Tag
Io poi, siccome son tignosa, sono andata veramente a leggermi anche oggi tutti i titoli de Il Giornale.
E ho finalmente capito che non è un quotidiano. E’ una realtà parallela.
28 sabato gen 2012
Posted in Divagazioni
Tag
Io poi, siccome son tignosa, sono andata veramente a leggermi anche oggi tutti i titoli de Il Giornale.
E ho finalmente capito che non è un quotidiano. E’ una realtà parallela.
27 venerdì gen 2012
Posted in Uncategorized
Oggi ho il giorno libero e per provare il brivido dell’imprevisto potrei dedicarmi a qualche sport estremo. Tipo trovare un senso ai titoli de Il Giornale.
26 giovedì gen 2012
Posted in Divagazioni, Quota rosa
Tag
Al bar, con il collega di matematica, la proprietaria mi vede e chiede:”Ah, lei è la professoressa nuova?”
E il collega: “No, lei è quella cattiva.”
24 martedì gen 2012
Posted in politica
23 lunedì gen 2012
Posted in Uncategorized
Il dottor Dolbiati, l’unico farmacista di Spinola, è incazzato nero. Erede di una schiatta di farmacisti unici a Spinola, questa bislacca idea del Governo di far aprire più farmacie la vive come un affronto personale. Da giorni la sua immensa mole, che è inamovibile da dietro al bancone della farmacia, non si muove da lì come al solito, ma in volto porta dipinto un disgusto che non ha uguali.
«Ma che cazzo di bisogno c’è di un’altra farmacia? Basto io, qua. Sono generazioni che la mia famiglia ha la farmacia, perché i dottori passano ma i farmacisti restano! Metti che ne viene uno giovane e nuovo, magari uno di questi pivellini che adesso lavorano per me – aggiunge guardando di sottecchi e con malcelato odio i dipendenti, che per vendere pastiglie sotto di lui van bene, ma le dovessero vendere da soli, chissà che orribili pasticci combinerebbero! – che garanzie possono dare? Il mio mica è solo un mestiere, è una tradizione: di padre in figlio, come una volta! Liberalizzazioni, liberalizzazioni un cazzo! Contro questi qua bisogna sì organizzare una bella occupazione, scendere in piazza…»
Sospira, si terge la fronte, che per lui già fare un discorso così è una fatica improba, data la mole, figurarsi cosa potrebbe voler dire trascinarsi fino in piazza, per bloccare il traffico e fare una indignata manifestazione. Che poi occupare la piazza con chi? A Spinola di farmacista c’è soltanto lui. Sbuffa. Si dà un’occhiata nello specchio di fronte alla cassa, si vede così enorme dentro al camice bianco, e per un attimo la sua grassezza lo consola.
Sì, be’, forse a bloccare una piazza ci potrebbe riuscire anche da solo.
23 lunedì gen 2012
Posted in Divagazioni
22 domenica gen 2012
Posted in Quota rosa
Ti svegli di soprassalto come capita quando hai dormito troppo e la cattiva coscienza ti colpisce di botto. Guardi la sveglia, e ti rendi conto che è tardi, tardi, tardi, così paurosamente tardi che non vale nemmeno la pena star lì a chiedersi perché non ha suonato. Allora ti alzi di corsa, corri in bagno sperando di riuscire almeno a fare una doccia veloce. E mentre apri l’acqua e guardi fuori dalla finestra un mondo ancora pigramente addormentato, ti ricordi in quel preciso istante che non era necessario svegliarsi, perché è domenica.
20 venerdì gen 2012
Posted in Divagazioni, Uncategorized
Tag
Arthur Conan Doyle, costa, giornalismo, informazione, italia, moldava, naufragio, Sherlock, Sherlock Holmes
Il giornalismo investigativo italiano mette a segno uno dei suoi consueti scoop esclusivi, degno di un racconto di Sherlock Holmes. Infatti solo in un racconto di Conan Doyle con una nave affondata, decine di vittime e responsabilità serie da accertare, l’indagine avrebbe come titolo: “Il mistero della cabina dell’interprete moldava”.
19 giovedì gen 2012
Posted in Quota rosa
Tag
amici, donne, galatea, Quota rosa, tacchi, uomini, vita, vita quotidiana
«Periodo duro, eh?»
«Come fai a saperlo? Sono tanto sciupata?»
«Sciupata non tanto, ma sono due settimane che porti scarpe senza tacchi…»
18 mercoledì gen 2012
Posted in Divagazioni, web e dintorni
Tag
Stefano Epifani ha aperto un nuovo portale dedicato ai manager e al mondo del web.
E ha deciso che tentare di spiegare ai manager come si può non aver paura del web devo essere io.
Ok, io ci provo.
17 martedì gen 2012
Posted in Divagazioni, Quota rosa
Tag
Non sono una sportiva. Mai stata. Faccio parte di quelle pigre congenite che passerebbero la vita stese sul divano a non fare nulla, giusto girare una pagina di un libro o cliccare sullo schermo dell’ipad.
Non l’ho mai amato, nemmeno quando ero piccola: non correvo, non saltavo, non mi arrampicavo sugli alberi. Ero una bambina quieta e pigra che passava le sue giornate a leggere, immaginare e fare giochi tranquilli che non richiedevano movimenti di nessun tipo: non ho mai avuto energie in soprannumero da sfogare, perché io, quando consumo le mie energie, non mi diverto, mi stanco.
Non mi è mai neppure piaciuto guardarlo più di tanto, lo sport, perché la mia innata, tetragona pigrizia non ha falle, e quindi, quando vedo gli altri che corrono, sudano, saltano mi stanco anche per loro.
Eppure ne ho visto tanto, ma tanto tanto, quando ero piccina e ragazzina. Calcio, tennis, ciclismo, e soprattutto pugilato. Lo vedevo perché lo guardava non mio padre, l’unico maschio di casa, però pigro quanto me e poco interessato alle gare, ma perché lo guardava, anzi, lo seguiva con passione la prozia. La prozia, detta La Rossa, per via del colore di capelli e del carattere indomabile, per dire, di pugilato era una vera appassionata, capace di alzarsi alle due di notte mettendo apposta la sveglia per vedere la finale dei pesi massimi, e seguirla round dopo round tifando ed urlando per spronare il suo campione. Li ho visti tutte con lei, quegli incontri di pugilato.
Era una strana forma di sodalizio femminile, la nostra, per cui ci si ritrovava sedute sul divano a mangiucchiare patatine mentre si guardavano i pugili ammazzarsi di botte, o i ciclisti sfibrarsi per conquistare il Gran Premio della Montagna, o si commentavano tecnicamente i fuorigioco dei calciatori, gli ace della pallavolo, lo scatto elegante nella corsa di un Carl Lewis.
Avevamo i nostri preferiti, magari non coincidenti: lei, per esempio, amava Moser e io Saronni, nel calcio avevo una passione per Platini e Gullit mentre lei stravedeva per Maradona, anche se entrambe provavamo una sconfinata, imperitura ammirazione per l’inarrivabile Pelè.
Per la boxe, io ricordo di preciso la trepidazione per gli incontri di Patrizio Oliva: una sofferenza inenarrabile, per me, perché temevo che ogni pugno potesse rovinargli per sempre lo splendido profilo greco dono di madre natura; mentre lei amava Mike Tyson, con tutto che era un bestione senza ombra di sportività. Ma il nostro preferito di sempre era lui, il più grande, Cassius Clay cioè Mohamed Alì.
Mi ricordo di averlo visto combattere che dovevo essere piccolissima, una bimba appena. Ero così piccina che facevo fatica a capire che aveva due nomi ma era uno solo, e ci volle del tempo per farmelo entrare in testa: tutta la pazienza di una zia che coccola la sua nipotina.
Mi pareva un gigante buono, come quello delle favole: un uomo nero che però non faceva paura: una massa di muscoli con un suo scatto felino, ed una potenza immensa, ma controllata e precisa. Il contrario della violenza bruta, cioè quello che dovrebbe proprio essere la box.
Non sono più riuscita a guardare lo sport, da quando non ho più zia vicino: senza di lei non ha più senso, non ci provo gusto o piacere. Lo sport mi piaceva per quella cameratesca solidarietà che c’era tra noi, quel suo essere il nostro comune segreto.
Ma oggi che Mohamed Alì compie settant’anni me lo sono ricordato, lui e le serate passate davanti alla tv a vedere i suoi incontri. Buon compleanno, Mohamed. Mi mancano i tuoi match, almeno quanto mi manca la Rossa, la mia adorabile zia.
17 martedì gen 2012
Posted in Divagazioni, politica
Certo, a sentire la registrazione del dialogo fra Schettino, il comandante della Costa, e De Falco, che lo invita a risalire sulla nave naufraganda precipitosamente abbandonata, vengono i brividi. Il brusco invito di De Falco che fa da titolo al mio post è diventato subito uno slogan, un hastag di successo su Twitter, con centinaia di persone che lo usano per esprimere indignazione o dileggio contro il comandante fedifrago e incapace, che ha distrutto la sua nave e lasciato nelle peste passeggeri ed equipaggio.
Si sono sprecate le analisi sociologiche al volo, per spiegare che Schettino è il figlio o l’epitome dell’Italia berlusconiana pasticciona e superficiale, buona solo a godersi i privilegi finché tutto va bene, per poi scappare indecorosamente senza prendersi la responsabilità del male fatto.
Ma più che il simbolo di una Italia berlusconiana di piccoli egoisti privi di morale o di senso civico, Schettino mi pare un bell’esempio di come sia stata generata la crisi in cui tutti ci troviamo a naufragare oggi: che non è dovuta all’esistenza di tanti piccoli egoisti incapaci ed irresponsabili, ma al fatto che questi tizi, per troppi anni, sono stati messi a fare i Comandanti.
17 martedì gen 2012
Posted in Uncategorized
Nel frattempo gli amici di Barabba Edizioni han fatto un altro ebook di Schegge di Liberazione, e ci sono anche io, con due miei racconti.
Se volete scaricarlo, gratis, ecco il link. Ciao, belli, ci si legge.
17 martedì gen 2012
Posted in Uncategorized
Che affoghino sempre quelli sbagliati, lo capisci dal fatto che un Comune sciolto nel 1946 risulta ancora esistente per una Amministrazione statale su due.
State Bene
Ghino la Ganga
P.S. Galatea ringrazia Ghino per la collaborazione di questi giorni nel tentare di farla uscire da un assurdo casino burocratico riguardante padri nati in Comuni aboliti nel 1946 e codici fiscali non riconosciuti da pezzi di pubblica Amministrazione. Non ne sono ancora fuori, ma non dispero di venirne a capo presto. Bacioni.
15 domenica gen 2012
Posted in Quota rosa
Tag
adolescenti, baci, bernoccoli, educazione sentimentale, racconti, ricordi, scuole medie, sesso, vita
Alle medie c’è questa cosa, che prima o poi il compagno bruttino e stupido, quello che non rimedia una ragazzina manco per un gelato e continuerà così fino alla morte – pensando che dipenda dal fatto che è brutto, ed invece è perché è cretino – ti chiede, all’improvviso: «Ma a te piace Carlo, vero?» E tu, che pensi a Carlo di III B che è un figo da paura, e fa pallacanestro perché è una stanga di un metro e ottanta e invece dei brufoli come i tuoi compagni di classe ha già gli addominali (gli addominali, non so se mi spiego!) dici: «Sì, certo che mi piace!» tutta convinta. Dimenticandoti che lui, il compagno bruttino e stupido, in realtà di “Carlo” pensa che esista solo l’amico suo, che è tuo compagno di scuola, paffutello e niente di che, ma è il sole della sua vita perché è uno di quei non bellocci che se la tirano tantissimo, anche se non è alto un metro e ottanta e non ha gli addominali manco per niente: essendo però figlio di dentista, ha una villozza con piscina dove invita tutta la classe il sabato pomeriggio, e la maggioranza dei ragazzini e delle ragazzine a quattordici anni ha già imparato che fra addominali e villozza vince la seconda e non c’è storia.
Capita quindi che il bruttino stupido, ottenuta la risposta che voleva sentire – dato che nel suo mondo non può esistere una ragazzina a cui non piaccia il “suo” Carlo – va subito a riferire la presunta notizia al “suo” Carlo medesimo, il quale, essendo un non belloccio che se la tira, non pensa ad un equivoco con il Carlo di III B, ma crede che tu sia cotta di lui.
Così, la prima volta che si sale in aula di musica in quella rumorosa anarchia da armata di Attila in gita che è tipica delle migrazioni verso tutte le aule di musica del mondo (perché i professori delle altre materie ci tengono alla disciplina, ma quelli di musica no, mai), il Carlo, non quello di III B purtroppo, si avvicina ratto ratto alle tue spalle e ti mette una mano sul culo, sussurrandoti all’orecchio: «Ma quanto sei bona…» perché devono avergli detto che questo è un approccio da vero uomo, e lui è tanto scemo che ci ha creduto.
Che a te, veramente, quando ti senti la mano sul culo e la voce roca nell’orecchio, più che spaventarti o sentirti irritata, viene tanto da ridere, e ti gireresti a dirglielo con tono comprensivo, in amicizia: «Tesoro, togli quella mano che non è cosa!»
Se non che, nel caos della fila, la parabola della mano non è sfuggita allo sguardo lungo e sempre all’erta di Serena, la morosa più o meno ufficiale del Carlo; non appena finiscono le scale e si arriva all’aula di musica, lei, offesissima, a te dà della puttana e al Carlo tira uno schiaffone, facendo una solenne scenata con urla che si estendono per tutti i decibel possibili e toccano tutte le ottave a disposizione, mentre il prof di musica beatamente è assorto nel suo universo parallelo in cui gli unici suoni percepibili dal suo orecchio sono le variazioni Goldberg suonate da una musicassetta d’antan.
Seguono giorni di consultazioni febbrili, da cui tu sei esclusa, in quanto già marchiata come zoccoletta in potenza ed in atto, perché a quattordici anni è ovvio e lampante agli occhi di tutti che se un maschio ti mette all’improvviso una mano sul culo la colpa è tua che ci stai; i protagonisti delle trattative sono invece l’irata Serena e il Carlo, e soprattutto la Lorenza, amica del cuore di Serena, la cui missione nella vita è quella di diventare da grande psicologa, per via del fatto che non si sa mai fare gli affari suoi e vuol mettere bocca su tutto, e quindi non le par vero di poter cominciare subito una sfolgorante carriera come consulente per coppie in crisi. Tanto fa e tanto dice, la Lorenza, che convince in un battibaleno la Serena a perdonare il Carlo, facendo leva sull’argomento che una storia fra quattordicenni che dura da ben due mesi è un rapporto serio destinato a durare per tutta la vita, e non si può buttar via per un paio di corna estemporanee con una sciacquettina, perché poi gli uomini si sa come sono e bisogna imparare a chiudere un occhio, basta che ritornino da te. Il coro greco della classe benedice con canti di gioia la ritrovata armonia amorosa dei suoi due leader, e approfitta della cosa per farsi nuovamente invitare nella villozza del Carlo e tuffarsi in piscina.
Se non che il Carlo, ancorché felicemente rifidanzato, deve avere nel gargarozzo un magone che non gli va giù, perché, stavolta in maniera più accorta, ti seppellisce di bigliettini che vagolano allegramente fra il romantico e il porno, giacché fra il tuo cuore ed il tuo culo è troppo giovane ed ingenuo per capire cosa vorrebbe toccare di più, e prima. Tu che li ricevi, ed hai quattordici anni pure, continui a ridere, ma ti senti anche lusingata, per qual senso di potere che dà, a qualsiasi donna, sapere che un maschio perde le bave per te, soprattutto quanto è ufficialmente insieme ad una tizia che consideri altamente stronza.
Così flirti, ed è divertente scoprire quanto ti venga naturale anche se non lo hai mai fatto prima, perché flirtare deve essere un riflesso pavloviano della specie umana, come il respiro.
La sera della recita di fine anno, quindi, nel retroscena del teatro delle suore, con i genitori tutti schierati in platea a vedere l’immondo, tristissimo spettacolino di cui ovviamente il Carlo è il protagonista, tu sei dietro le quinte, imboscata, che lo aspetti, in un sottoscala dove ti ha dato un appuntamento segretissimo, e lui arriva tutto trafelato e rosso come un pomodoro, un po’ per l’agitazione della recita, un po’ perché vuole darti il primo bacio, importantissimo perché per te sa che è il primo primo, e per lui è il primo dopo quelli dati a Serena, e quindi sempre primo bacio è.
Purtroppo, però, mentre lui è lì che stringe quanto un polipo, con le labbra protese come una ventosa, e tu lo guardi leggermente preoccupata, perché un bacio te lo immaginavi una cosa romantica e non quella roba che lo fa diventare simile a Kermit dei Muppet’s Show, si sente echeggiare dietro, in tutto lo splendore dei suoi decibel, l’urlo di Serena, in caccia del suo Carlo momentaneamente eclissatosi dal suo controllo, e il Carlo prende una tale paura che ti spiaccica labbra e lingua sulle tue, ma, per la fifa, ti spinge anche dentro all’anfratto del sottoscala, e tu cozzi con la testa contro una travetta. Sicchè delle labbra e della lingua e di qualsiasi altra cosa non senti niente, perché senti solo una botta sulla capoccia, e quando ti riprendi sei già sola, perché il Carlo, spaventato a morte, è scappato via. E a te non resta che massaggiarti la testa indolenzita, sospirando per il fatto che tutte, al mondo, si ricordano il loro primo bacio, e te lo ricorderai anche tu per sempre, certo: ma non per il bacio, per il bernoccolo.
E’ un racconto di fantasia, che non descrive persone, situazioni, baci o bernoccoli reali. Però la Lorenza è diventata psicologa e consulente matrimoniale, da grande, eh.
14 sabato gen 2012
Posted in Divagazioni, politica
Tag
bacio la mano, Benedetto XVI, Monti, papa, politica, satira, società
Sono piccoli dettagli di forma, ma contano: Mario Monti, in visita ufficiale da Benedetto XVI, invece che baciare l’anello pontificio ha optato per una civile stretta di mano.
Io un bacio però lo darei a lui, a ‘sto punto.
13 venerdì gen 2012
Posted in Divagazioni, Nordest, Quota rosa
Tag
Quando, per riportare a casa il tuo babbo dopo una settimana in ospedale, sei costretta a fare da guida all’ambulanza e scortarla fin al cancello del tuo condominio, a causa della circolazione folle inventata da un ex assessore e dal suo urbanista di fiducia, che, in pratica, hanno creato per motivi insondabili un anello di sensi unici e viuzze interrotte a metà che solo uno sherpa indigeno riesce a percorrere senza perdere l’orientamento come nel labirinto di Cnosso, nell’ordine ti vengono in mente tutta una serie di pensieri: che sei comunque felice di riportare a casa il babbo; che questo basta a compensarti della fatica e dei disagi e dei casini; che, per quanto incavolata, hai avuto troppo a che fare e ancora nei hai con il dolore ed il male per augurare all’assessore e all’urbanista qualche penoso e fastidioso incidente; ma che, dato che han creato questa riedizione del Labirinto di Cnosso, da classicista, ti senti almeno di sperare che un giorno, percorrendo la circolazione assurda che hanno creato, incrocino un Minotauro veramente incazzato, e nessuna Arianna pietosa a porgergli un filo.
12 giovedì gen 2012
Posted in Uncategorized
Ora ho una rubrica fissa su Valigia Blu.
Grazie ad Arianna Ciccone e a tutto il team.
10 martedì gen 2012
Posted in Divagazioni, Quota rosa
Non ce l’ho con te perché hai un Suv, brutto idiota cerebroleso che mi hai bloccato la macchina per mezz’ora parcheggiando fuori dalle righe e per traverso. Non penso che tu sia cretino perché non sai guidare e nemmeno parcheggiare quello spaventoso inutile catorcio che ti sei comprato per compensare immagino qualche tua carenza affettiva, o più probabilmente fisica. Non ce l’ho con te per la macchina che ti sei comprato e non ti giudico solo da quella, né penso che tutti quelli che hanno una macchina come la tua siano necessariamente stupidi come te.
Che tu guidi un Suv e sia completamente cretino, maleducato, idiota e stronzo è solo una inquietante coincidenza.
08 domenica gen 2012
Posted in Uncategorized
L’ospedale è quello a più alta concentrazione di Presepi dell’universo. Ad ogni angolo che giri, in ogni anfratto di corridoio c’è una natività in agguato. Ogni reparto ha fatto il suo presepio e c’è stato pure un concorso interno per decretare quello migliore. E’ passata l’Epifania ma nessuno accenna a sbaraccarli: forse presidieranno il territorio fino a Pasqua.
Nelle natività e ovunque, però, la Madonna regna sovrana: nei cantoni statue di Madonne, ai muri santini di Madonne, negli angoli degli armadi fotocopie di icone di Madonne bizantine, forse per coprire ricoverati dell’est Europa. Una Maternità ridondante, asfissiante, ossessiva.
La madre fa trascurare un po’ il figlio, che da neonato è caruccio ed in braccio ad una immancabile Madonna, ma poi un po’ meno. Nella stanza di mio padre, per esempio, il crocifisso c’è, ma pende dalla croce sghembo, perché ha un braccio rotto.
Forse quando non è più bambino Gesù conta meno. Oppure lo han ricoverato là e sta ancora aspettando un ortopedico.