Caro Enrico Mentana,
in questi due giorni ho letto tutto il baillame causato dalla sua polemica sul web, e siccome sul web ci sto da una vita, pressappoco dall’età in cui Lei frequentava i convegni dei Giovani Socialisti o litigava con Pippo Baudo perché non passava la linea al Suo Tg, sono rimasta piuttosto perplessa.
Un paio di giorni fa Lei ha annunciato la sua “uscita” da Twitter (annunciato, ma non portato del tutto a termine: l’account ancora funziona, quindi lei è uscito perché non risponde o posta, ma evidentemente legge ancora) perché, a suo dire, c’erano troppi insulti e troppi “anomimi” che su quel malnato mezzo si permettono di contestare ed offendere. Ieri sera, da Fabio Fazio, ha spiegato ancora meglio la Sua posizione: gli insulti, ha specificato, non erano nemmeno rivolti a Lei; il problema è che Lei ne vedeva e ne leggeva troppi rivolti genericamente ad altri, ed ha citato i casi di Roberto Saviano e della Boldrini. Ha deciso di andarsene, dunque, perché non ammette di usare un mezzo dove chiunque, a suo dire senza rispondere con nome e cognome di quello che scrive e restando anonimo, può offendere.
Alla mattina anche Roberto Saviano aveva espresso un concetto analogo: pur non condividendo la sua scelta di andarsene, ha però condannato Twitter, descrivendolo come un luogo dove chiunque si permette di fare battute su giornalisti e scrittori degne di un programma della Gialappa’s band, e pertanto è un ambiente invivibile.
Secondo Lei (e anche secondo Saviano) il problema di questo comportamento così incivile è dovuto quindi al fatto che su Twitter si è “anonimi”, nel senso che ci si può tranquillamente creare un account e chiamarsi “Ciccetta95″, anche se nella vita reale ci si chiama Costanza Maria Francesca Viendalmare, e il nome “Ciccetta95″ equivalrebbe “ad andare a manifestare in piazza a volto coperto” – ha detto Lei, Mentana, ieri sera da Fazio – certi di rimanere impuniti.
Ecco, caro Mentana, io non so come dirglielo in modo educato, ma questo Suo ragionamento non solo non è del tutto corretto, ma riporta anche un dato inesatto che un giornalista serio come Lei è non dovrebbe diffondere.
Quando io mi scelgo un nick scelgo semplicemente un nome con cui firmarmi sulla rete: ci possono essere milioni di motivi per farlo, compreso il fatto che “Ciccetta95″ è più corto e più simpatico che Costanza Maria Francesca Viendalmare. Ma non sono affatto “anonima”: con un paio di click chiunque (non un sofisticato hacker o un esperto della polizia postale dietro regolare denuncia) può scoprire il nome “vero” che si cela dietro “Ciccetta95″. Anche perché, nella stragrande maggioranza dei casi, se “Ciccetta95″ vive sulla rete parte della sua giornata, non vuole per niente rimanere “anonima”: Si è iscritta a facebook, ha linkato le sue pagine dei social nel suo blog, partecipa con lo stesso nick a decine di forum, di pagine etc, per cui seguirla e trovarla è un gioco da ragazzi, basta digitare il suo nick su Google, esattamente come è facilissimo trovare me e scoprire che mi chiamo Mariangela Vaglio digitando su Google “Galatea” o “il Twittdigalatea”.
Il fatto è che il nick non è un “modo per restare anonimi”, come crede Lei in beata compagnia di tanti altri. E non è nemmeno un modo per esprimere pensieri nascondendosi. E’ semplicemente una forma di identità. Io sulla rete sono Galatea, così come Ciccetta95 è Ciccetta95: siamo personalità ben definite, rintracciabili, e quello che diciamo lo firmiamo così perché è un nome scelto da noi che ci piace di più di quello che il caso o la famiglia ci hanno assegnato alla nascita, e magari non ci rappresenta bene.
Lo pseudonimo non è una invenzione di internet, per altro. Nel mondo del giornalismo e della carta stampata i nick o gli pseudonimi sono sempre esistiti: e il giornalista che scriveva sotto pseudonimo non veniva certo considerato qualcuno che voleva nascondersi, anzi. All’Unità dei bei tempi andati gli editoriali di Fortebraccio erano il pezzo forte, e Lei stesso, caro Mentana, legge sul foglio quelli firmati da un certo “Elefantino”, che poi è Giuliano Ferrara. Quanto al cambiarsi nome, in letteratura è un fenomeno piuttosto comune: Alberto Moravia si chiamava Pincherle, e non per questo non lo lasciavano scrivere sulle pagine di Repubblica, e George Sand era una donna, e non un uomo. (Per altro, in una redazione, se un articolo esce anonimo è ben più difficile identificarne l’autore di quanto non sia risalire all’autore di un post su internet firmato con uno pseudonimo: chieda a Sallusti, se non si fida di quanto dico io…)
Quindi, mi scusi, ma chi usa uno pseudonimo in rete non è un anonimo: persino se lo usa solo una volta per scrivere “sei stronzo” in margine ad un Suo articolo, caro Enrico Mentana, è una persona in carne ed ossa, e per rintracciarlo in caso di denuncia basta guardare il suo IP.
A me pare invece che Lei, e anche Saviano, confondiate nei vostri ragionamenti spesso, “anonimo” e “sconosciuto”. Ciccetta95 che cerca di interagire con voi, criticandovi, è una persona qualunque: non è una giornalista, non è una scrittrice, magari fa la commessa nell’ipermercato, o l’architetto in uno studio. Saviano dice che il problema è che si sente autorizzata, avendo un account di Twitter, a sparare giudizi e battute di satira – magari anche non tanto buone, ok – come una della Gialappa’s band.
Fatemi capire il problema qual è, allora: che Ciccetta95 dal momento che non fa parte del “vostro” mondo del giornalismo o della tv non può permettersi di farlo? Che se si azzarda a comportarsi come se fosse un autore televisivo invece che la stupida inutile commessa o l’architetto frustrato che è commette un atto di lesa maestà? Che finché vi sfottono in tv i comici riconosciuti come Crozza o i Gialappi allora va bene, e se invece la battuta (pesante e volgare, ma non è che quelle di Crozza e Gialappa siano sempre da Accademia della Crusca, eh) viene da una persona comune questa è automaticamente una turpe malcreata?
E che cos’è, di grazia, che definite un troll? Perché dalle vostre uscite, cari Mentana e Saviano, parrebbe che alla fin fine chiunque vi spedisca una battuta feroce su Twitter sia uno che vi offende, un anonimo esagitato, un delinquente. Mentre in realtà è solo uno che vi spedisce una battuta “alla crozza” o “alla gialappa”, esercitando la sua libertà di pensiero; senza tenere conto, cari ragazzi, che con quello che talvolta vi scappa di scrivere sui Social ogni tanto le battute feroci ve le andate a cercare col lumicino pure voi, eh.
Se al vostro account fioccano repliche che sono solo un florilegio di insulti e di vaffanculi, qui ha ragione Saviano, esiste il ban: gli insultatori, molto semplicemente, si chiudono fuori dalla porta, senza rispondere. Se passano il segno, e si arriva alla diffamazione o alle minacce, c’è la polizia postale per la segnalazione.
Non pensate, cari Mentana e Saviano e vip tutti, di essere gli unici ad avere questo tipo di problemi: chiunque sta su internet, persino il più ignoto autore di blog, ha in media una decina di questi personaggi qua, che passano il tempo (alle volte anche anni) a spedirti commenti e persino mail piene solo di insulti a vuoto. Non si attaccano a voi, quindi, come dice Saviano, solo per vivere della mostra fama riflessa: si attaccano a voi perché gli state sulle balle, come gli sto sulle balle io quando scrivo sul mio blog un articolo che a loro non piace, anche se non sono nessuno.
Non è Twitter, il problema, né il fatto che ci si possa iscrivere con un nick: tanto anche con il nick, se scatta la denuncia, li beccano senza problemi. Il problema, invece, e qui scusatemi ma devo proprio dirvelo, sembra piuttosto il fatto che voi, in quanto vip, restiate spiazzati dallo scoprire che anche le persone comuni (non anonime, come dite voi: semplicemente non famose) alle volte sentono il bisogno di rispondervi, e, quando gli fate girare le balle, vi prendono anche in giro pubblicamente, con i loro post su Twitter o sui loro blog, come il buon Pasquino faceva con il Papa e i Cardinali ai tempi dello Stato Pontificio. Volete dire che non possono e farci la figura del Pio IX di turno e invocare leggi e regolamenti repressivi? Volete rispondere piccati come il Marchese del Grillo “Io so’ io e voi nun siete un c***?” Be’ questo sta a voi.
Ma, lasciatevi dare un consiglio: andarsene irati da Twitter e poi fare il pellegrinaggio delle sette chiese in tv per dire che è un posto pieno di maleducati, o scriverci sopra articoli che vanno in prima pagina sui quotidiani nazionali partendo dal fatto che due scemi ti han mandato un vaffanculo tramite web o che qualche centinaio di persone ti ha preso per il sedere con post ironici o sarcastici è come usare un bazooka per centrare una mosca.
Che comunque, povero insetto, una sua identità ce l’ha, e non è anonima: si chiama “Ciccetta95”, e ci tiene.
Cordiali saluti
In fede, Mariangela “Galatea” Vaglio
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