare se stessa rubando a man bassa ai suoi alleati. Senza i soldi del tesoro di Delo, fatto portar via dall’isola omonima con la scusa che altrimenti là se lo potevano fregare i Persiani, e senza i contributi annuali versati dalle città della Lega Attica per garantirsi la protezione della flotta ateniese, col cappero che ad Atene si sarebbero potuti permettere i Propilei, e le statue di Fidia, ed il Partenone, e i festival con le tragedie di Eschilo/Sofocle/Euripide e il coro pagato dallo Stato; col cappero che si sarebbero potuti costruire le Lunghe Mura per congiungere la città al Pireo o, più prosaicamente, i soldi dati ai cittadini per partecipare ai tribunali e alle assemblee, nonché il contributo per pagare le spese dei giorni che passavano a guardarsi gli spettacoli ai festival del teatro. Col cappero, insomma, che la Democrazia Ateniese sarebbe stata quella bella roba che conosciamo e lodiamo tanto noi, perché l’unica cosa che la democrazia produce di suo è il deficit, e abbisogna di un fiume di denaro, ma tanto tanto, per finanziare e permettersi quelle cose che la rendono bella, ma costano, senza produrre altro che un senso di appagato benessere in chi gode dei diritti di cittadino.

Se Pericle avesse avuto a che fare con lo spread, o dovuto garantire con le sole sue forze economiche il pareggio di bilancio, avrebbe dovuto tagliare i marmi a Fidia, i finanziamenti a Sofocle, chiudere l’Areopago per mancanza di fondi, ridurre il progetto dell’Acropoli ad una sacello di due metri per due senza statue. Non lo fece perché aveva alleati deboli che poteva rapinare impunemente e la possibilità di dichiarare una guerra per cercare di colmare con il futuro bottino il gigantesco buco di un bilancio in perdita perenne.

Bisognerebbe trovare una morale in tutto ciò, ma la morale che si trova è molto triste: la democrazia si basa sul fatto che o hai qualcuno di più debole da taglieggiare, o un nemico esterno da razziare; oppure è una cosa che produce molto orgoglio, un senso diffuso di benessere e cose esteticamente bellissime, ma non te la puoi permettere a lungo.

Paghette leghiste (Bossi, adottami, oh yeahhh!)

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Quando leggi che ai figli Bossi faceva passare una “paghetta” dal partito di circa 5000 euro al mese, ti viene da pensare una cosa che mai e poi mai avresti immaginato: che in  fondo sarebbe stata una buona idea farsi adottare da Bossi.

Comunque Maroni non si è accorto mai di nulla, e si parla di una truffa di 18 milioni di Euro. Più che “Barbari Sognanti” i suoi dovevano essere barbari profondamente addormentati.

I fulmini di Hollande

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La cultura classica è quella cosa per cui, quando senti che Hollande è dovuto tornare precipitosamente in patria perché il suo aereo, mentre volava verso Berlino, è stato colpito da un fulmine, a te viene subito in mente questa statua qua:

O, in alternativa, quella vecchia storia per cui i Galli avevano paura di una sola cosa: che il cielo gli cadesse sulla testa.

Pasquinata in morte di De Pedis

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Riceviamo e pubblichiamo un sonetto che Pasquino ci invia dalla tomba, non posta, a quanto ci è dato sapere, in nessuna basilica romana, al contrario di quella di De Pedis

E fateme capi’: dentr’a ‘na chiesa

in un sacello tutto colorato

cor nome in vista e ‘r marmo luccicato

e ‘na madonna che te guarda, appesa

 

ce stava un tizio, morto ammazzato

ché la sua vita l’avea tutta spesa

a fa’ er ladro, spaccià robba pesa,

sparà, rapinà, ammazzà tutto’r creato.

 

E tutti i preti ed i cardinali attenti

chè a li poracci contano i peccati

ad uno ad uno, come dei sergenti,

 

l’han sepolto, perchè dicheno, nei fatti

che lui era tanto bbono, e tanto pio,

e chi tutto sa nun so’ loro, è Dio.

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